Il Tirreno

Livorno

«Spaccio e risse tra i giochi dei bimbi Viviamo nella paura»

di Gianni Tacchi
«Spaccio e risse tra i giochi dei bimbi Viviamo nella paura»

Presidio Usb, abitanti e commercianti: «Più eventi e controlli» E stamani in via Terrazzini dalle ore 10 c’è Caffè Tirreno

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LIVORNO. «Guardi, quelli sono i nuovi giochi per i bambini. Bellini, vero? Ecco, non ci va nessuno. E lo sa il perché? Perché ci stanno gli spacciatori tutto il giorno. E sia chiara una cosa: se c’è qualcuno che vende la droga, soprattutto stranieri, significa che c’è anche chi la compra, e qui rientrano tantissimi livornesi». Francesca Ricci vive da anni in piazza Garibaldi ed è responsabile della CiclOfficina Contropedale, dove i giovani richiedenti asilo riparano biciclette che vengono poi messe all’asta. È in piazza insieme ad altri residenti, ad alcuni commercianti della zona e al sindacato Usb, che ha organizzato un presidio per dimostrare vicinanza alla gente dopo il caos di lunedì scorso. E il suo sguardo si ferma proprio sui giochi per i più piccoli, «simbolo di quello che sta accadendo in questa zona: il Comune e la Regione stanno facendo diverse iniziative lodevoli, ma questo non basta perché serve anche un’organizzazione di controllo del territorio tale da poter contrastare un fenomeno, quello dello spaccio, ormai radicato in questa zona». «Un’altra soluzione - aggiunge Ricci - potrebbe essere quella di una sorta di portineria sociale, un fondo con associazioni, comitati e volontari sempre presenti: sarebbe un segnale forte, una risposta all’emergenza, un modo per controllare il quartiere e ridare la piazza alle famiglie».

CONTROLLI ED EVENTI. Dall’Unione sindacale di base arrivano altre richieste per un maggior controllo del territorio, «perché qui il problema principale è la mancanza di sicurezza», e per aumentare le iniziative e gli eventi, «in modo tale da rianimare un quartiere che oggi è in mano ai delinquenti». «Questa è la zona più problematica della città - evidenzia Adam Klai, che nel sindacato si occupa principalmente delle questioni legate all’immigrazione - e servono misure più repressive per fermare certi fenomeni. Spendere soldi per iniziative, altalene e animazione non basta: qui la gente spaccia a ogni ora e nessun genitore porterebbe suo figlio a giocare in un posto del genere. L’ordinanza antialcol? Di notte era importante per contrastare la vendita delle birre a un euro, adesso serve un altro provvedimento del genere perché i minimarket attirano solo delinquenti». E anche Fabio Conti - altra figura di primo piano dell’Usb, sindacato che segue le problematiche della zona da tempo - sottolinea la necessità sia di controlli che di eventi: «Devono far parte di un percorso preciso affinché i cittadini, le famiglie in particolare, possano riconquistare la piazza. Faccio un esempio: recentemente è stata sistemata l’area intorno alla statua ed è stato costruito un palco per gli spettacoli, ma il verde sta già per sparire e non è ancora stato organizzato un evento. Ecco, in questo siamo carenti. Se ci fossero iniziative quasi tutti i giorni, gli spacciatori andrebbero da un’altra parte. E per creare un ambiente ideale servono anche controlli mirati».

OGGI CAFFÈ TIRRENO. L’esasperazione tocca tutti, dai residenti dell’intero quartiere ai gestori delle baracchine di piazza Garibaldi. E tra questi c’è Eleonora Puntoni, che ha aperto il bar-paninoteca a inizio agosto ed è a contatto con una situazione difficilissima. «Le cose erano leggermente migliorate rispetto alla scorsa estate - sottolinea - ma adesso, tra spaccio e risse, siamo tornati quasi al punto di partenza. I minimarket? Frenano la rinascita del quartiere e rappresentano un doppio problema: intanto attirano spacciatori e malviventi, poi vendono birre a prezzi bassissimi e affossano attività come la mia». Un’emergenza che il Tirreno denuncia da mesi, tanto che oggi saremo nuovamente nella zona per raccogliere altre segnalazioni e altre idee per ripartire: l’appuntamento con la nuova tappa di Caffè Tirreno è alle 10 al circolo Arci #iosono141 di via Terrazzini 31, nelle vicinanze del punto in cui è scoppiata la violenta lite di lunedì scorso, tra via della Pina d’oro e piazza dei Mille. «Questo è un ghetto - chiude Ricci - non c’era durante la seconda guerra mondiale ma c’è oggi. Che vergogna».

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