Sicurezza
«Niente di scontato faremo campagna strada per strada»
Bacci, Romano e Velo aprono la sfida elettorale del Pd Stasera la cena con il ministro della giustizia Orlando
LIVORNO. Si sono presentati insieme nella sede Pd di via Donnini: i renziani Lorenzo Bacci e Andrea Romano, l’orlandiana Silvia Velo. Da qui, ieri, hanno dato il via alla campagna elettorale da candidati livornesi al Parlamento. Il segretario della federazione e sindaco di Collesalvetti è quarto nel listino proporzionale della Camera. Il deputato e direttore di Democratica è nel collegio uninominale per Montecitorio. La sottosegretaria all’ambiente sfiderà le altre forze politiche dalla casella uninominale del maxi collegio del Senato. «La direzione territoriale aveva fatto una rosa di tre nomi», torna a ripetere in apertura Bacci. E quei nomi, chi un modo chi nell’altro, sono tutti in lista: un «segnale di autorevolezza e credibilità del territorio, registrato dai livelli nazionali», rivendica da segretario. «Vogliamo portare avanti una campagna elettorale unitaria», aggiunge subito dopo, annunciando che stasera, sotto il tendone del Divo Demi, ci sarà un appuntamento di quelli che non passano inosservati. Perché alla cena di autofinanziamento del Pd non ci saranno solo i candidati al Parlamento, ma il ministro della giustizia Andrea Orlando, il volto della minoranza interna rimasta scottata dalla composizione delle liste made in Renzi.
«Continueremo con iniziative aperte nei luoghi di lavoro, dove ci sono esigenze concrete», riprende Bacci. Obiettivo: «Essere in contatto con la comunità».
Che per il centrosinistra non c’è più niente di scontato neppure sulla costa lo dice Romano, che annuncia una «campagna di merito», partendo da questo messaggio: «Livorno ha bisogno di una rappresentanza parlamentare di alto profilo» e di «tornare ad essere centrale: chi amministra oggi la città pensa di isolarla dal reso della Toscana, ma è un errore, Livorno non può perdere treno della ripresa». Il suo seggio arriva fino a Campiglia e San Vincenzo: «Faremo campagna strada per strada, non diamo niente per scontato, non si immagini che il voto sia definito dalla tradizione...».
Chi ha «oggettivamente di fronte la battaglia più dura» è Silvia Velo. Lo dice lei: «dal punto di vista logistico», in un collegio che va da Livorno all’Amiata passando per l’Elba («territorio enorme, uno dei collegi più ampi in Italia») e dal punto di vista politico, se si considera la forza del centrodestra soprattutto nel grossetano («sarà una battaglia difficile, si vince o perde per un voto, dipenderà molto da Livorno e provincia»). «Dall’altra parte – ripete – sarà un’esperienza straordinaria che mi consentirà di incontrare un territorio bellissimo. Un territorio che merita di continuare lo sforzo che il governo ha fatto in questi anni insieme alla Regione per farlo uscire dalla crisi». «Per fare questo – ripete – c’è bisogno di rappresentanza in Parlamento, di persone e non di simboli, di competenze e non di personaggi, di chi starà qui e a Roma tutte le settimane per occuparsi del territorio e risolvere i problemi, non solo per denunciarli». Paraldno di ambiente e lavoro, cita tra gli altri il progetto della piattaforma Europa «da finanziare fino in fondo».
Velo, come Romano, lancia prima di tutto la sfida ai 5Se e alla destra (che secondo il direttore di Democratica a Livorno, con la candidatura di Lorenzo Gasperini, ha messo in campo «il suo volto più cupo e reazionario, a cominciare dalle battaglie per i diritti civili»). Ma è schietta e non si nasconde dietro a un dito quando chiede ai colleghi candidati renziani di farsi carico di quella proposta della minoranza Pd tagliata fuori dalle liste: «Ho vissuto con sofferenza quello che è successo, il Pd può dimostrare di essere un partito plurale, ma credo che nelle liste il pluralismo non sia stato rispettato e che un pezzo della storia dei partiti fondatori della sinistra sia stato penalizzato». La dice con una battuta: «Non arrivano a cinque i candidati che vengono dai Ds in questa regione. Non è più il momento delle polemiche, ma di fare campagna elettorale. Resta però ancora un pezzo di quello che è successo tra la nostra gente e per questo, anche con un po’ di disagio, lo dico oggi...». E conclude: «Il Pd con la mia elezione può continuare ad essere un partito plurale in cui nessuna tradizione si senta mortificata».
(j.g.)
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