Gioco
«Abusi edilizi a Jhonny Paranza», il Comune: il chiosco va demolito
Livoro, battaglia legale tra il titolare della friggitoria in piazza Mazzini e l’amministrazione. Dopo il ricorso, il Tar ha sospeso l’abbattimento e rinviato la decisione a ottobre
LIVORNO . Il fritto misto più famoso di Livorno finisce in Tribunale. E il risultato – non poteva essere altrimenti – è un piatto con tanti ingredienti diversi: un’attività commerciale che funziona, un’amministrazione convinta delle sue ragioni, atti controversi, paradossi progettuali, uno stuolo di avvocati al lavoro e l’ombra di qualche veleno politico.
Al centro della battaglia legal-culinaria tre presunti abusi edilizi che il Comune di Livorno contesta (per la seconda volta in otto anni) a “Jhonny Paranza”, il chiosco nel cuore di piazza Mazzini diventato un punto di riferimento mangereccio e di incontro per livornesi e turisti.
LE CONTESTAZIONI. L’ultimo capitolo della querelle inizia il primo settembre dello scorso anno quando Davide Baldi, imprenditore e rappresentante della società proprietaria del chiosco, riceve un atto firmato dal dirigente del settore sviluppo del territorio del Comune. Nel documento l’amministrazione intima alla proprietà «la demolizione, entro novanta giorni, delle opere abusive realizzate su un’area comunale». Nello specifico si tratta della struttura principale, vale a dire la baracchina in vetro, legno e alluminio di circa venticinque metri quadrati all’intero della quale sono allestite sia la cucina che il bancone, un piccolo manufatto esterno in legno e muratura e la cabina elettrica dalla quale passano le utenze. Il motivo, detto in soldoni: il chiosco non è nel piano regolatore e dunque per il Comune è un abuso bello e buono. Un ordine che di fatto avrebbe costretto la friggitoria a chiudere, forse per sempre.
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LA REAZIONE. La prima reazione del titolare, figlio dell’ex assessore Ds e Pd Alfio Baldi, è stata quella di trovarsi dentro un film già visto. Nel 2010, infatti, la precedente amministrazione Pd, si era già mossa per vie legali dopo la richiesta di sanatoria presentata dal ristoratore e rigettata dallo stesso Comune. E allora ecco che non resta altra strada che quella legale. Così parte una richiesta al Tribunale amministrativo di Firenze da parte degli avvocati del commerciante per l’annullamento o la sospensione del provvedimento. Risultato? Il 16 gennaio scorso la terza sezione del Tar, presieduta dalla giudice Rosaria Trizzino ha accolto la richiesta dei legali di “Jhonny Paranza” e sospeso – per adesso – la richiesta di abbattimento della struttura fissando la trattazione della vicenda nel merito per il 30 ottobre prossimo.
IL TITOLARE. «Ormai – spiega Baldi – la prendo con filosofia. Reputo la mia attività un’eccellenza in città. E quando ho saputo la notizia ho pensato: almeno la stagione estiva è salva, poi vedremo. Anche perché la cosa che ha stupito me e i miei legali è che sempre davanti al Tar è in sospeso la decisione che riguarda la richiesta di sanatoria». Ecco perché a pensar male, questa nuova contestazione poteva avere il sapore di una vendetta politica tra vecchia e nuova amministrazione nei confronti del figlio dell’ex assessore. «Non credo a queste cose – replica Baldi sorridendo – anche perché il contenzioso è iniziato anni fa. L’aspetto davvero paradossale è che tutto quello che abbiamo fatto lo abbiamo fatto, sempre, in accordo con il Comune e lo stesso Comune ci contesta delle irregolarità».
Al di là della parte in causa che alla fine avrà ragione, c’è un punto di questa storia che fa sorridere ed è allegata agli atti. Nel progetto di riqualificazione di Porta a Mare, infatti, l’allora responsabile del procedimento scrive. «Al termine dei lavori previsti dal progetto sarà restituita una piastra con i sottoservizi in cui sarà possibile ripristinare le attività commerciali interrotte». E infatti la ditta che per conto del Comune ha effettuato i lavori ha costruito i due manufatti che ora l’amministrazione obbliga la proprietà a demolire. Insomma, più che un fritto una mezza frittata.
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