Il Tirreno

Livorno

La discarica dei Macelli, uno scempio nel cuore della Venezia

di Francesca Suggi
La discarica dei Macelli, uno scempio nel cuore della Venezia

Livorno, ecco come è oggi la struttura comunale. L’appello dei residenti: pulitela

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LIVORNO. Case con vista sulla discarica di proprietà comunale. Ormai è diventato un incubo per i residenti quell’area nel cuore della Venezia. Sono ridotti così, oggi, gli ex Macelli. Dalla finestra di uno dei palazzi di via degli Ammazzatoi lo spettacolo è desolante. «Da quando è stato messo sotto sequestro non è cambiato niente, anzi la situazione è solo peggiorata perché uno dei tetti delle strutture è crollato qualche tempo fa. Così è uno scempio», a raccontare la situazione è Annalisa Bertoli. La psicoterapeuta ben conosce la situazione. Dalla casa vede qualunque movimento accada là sotto. E ce lo racconta a Caffè Tirreno, lei come altri, nella nostra tappa nel quartiere, ospitati dalla caffetteria Madiba di via della Madonna. Un ritorno per noi, a distanza di 14 mesi, per capire che cosa è cambiato rispetto alle segnalazioni e alle criticità fatte da residenti e commercianti nel novembre 2016.

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DOPO IL SEQUESTRO NIENTE E’ CAMBIATO. Lei, come altri vicini nella sua stessa situazione, sono stati il motore che nell’estate scorsa ha fatto scattare la polizia municipale: dopo un sopralluogo effettuato nel luglio scorso infatti, i vigili urbani avevano disposto il sequestro di quell’area circondata da mura storiche, utilizzata da troppe mani come discarica: il pubblici macelli, infatti, furono realizzati all’interno del Forte San Pietro. Una struttura che a Livorno ha un grande valore storico. Una storia lunga oltre tre secoli quella del Forte San Pietro d'Alcantara, nato come baluardo difensivo, trasformato poi in semplice cinta muraria e divenuto sede dei Pubblici Macelli nel 1889. Tutto cominciò, come riportano gli storici, nel 1682, quando il Granduca di Toscana Cosimo III ordinò la costruzione di un baluardo sul lato settentrionale della città di Livorno. Durante la Seconda Guerra Mondiale numerose furono le parti bombardate, poi ricostruite, nell'ultimo cinquantennio, a più riprese. I macelli, di fatto, chiusero nel 1996. «Dal sequestro di quest’estate niente è cambiato: ci sono sempre cumuli di rifiuti di ogni tipo, tra cui barche, cartelli stradali, montagne di materiali da cantiere. In soldoni tanta sporcizia che porta una situazione dal punto di vista igienico molto precaria», continua Bertoli.

UNA ZONA DA RIQUALIFICARE. Nella quotidianità di chi abita in via degli Ammazzatoi c’è anche questo: capita che ogni tanto i panni stesi caschino giù. Esattamente dentro il perimetro dei vecchi Macelli. «A quel punto scendo e suono alla signora che abita là dentro, c’è un’abitazione, forze del vecchio guardiano: lei mi apre e io riprendo quel che mi è caduto», racconta.

Da più parti si chiede che, finalmente, il Comune recuperi l’area. Per il bene del quartiere. E per il suo bello, considerata la posizione centrale. «Potrebbero convertire l’area in qualsiasi cosa, basta che torni a vivere, che sia valorizzata: non ha senso tenerla in questo modo, senza contare che le nostre case così perdono anche di valore», è il pensiero di tanti.

TRA BARCHE E CUMULI DI MACERIE. Le foto parlano da sole. Ci sono barche “spiaggiate” là dentro - erano quelle ormeggiate abusivamente allo scoglio della Regina e rimosse lo scorso giugno in occasione dell’inaugurazione del Polo Tecnologico -. Ci sono cartelli stradali. Ci sono elettrodomestici, montagne di infissi, una vasca da bagno. C’è di tutto in quella discarica abusiva di proprietà comunale, senza contare la vegetazione che regna in tante parti e il degrado delle strutture che stanno, in parte, cadendo a pezzi.

A QUANDO LA PULIZIA?

Ci facciamo da tramite tra i residenti e la polizia municipale. Entro febbraio gli agenti consegneranno la relazione finale sulla questione alla Procura. La relazione racconterà nei dettagli la provenienza di quell’ammasso di oggetti, quali sono state le mani che negli anni hanno contribuito alla discarica abusiva nel cuore della Venezia. L’obiettivo è quello di chiedere il dissequestro delle cinque aree interne offlimits per cercare di farle ripulire entro la primavera.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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