Il Tirreno

Livorno

Casa della Salute all'Ipercoop: «Cento ambulatori palestra e dentisti in 2500 metri quadri»

Giulio Corsi
Casa della Salute all'Ipercoop: «Cento ambulatori palestra e dentisti in 2500 metri quadri»

Livorno, ecco il progetto raccontato dal direttore dei distretti Asl Giustarini

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Carlo Giustarini, già direttore sanitario dell’Asl 6 e ora responsabile dei distretti sanitari livornesi: conferma il progetto annunciato dal Tirreno di creare una casa della salute negli spazi lasciati liberi dall’Ipercoop?

«Sì, esiste un'intesa, ancora non formalizzata, tra l’Asl, il Comune e Igd, per dedicare una parte degli spazi che si renderanno disponibili a seguito della riorganizzazione dell'ipermercato, alla realizzazione di una Unità di Cure Complesse Primarie con annessa Casa della Salute di livello complesso».

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A che punto è l’iter?

«Sono in corso approfondimenti tecnici congiunti e si sta lavorando ad un progetto di massima sulla base degli spazi che saranno possibili».

Ipercoop lascerà liberi circa 4000 metri quadrati degli 8500 che attualmente occupa. Quanti saranno utilizzati dalla casa della salute?

«Tra i 2000 e i 2500 metri quadri».

Ci sarà da cambiare la destinazione d’uso: quell’area nasce per essere un ipermercato...

«Saranno adottate le soluzioni tecniche necessarie ai fini della destinazione sanitaria per avere l'accreditamento della struttura, che seppur nata per altri scopi, ben si presta alla trasformazione grazie a soluzioni ingegneristiche innovative, funzionali ed esteticamente gradevoli».

L’assenza di finestre non la ritiene un problema?

«No: si faranno i pozzi di luce dal tetto e la luce arriverà nei locali. Accade con i grattacieli, non si può fare in un capannone?».

E l’aerazione necessaria per rendere salubri gli ambienti?

«Il microclima si farà con l’area condizionata».

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Parla come se il progetto fosse molto avanti...

«Il mio è un mandato esplorativo, lavoro a costruire un’intesa. Ma sarà il direttore generale dell’Asl a decidere, d’intesa col sindaco».

L’idea di realizzare questa struttura dentro l’Ipercoop a chi è venuta?

«È un’idea che arriva dal sindaco Nogarin, che ha trovato sponda in Unicoop e Igd. Io mi sono trovato d’accordo e il dg De Lauretis mi ha dato mandato di andare avanti e vedere come potrà svilupparsi il progetto».

Quanto costerà realizzare la casa della salute? E chi pagherà?

«I costi ancora non sono stati discussi. La realizzazione spetta a Igd. Loro sono in grado di fornirci l’immobile trasformato per le nostre necessità a dicembre di quest’anno».

Vuol dire che l’inaugurazione potrebbe essere questione di mesi?

«I loro cantieri operano di notte, non hanno i tempi del pubblico per affidare i lavori. Tra dicembre 2018 e gennaio 2019 potremmo essere operativi. Lo trovo stratosferico».

Torniamo ai costi: Igd sosterrà i lavori ma poi li riverserà sull’affitto...

«Dovrà esserci un tavolo in cui si siedono i soggetti coinvolti. Le spese dell’affitto saranno sostenute dall’Asl, ma dovrà essere chiarito se il Comune comparteciperà come fa il Comune di Collesalvetti a Stagno, dove a maggio andremo ad aprire una Casa della Salute di primo livello in una struttura molto valida».

Non era più conveniente puntare su un immobile già di proprietà dell’Asl tipo via del Mare o il poliambulatorio, due sedi dove la casa della salute tra l’altro è prevista?

«Guardi, eccezion fatta per il centro di Salviano, le altre sedi versano in condizioni decisamente non ottimali: per alcune di essi, come via del Mare e il Poliambulatorio sono in atto processi di ristrutturazione che vedranno quest’anno l'avvio di cantieri per i quali serviranno almeno una trentina di mesi dall'inizio lavori. Anche l'ipotesi di realizzare in via Fratelli Gigli una nuova sede del centro socio-sanitario di Fiorentina, secondo l'intelligente progetto della direzione Calamai del 2010, rimasto purtroppo impigliato nell'accordo di programma per il nuovo ospedale, ammesso che si riuscisse a farla decollare, non giungerebbe a realizzazione prima di tre anni».

Dunque per lei la casa della salute alle Fonti del Corallo è un’opportunità da prendere al volo?

«Avere operativa alla fine del 2018 una struttura di questo genere, baricentrica, grande, strategica, che diventi il fulcro dell'organizzazione dell'assistenza territoriale a Livorno e che sarebbe unica per dimensioni in tutta la Toscana, rappresenta un’occasione irripetibile e imperdibile per alzare finalmente il livello delle strutture sanitarie nel livornese».

Sa bene che i medici di famiglia hanno palesato le loro perplessità...

«Le unità di Cure Complesse Primarie e le Case della Salute non sono una ricetta dell'Artusi, che qualcuno vuol provare per vedere come viene. La deliberazione della giunta regionale 117/2015, ultimo atto in ordine di tempo sul tema, dice tutto chiaramente: cosa sono, dove si fanno, perché si fanno, chi ci lavora. Dunque il momento attuale non è di pensiero, di discettazioni più o meno dotte sulla filosofia del modello, ma di azione in cui tutti i soggetti coinvolti sono chiamati per legge nel rispetto dei contratti di lavoro, delle convenzioni e degli integrativi regionali, ad arrotolarsi le maniche e lavorare per realizzare quanto previsto».

Ma molti medici hanno già detto che non sposteranno i loro ambulatori dal centro: è un segnale chiaro.

«Nessuno chiede di lasciare i propri ambulatori, ma in quota parte per la medicina di iniziativa devono venire, sono tenuti a farlo. Hanno due scelte: una è trasferirsi armi e bagagli, l’altra è fare solo la medicina d’iniziativa che gli compete. Da questo punto di vista, nella riunione che ho fatto con i loro coordinatori lunedì scorso ho ricordato che loro sono Usl, sono dentro il sistema non liberi professionisti».

Sarebbe un cambio di abitudini anche per i pazienti. Lei la definisce baricentrica ma Porta a Terra non è dietro l’angolo.

«Sono 15 anni che migliaia di livornesi ci fanno la spesa. L’Ipercoop mi sembra decisamente centrale e per di più è dotata di parcheggi. Ripeto, io credo che sia un’opportunità anche in prospettiva: penso soprattutto ai giovani medici di medicina generale che a breve rimpiazzeranno integralmente la generazione dei vecchi alla quale purtroppo anagraficamente appartengo. Per loro, giovani e tecnologicamente avanzati, poter lavorare in gruppo multiprofessionale, con servizi di diagnostica e specialistiche disponibili nella stessa struttura, per orari estesi, in compresenza con la continuità assistenziale, rispondendo come primo soccorso alle necessità clinicamente più semplici, sarà lo stesso standard di lavoro che per noi, vecchi e spesso tecnologicamente poco esperti, è stato il proprio personale rassicurante ambulatorio sotto casa o il reparto ospedaliero tradizionale».

La medicina d’iniziativa sarà una rivoluzione nell’approccio col paziente...

«Finisce la prospettiva della medicina ottocentesca che aspetta il paziente che viene quando ne ha bisogno, con il cappello in mano e più o meno paternalisticamente si occupa di lui, e nasce la prospettiva nuova di una medicina che ti viene a cercare - appunto la sanità di iniziativa -, e che ti tiene collegato controllandoti nel tempo perché le tue malattie croniche siano mantenute in condizioni di stabilità e producano meno danni possibile, riducendo le tue sofferenze, facendo appropriatezza, evitando i ricoveri inutili in ospedale e riducendo gli intasamenti del Pronto Soccorso».

Per quanti medici di famiglia ci sarà spazio?

«Per una settantina, l’equivalente di due Aft (le aggregazioni dei medici in città, ndr)».

E quanti crede che ne andranno?

«Non lo so. Io se fossi un giovane dottore c’andrei. Chi non vuol metterci l’ambulatorio può farlo, poi dovrà spiegarlo ai suoi pazienti. A Empoli, dove 12 anni fa ha aperto una struttura così dentro il centro commerciale della Coop, all’inizio i medici erano tiepidi, poi hanno finito per fare le corse. A Parma ce ne sono due come questa. Tra l’altro questo progetto non è nuovo: anni fa, sotto la direzione Porfido, dovevamo farlo dentro la Coop della Rosa. Poi il progetto si fermò».

L’Asl ribalterà parte dei costi sui medici di base?

«Per la parte di medicina di iniziativa non deve ribaltare costi ma mettergli a disposizione spazi e infermieri. Per chi invece mette lì il proprio ambulatorio allora può darsi che gli venga chiesto una quota di compartecipazione».

Lei sa che 25 medici di base un anno fa avevano proposto all’azienda la realizzazione della prima casa della salute privata all’Attias...

«Certo, e non c’è alcuna preclusione da parte nostra a ciò che è consentito dalla legge. La priorità però ora è aprire la nostra. Dopo si valuteranno le altre...».

Cosa ci sarà dentro la casa della salute all’Ipercoop?

«Sarà enorme, io vorrei metterci dentro il più possibile. Dunque sportelli amministrativi, Cup, prelievi, servizio sociale del Comune, medici di famiglia, medicina di iniziativa, guardie mediche, punto di primo soccorso per i codici bianchi, ambulatori diagnostici e specialistici. Si dovrebbe aprire alla telemedicina con col medico di base che fa l’ecografia e il radiologo che la vede dall’ospedale evitando di congestionare l’ospedale. Poi una piccola palestra per l’attività fisica adattata. Ci si potrebbero portare i dentisti del servizio pubblico».

Quanti ambulatori ci saranno?

«Almeno un centinaio».

I distretti attuali perderanno funzioni o servizi?

«No. Si amplierà l’offerta. Bisogna capire che l’operazione nasce nell'esclusivo interesse dei cittadini livornesi».

La casa della salute resterà aperta 18 ore al giorno, mentre la galleria Fonti del Corallo ha un orario di apertura di 12 ore.

«Non sarà un problema: gli accessi saranno diversi».
 

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