Il Tirreno

Livorno

Addio a Graziella, la mamma dei livornesi

Gian Ugo Berti
Addio a Graziella, la mamma dei livornesi

Livorno, si è spenta la storica ostetrica Paris: aveva 82 anni. Ex colleghi e medici: «Era un punto di riferimento»

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LIVORNO. Graziella Paris era conosciuta come la “mamma dei livornesi”. In quasi quarant’anni trascorsi nel reparto di Ostetricia del nostro ospedale, prima al terzo padiglione e poi nel palazzo dell’amministrazione con i primari Pardini, Cilotti e Baisi, è stata probabilmente quella che ha assistito al maggior numero di parti. Si è spenta nel tardo pomeriggio di domenica scorsa a causa di una tremenda malattia, contro la quale lottava da alcuni mesi: aveva 82 anni.

«L’originale, ma calzante appellativo – ricorda Antonella Perini, sua allieva fin dai tempi della scuola per infermieri – le venne affettuosamente dato nel giorno del suo pensionamento, 19 anni fa, a testimonianza di una vita intera dedicata al lavoro. Una persona dotata di una umanità e di una professionalità uniche». «Ricordo – aggiunge – che al termine di un travaglio piuttosto difficile, stringendo al petto il proprio bambino, una mamma disse: “La ringrazio, soprattutto perché mi ha dato così tanta sicurezza e serenità che non ho sentito alcun dolore”. Sì, perché una sua caratteristica è sempre stata quella di sorridere e creare buonumore anche nei momenti critici. Era capace di infondere allegria e coraggio alle partorienti. E molte di loro, nel giorno del commiato, sono venute a salutarla. I suoi preziosi insegnamenti hanno accompagnato il lavoro di tante ostetriche». Che ieri pomeriggio, al funerale celebrato nella sua abitazione, hanno portato i loro saluti alla sua famiglia, distrutta e a pezzi per la perdita di «un vero e proprio punto di riferimento per tutti».

Paris, che aveva perso il marito Alberto Huber e sarà sepolta accanto a lui al cimitero della Purificazione di Ardenza, lascia i figli Andrea, Alessandro e Adriano, le nuore Serenella e Michela («mi ha fatto nascere proprio lei», ricorda oggi in lacrime) e il nipotino Alberto. «Per noi giovani medici - rammenta il ginecologo Ettore Simoncini - entrare con lei in sala parto rappresentava una vera e propria sicurezza. Guardavamo ed imparavamo. Abbiamo sempre seguito i suoi consigli. Non la dimenticheremo mai».

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