Gioco
Sport e disabilità gli studenti campioni di vita
Ai 4 Mori gli atleti paralimpici Tapia e Contrafatto si raccontano con la regia di Andrea Lucchetta
LIVORNO. «Io mi sento super abile - sentenzia Monica Contrafatto (argento sui 100 metri categoria amputati ai Mondiali di Londra 2017 e bronzo a Rio 2016) - semplicemente perché sono riuscita a superare le mie avversità». Parole sante. Poche, ma di una sostanza disarmante. Frasi che fanno bene all’umanità e nella fattispecie alle generazioni future, presenti ieri mattina al cineteatro 4 Mori per la terza e ultima tappa del progetto #Campionidivita promosso da Ap Communication insieme ad Eni, in collaborazione con la Fispes - Federazione Italiana Sport Paralimpici e Sperimentali.
Sullo storico palco labronico, oltre alla Contrafatto, Oney Tapia - argento alle Paralimpiadi di Rio 2016 nel lancio del disco per non vedenti - e Andrea Lucchetta, campione del mondo con la nazionale di volley ribattezzata “Generazione di Fenomeni”, nella doppia veste di ex atleta e moderato.
«Qualunque sia la disciplina che si sceglie, per passione o per predisposizione, si trasforma in valore se oltre a viverla e a praticarla si riesce a raccontarla - spiega Lucchetta - l’animazione sportiva fatta in palestra, dentro un campo da gioco, un palazzetto o un teatro come avviene oggi (ieri, ndr) non è altro che un punto di contatto più rapido e coinvolgente per trasmettere ai giovani i valori che conducono al conseguimento dell’obiettivo e non necessariamente alla vittoria, ossia la determinazione, la passione, il rispetto per la propria vita e per quella degli altri, il senso d’integrazione e solidarietà».
Al centro del dibattito la parola “sport” intesa come valore educativo: Tapia e Contrafatto, incalzati dalle domande di Lucchetta e dalla partecipazione attiva dei giovani alunni delle scuole superiori livornesi, hanno raccontato le loro esperienze mostrando emozione e orgoglio, non soltanto per i risultati ottenuti, ma per la motivazione e i valori che hanno contraddistinto da sempre le loro personalità.
Tanti gli studenti protagonisti che hanno ascoltato con interesse le testimonianze i due atleti paralimpici. L’obiettivo dell’iniziativa è centrato: far comprendere come la diversità possa trasformarsi da limite a potenzialità, grazie a valori e a motivazioni che superano il talento e rendono qualunque vittoria un po’ più “speciale”
«L’attività sportiva - dice Oney Tapia - mi ha sempre aiutato a sentirmi in equilibrio, ad essere più forte e più autonomo in ogni circostanza. Dopo l’incidente che mi ha fatto perdere la vista, volevo continuare a vivere una vita piena. E l’opportunità l’ho raccolta grazie alla mia passione di sempre, lo sport, da cui ho ereditato la grinta che oggi mi fa sopravvivere nel quotidiano. Ognuno di noi, se ce la mette tutta, scoprirà di essere capace di cose incredibili: con la forza di volontà, con l'ottimismo e il coraggio si possono inseguire un sacco di sogni e arrivare dappertutto». Sulla stessa lunghezza d’onda la medagliata a Rio 2016: «Lo sport mi ha aiutato molto a livello psicologico - racconta Monica Contrafatto - permesso di superare ostacoli emotivi e ancora oggi è uno strumento di grande utilità per relazionarmi con chi vede nella disabilità una specie di limite. La disabilità va oltre un arto amputato o un problema di natura fisica e con l’attività sportiva essa diventa un messaggio d’integrazione . Se io senza gamba posso farcela, perché non dovrebbero farcela tutti gli altri? Lo sport è vita e sofferenza. Se mi sento un esempio? Tutti lo siamo».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
