Il Tirreno

Livorno

Ipercoop inizia a svuotare, ma i medici sono perplessi

di Giulio Corsi
Ipercoop inizia a svuotare, ma i medici sono perplessi

Livorno: l’Asl annuncia ai dottori il progetto del maxi-poliambulatorio a Fonti del Corallo. In pochi si dicono disposti a trasferire il proprio studio: «Stiamo vicini ai pazienti»

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LIVORNO. Non sono molti, ad ora, i medici di famiglia che sembrano disposti a trasferire il proprio ambulatorio all’Ipercoop.

Lì, come anticipato dal Tirreno la scorsa settimana, Asl e Comune hanno progettato di creare la prima casa della salute di Livorno. Utilizzando gli spazi che l’ipermercato lascerà liberi a partire dai prossimi mesi.

Già in questi giorni, come si vede bene dalla foto, gli scaffali dell’elettronica hanno iniziato a svuotarsi. Coop ha in programma di dimezzare la sua presenza alle Fonti del Corallo, eliminando la maggiorparte dei reparti non alimentari. Resterà vuota così un’area di circa 4000 metri quadrati, buona parte della quale potrebbe trasformarsi in casa della salute: un maxi-poliambulatorio aperto 16-18 ore al giorno all’interno del quale dovrebbero trovare sede servizi di prenotazione di visite ed esami, prelievi, sportelli amministrativi, ma anche un punto di primo soccorso per i codici bianchi e celesti, ambulatori specialistici dotati di ecografi e altre apparecchiature diagnostiche. E poi gli studi dei medici di famiglia che volessero aderire.

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Lunedì scorso Carlo Giustarini, responsabile dei servizi territoriali dell’Asl, ha incontrato in viale Alfieri i coordinatori dei medici di base per informarli del progetto e coinvolgerli. Nella consapevolezza che la loro adesione o meno a lavorare all’interno della casa della salute di Porta a Terra, decreterà buona parte del successo o dell’insuccesso dell’iniziativa.

La risposta per adesso è stata tiepida. «Il trasferimento dei nostri ambulatori è prematuro e i pazienti non lo accetterebbero volentieri», chiarisce Giulio Rosellini, uno dei coordinatori dei medici di base. «Questa - aggiunge - non è una chiusura alla casa della salute e alla nostra collaborazione, ma un’altolà agli spostamenti degli studi».

«Una cosa - dice Rosellini - è la casa della salute di Stagno, dove è razionale che confluiscano gli ambulatori di medici che si trovano a 500 metri di distanza. Il loro spostamento non comporta alcun disagio all’utenza. Ma in città è diverso, il paziente non sarebbe contento, è fondamentale lasciare la capillarità degli ambulatori sul territorio».

Rosellini apre però ad una presenza dei medici di base nella casa della salute: «Per la medicina di iniziativa è un’opportunità che dovremo cogliere. Per il resto stiamo attenti a non fare un “distrettone” come era via Ernesto Rossi».

«Io di certo non mi sposto - commenta Enrico Bianchi, vicepresidente dell’Ars, tra i medici più noti in città -. Da 40 sono all’Attias, i miei pazienti abitano lì e non ci penso nemmeno a mollare l’ambulatorio per andare da un’altra parte, in un posto irraggiungibile per molti. E poi, mi chiedo: ma dove sono le finestre? A noi la legge impone di averle. Alla Coop non vale?».

Perplesso anche Pasquale Cognetta, segretario della Fimmg, il sindacato dei medici di base: «L’Asl non ci ha neanche coinvolti e informati. L’abbiamo appreso dal giornale. Abbiamo dubbi sulla sede, che non è centrale, sembra complicato che gli anziani possano farsi visitare lì. E la struttura non sembra adatta per un’attività medica».

L’unico che apre è Daniele Tornar, anche lui coordinatore dei medici di famiglia: «E’ un luogo dove si potrà fare molto bene la medicina di iniziativa, che prevede la prevenzione di malattie come diabete, scompenso cardiaco, broncopatia cronica. Non perdiamo questa occasione. Poi se ci sono medici che faranno lì l’ambulatorio, parzialmente o totalmente lo vedremo. Di certo non sarà un esodo. Ma è un’opportunità».
 

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