Il Tirreno

Livorno

Zuffa tra sindacalisti, l’Asl sospende la riunione

di Giulio Corsi
Zuffa tra sindacalisti, l’Asl sospende la riunione

Livorno, Ferrucci (Fials) si scaglia contro Menicucci e viene bloccato da cinque persone. L’esponente Cgil: «Mi ha minacciato di morte». La replica: «Sono tutte balle»

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LIVORNO. Martedì 16 gennaio, pomeriggio. In via Cocchi, a Pisa, sede legale dell’Asl è in corso un tavolo sindacale per discutere dell’apertura domenicale del centro trasfusionale di Livorno. Per l’azienda ci sono tra gli altri la dirigente Francesca Mignoni nelle vesti di capo delegazione e Piero Palla, responsabile dell'area della medicina trasfusionale di tutta l’Asl, nonché primario in viale Alfieri. Dall’altra parte una quindicina di sindacalisti delle varie sigle. Ad un certo punto prende la parola Elisabetta Battistoni, della Cgil Funzione Pubblica di Lucca. Il suo intervento però non piace al segretario livornese del Fials, Massimo Ferrucci. Che la interrompe in malomodo. Interviene Marco Menicucci, anche lui livornese, coordinatore della Fp Cgil per tutta l’Asl Nord Ovest. Menicucci difende la collega: «Non devi offendere», dice al numero uno del Fials.

Da lì, nel salone, iniziano dieci minuti di delirio, che vengono raccontati dalle parti in maniera diversa. Ma che vedono Ferrucci trattenuto a stento da quattro o cinque persone mentre cerca di scagliarsi contro Menicucci. Quest’ultimo invitato a lasciare la sala dal primario Palla in modo da stemperare gli animi. Urla, offese. Addirittura minacce di morte. Alla fine inevitabile arriva la decisione della Mignoni di sospendere l’incontro come un arbitro di calcio dopo una rissa su un campetto di Terza Categoria. Solo che qui eravamo in un consesso pubblico, a discutere di sanità e salute dei cittadini...

«Quando ho difeso la mia collega, Ferrucci mi ha offeso ripetutamente dicendomi che non capivo nulla, ma con ben altre espressioni - racconta Menicucci -. Non era la prima volta che accadeva. Ho risposto che in passato avevo abbozzato ma stavolta avrebbe trovato pane per i suoi denti. Lui ha dato in escandescenza, si è alzato, ha provato a venirmi contro, l’hanno trattenuto. Io sono rimasto seduto due file dietro, mentre lui continuava il suo show. La cosa che mi ha ferito di più sono state le minacce: “So dove stai di casa, vengo e ti sparo in fronte”, mi ha detto. Quelle parole mi rimbombano ancora in testa».

Menicucci ha scritto all’azienda. «L’Asl deve garantire un rapporto civile. I toni si alzano spesso, è normale, ma non deve mai venir meno il rispetto». È per questo che la Cgil, ma anche la Cisl e la Uil per il futuro hanno chiesto al dg Maria Teresa De Lauretis tavoli sindacali separati. Da un lato i confederali, dall’altro il Fials. D’altra parte l’episodio della scorsa settimana è stato solo il più eclatante di una guerra sindacale dentro l’Asl ormai quotidiana e sempre più aspra.

«La modalità di comportamento di questo dirigente sindacale negli anni non hanno consentito di poter portare i risultati dovuti ai lavoratori - accusa Giovanni Golino, segretario della Fp Cgil, riferendosi a Ferrucci -. Questa costante aggressione nei confronti delle altre parti sindacali non ha fatto che produrre divisione nei lavoratori e questo indebolimento lo vediamo tutti i giorni nelle condizioni dei dipendenti ex Asl 6 (le peggiori di tutta l’Asl nel territorio dove il Fials è il più forte, ndr)».

Ieri Francesco Redini, segretario della Funzione Pubblica Cisl, ha appeso una serie di volantini nei corridoi dell’ospedale, portando alla luce del sole i fatti di via Cocchi, che nei giorni scorsi giravano come rumors più o meno accreditati: «La Cisl di Livorno condanna con forza gli episodi di violenza verbale e fisica accaduti durante la riunione del 16 gennaio». Anche Redini era presente alla riunione e conferma la versione del collega Cgil: «Menicucci gli ha detto scherzando che se avesse continuato gli avrebbe dato una seggiolata, Ferrucci per risposta voleva saltargli addosso. Gli ha detto che gli avrebbe sparato, che sapeva dove abitava. Ogni azione è valida, ma non l’uso della violenza».

Il segretario del Fials però nega di aver mai offeso e tantomeno minacciato qualcuno: «Intanto non è vero che la riunione è stata sospesa, doveva terminare alle 17.30 e per questo è finita. Se le altre sigle parlano di sospensione sono emerite balle - è la versione di Ferrucci -. Io ho espresso le mie opinioni con il mio tono e il mio modo. Altri vanno in sacrestia, usano metodi preteschi, io no. Ma la violenza è altra: è quella del sindacalista della Cisl che prende la fascia economica e non è a lavorare. Lui si deve vergognare: uno che firma un contratto escludendo 1300 lavoratori ma per sè prende la fascia. Riluttante. Questa è violenza. Il resto è normale scambio di opinioni». Sulla zuffa Ferrucci ammette: «È vero, mi hanno trattenuto. D’altra parte quando uno ti dice che ti aspetta fuori cosa devi fare? Andarci... Ma sono un galantuomo, non ho mai offeso qualcuno nelle riunioni sindacali né minacciato. Casomai le minacce sono state fatte da altri. Il problema è tra me e Menicucci: non ha rilevanza sindacale. Questa storia mi induce a riflettere: è chiaramente una provocazione indotta per una finalità sindacale».

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