Gioco
«Un evento unico, corrette le procedure della Protezione civile»
Il sindaco ribadisce davanti alla commissione d’inchiesta che la struttura dei soccorsi non è stata depotenziata
LIVORNO. «Qualcosa è andato nel modo sbagliato, non per carenze, ma per una serie di combinazioni e per un evento che è stato unico». E ancora. «Sottovalutazione? Credo di no. Dai dati che avevamo in mano abbiamo attivato i monitoraggi che dimostrano come abbiamo seguito le procedure: è l'evento che ha avuto una violenza tale e una rapidità maggiore rispetto a quello che ci aspettavamo». Parole di Filippo Nogarin che si è presentato ieri in commissione di indagine armato del suo computer portatile, ripercorrendo meticolosamente attraverso la proiezione di slide dei documenti ufficiali di Regione, Lamma, protezione civile e quant'altro i dati già ampiamente noti, su quello che purtroppo è accaduto la notte della tragedia del 9 e 10 settembre (dove hanno improvvisamente trovato la morte 8 persone). Illustrando le slide con le precipitazioni di quella sera, Nogarin ha spiegato come il centro funzionale secondo quanto era nelle previsioni abbia emesso 13 bollettini meteorologici, a partire dal primo nel pomeriggio del sabato.
«La sera in cui stava scattando il codice arancione era ancora in vigore il codice giallo», ha aggiunto il sindaco che poi ha ribadito come la protezione civile di concerto con lui avesse fissato il Coc alle 7.30 della domenica, visto che la fase di picco era attesa dalle 10.30 del giorno 10. Già perché secondo quanto ha ripetuto Nogarin, solo con il bollettino regionale delle 23.08 cioè, si entra nel codice arancione: «Tra l'altro l'impulso che va dalle 23 alle 1.30 non tocca Livorno, ma ciò che andrà a colpire la città tragicamente si scatena dalle 2 alle 2.30». Tutto questo afferma il sindaco, per far capire come si è concentrato tutto in un unico evento, con la protezione civile che ha seguito tutte le procedure previste. Poi la difesa a spada tratta della macrostruttura, che ha rivendicato, innescata da una domanda di Marco Cannito (Città Diversa), perché la legge regionale del 2015 avoca a sé tutto ciò che è compreso nella difesa del suolo. Così come ha rispedito al mittente le accuse di aver smembrato la protezione civile: sono 22 i tecnici che nel 2017 sono reperibili (e percepiscono l'indennità) e fanno parte della protezione civile, oltre all'unità di crisi composta da diversi dirigenti.
Difesa anche la scelta di accorpare l'ufficio alla polizia municipale, "come accade nel 57% dei Comuni italiani", percentuale che sale se si considerano le 17 città medio grandi e che giustifica per la reperibilità h/24. Poi Nogarin va all'attacco sulla determina dirigenziale della protezione civile del 31 maggio del 2016 per la formazione del nuovo piano strutturale, «in cui si dice - ha sottolineato - di eliminare le aree a rischio perché ormai sono urbanizzate, quando si dovrebbe alzare tantissimo l'attenzione visto quanto è accaduto». Proprio su questo tema Nogarin ha ribadito il fatto che ci sia molto da lavorare anche sul fronte della prevenzione e sulla percezione del rischio puntando il dito su quello che si è costruito in passato violando le norme di buonsenso. «Ci sono tante persone che abitano In luoghi di altissimo rischio idrogeologico». E per il futuro ammette che si è già fatto molto, ripristinando alvei e fiumi, ma che si può cambiare qualcosa a cominciare dall'Alert System che dovrebbe partire in automatico e non spettare ad un sindaco, anche se è la frammentazione delle competenze o dei punti che si dovrebbero combattere: «Si può fare di più anche sul monitoraggio, noi ci attiveremo perché quello che conta è la salvaguardia delle vite».
Insomma, davanti alla commissione di inchiesta comunale - che è durata quasi cinque ore - il sindaco si è ancora autoassolto e ha ribadito la correttezza delle procedure messe in atto dalla protezione civile.
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