Il Tirreno

Livorno

Centinaia alla marcia «Non c’è futuro senza la memoria»

Centinaia alla marcia «Non c’è futuro senza la memoria»

Oltre 200 studenti ricordano le vittime della deportazione degli Ebrei. «Siate partigiani anche contro il bullismo»

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LIVORNO. Oltre 200 ragazzi hanno sfilato ieri mattina -insieme a tantissime altre persone - tra le vie del centro per ricordare le vittime della deportazione degli ebrei di Livorno durante il periodo del nazifascismo. In strada per dare vita alla tradizionale Marcia della Memoria, organizzata dalla Comunità di Sant'Egidio e dalla Comunità ebraica livornese, sono stati gli studenti delle Benci, delle Borsi, del Cecioni, dell'Iti e delle Lambruschini.

Il corteo è partito da piazza Civica, proprio davanti al Comune, e si è concluso in via Cassuto, davanti alla “pietra d'inciampo” realizzata dall'artista Gunter Deming in ricordo di Matilde Beniacar, dove già nel 2013 era stata collocata una pietra dedicata alla sorella Perla. Erano due ragazzine che vivevano a Livorno quando nel 1938 l'Italia firmò le leggi razziali. Per questo, a camminare insieme agli alunni erano presenti anche Claudio e Stella Mazzaccherini, i figli di Matilde che miracolosamente riuscì a tornare a casa dai campi di sterminio nazisti. Ad accogliere tutti i ragazzi, gli insegnanti e i membri della Comunità di Sant'Egidio, però, è stato Vittorio Mosseri, il presidente della Comunità ebraica cittadina, che ha spiegato ai più giovani l'importanza di attualizzare ciò che è accaduto oltre 70 anni fa. «La memoria – ha detto – ha senso solo se ci permette di farci vedere cosa accade oggi. Serve a interpretare il presente e a garantire alle nuove generazioni un mondo migliore. Viviamo in un paese pieno di contraddizioni, dove ancora oggi si parla di razza bianca e dove per offendere un'altra tifoseria si utilizza l'immagine di Anna Frank. Bisogna lavorare ancora tanto per evitare che accadano di nuovo episodi come l'olocausto». Accanto a lui, anche il presidente della Comunità di Sant'Egidio Sabatino Caso e l'assessore Francesco Belais («Livorno sia esempio di pace, integrazione e fratellanza» ha detto Belais) e Katia Sonetti. «Italiani brava gente – ha aggiunto la professoressa – è una grossa bufala. Il fascismo è stato anche più meschino del nazismo, perché ha lasciato fare le cose sporche agli altri. Oggi dobbiamo essere partigiani, scegliere, prendere una decisione. È questa l'unica salvezza che abbiamo di fronte al bullismo». Poi da piazza Civica, proprio davanti al Comune, è partito il corteo, accompagnato dalle note della colonna sonora di Shinder's List e tutti gli studenti hanno sfilato dietro il grande striscione della Marcia della Memoria per ricordare le deportazioni degli ebrei livornesi. «Non c'è futuro senza memoria» era scritto a caratteri cubitali sul lungo lenzuolo azzurro. Arrivati alla “pietra d'inciampo”, proprio davanti alla casa dove viveva la famiglia Beniacar, ha preso la parola Alberta Di Rosa, una donna che ha conosciuto Matilda prima della sua morte e che le ha fatto ritrovare una vecchia amica d'infanzia. «Mi diceva sempre che l'amicizia e l'amore erano le due forze che le permettevano di continuare a vivere. Conoscerla e andare a trovarla è stata una grande emozione». E lì, dopo aver letto la storia dei Beniacar, i due figli di Matilde non sono riusciti a trattenere le lacrime. «Era una donna eccezionale – ha detto Claudio Mazzaccherini – che ci ha cresciuto con amore e forza, insegnandoci a essere coraggiosi e ad andare avanti sempre a testa alta. Sapere che così tanti ragazzi hanno conosciuto la storia di mia mamma è bellissimo». La mattinata si è conclusa davanti alla sinagoga dove il rabbino Yair Didi ha salutato i presenti e poi, insieme al rappresentante della Diocesi don Rossi, all'assessore Belais, ad Anna Aiello della Comunità di Sant'Egidio e ai due figli di Matilde Beniacar, ha acceso sei candele del Chanucchà, il classico candelabro ebraico, in ricordo dei sei milioni di ebrei scomparsi durante la Shoah.

Nicolò Cecioni

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di Redazione web