Il Tirreno

Livorno

Porto sotto inchiesta: «Discarica abusiva in vasca di colmata». In sette a processo

di Federico Lazzotti
Porto sotto inchiesta: «Discarica abusiva in vasca di colmata». In sette a processo

Livorno, lungo gli argini nascosti migliaia di tonnellate di rifiuti speciali. Nei guai imprenditori, costruttori e il direttore dei lavori

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LIVORNO . Una mega discarica di rifiuti speciali sepolta nel cuore del porto di Livorno. È lungo gli argini della vasca di colmata – 300 mila metri quadrati a due passi dalla Darsena Toscana dove sono stoccati i fanghi provenienti dai dragaggi – che sono nascosti e tombati, forse per sempre, milioni e milioni di chili di sostanze pericolose, provenienti da aziende di riciclaggio e trasportate da ditte livornesi per poi essere usate con il placet del direttore dei lavori per il completamento dell’opera pubblica. È questa l’ipotesi inquietante che emerge dall’inchiesta della procura di Livorno aperta nel 2013 e coordinata dal pubblico ministero Massimo Mannucci sulle presunte irregolarità nella realizzazione di una delle opere più discusse nella zona portuale.

A distanza di quasi cinque anni dall’apertura del fascicolo bis sulla costruzione della vasca (il primo procedimento con 27 indagati è stato archiviato), il giudice per le indagini preliminari Fabrizio Nicoletti ha rinviato a giudizio i sette indagati. E sarà ora il processo a dire la verità su questa vicenda, ascoltando anche le tesi delle difese.

GLI INDAGATI. Nei guai sono finiti tecnici, manager, imprenditori e il direttore dei lavori. A cominciare da Gioachino Spedale, 60 anni, presidente del consiglio di amministrazione del “Centro Recupero inerti srl”, Giuseppe Abate, 73, in qualità di amministratore dell’omonima ditta, Paolo Egisto Berrugi, 76, presidente del Cda dell’omonima ditta, Giuseppe Del Gatto, 66, dipendente dell’Autorità portuale e direttore tecnico dei lavori, Henri Pierre Catteau, 62, procuratore speciale della società italiana dragaggi spa e legale rappresentate di Piattaforma Europa, l’associazione temporanea di impresa che ha vinto la gara, Daniele Defendi, 63, coordinatore del comitato tecnico dell’Ati e Massimo Ardu, 49, responsabile del cantiere. Le accuse nei loro confronti sono due: l’attività non autorizzata di rifiuti speciali e la frode nelle pubbliche forniture perché l’appalto – si parla di una base d’asta di oltre 26 milioni di euro – non prevedeva l’utilizzo di rifiuti speciali per la costruzione dell’opera. «Il giudice – spiega uno degli avvocati difensori – ha preferito che fosse un dibattimento a chiarire le eventuali responsabilità, visto che il nodo della vicenda è legato a doppio filo alle consulenze effettuate che devono accertare la presenza o meno di rifiuti non autorizzati nella costruzione della vasca».

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LE ACCUSE. Secondo l’accusa l’Ati che ha effettuato l’opera, composta da Società italiana dragaggi spa e Impresa Pietro Cidonio, due giganti del settore, avrebbero depositato in modo incontrollato rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi superiori ai previsti, utilizzandoli nella realizzazione degli argini interni dei sottobacini al posto di materiale inerte proveniente dalla filiera del riciclo. In particolare Spedale conferiva 11.825.641 chili di rifiuti misti prodotti dall’impianto Cliri, mentre Berrugi inviava 60.422 rifiuti misti prodotti dal trattamento meccanico con al loro interno sostanze pericolose prodotti dall’impianto di riciclaggio Area di Navacchio.  A questo punto – sempre secondo la ricostruzione dell’accusa – Del Gatto riceveva i rifiuti e Abate aveva il compito di cercare i fornitori (Cliri e Area) e infine curava il trasporto delle sostanze dai rispettivi impianti. Il risultato di questo sistema è stato quello di realizzare una discarica abusiva di rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi del porto di Livorno all’interno del cantiere della vasca di colmata, tombando questi rifiuti vietati negli argini interni dei sottobacini già in parte ricoperti da uno strato di geomembrana.

 

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