Il Tirreno

Livorno

Sindaco e vescovo sul ring Ecco cosa c’è dietro i litigi

di Alessandro Guarducci e Mauro Zucchelli
Sindaco e vescovo sul ring Ecco cosa c’è dietro i litigi

Cercasi disperatamente un “regista” per rimettere insieme i cocci della città  

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LIVORNO. Nell’estate del 2014, subito dopo il clamoroso ribaltone politico che aveva portato il Movimento 5 Stelle alla conquista di Palazzo Civico, il vescovo Simone Giusti aveva inviato un messaggio alla nuova amministrazione in cui si sottolineava che, se farà il bene della città, «non mancherà il nostro appoggio» (con il sindaco Filippo Nogarin che aveva apprezzato questa apertura di credito).

In realtà questo auspicio non ha avuto seguito e anzi, nel corso del tempo, si sono fatti sempre più forti gli attriti tra la curia di Giusti e la giunta Nogarin: numerosi interventi del vescovo e diversi editoriali del giornale on-line della diocesi sono una sfilza di atti d’accusa che prendono di mira il municipio pentastellato su immobilismo, morsa fiscale, burocrazia lumaca, isolamento politico. E le repliche del primo cittadino non si sono certo fatte attendere, rivelandosi sempre molto taglienti.

Dunque, lo scontro sull’alluvione, culminato con la lettera di monsignor Giusti pubblicata sul Tirreno («meglio due notti in bianco che otto vittime») e con la risposta via twitter del portavoce del sindaco Tommaso Tafi («sciacalli porporati») è solo l’ultimo atto del durissimo scontro tra Vescovado e Palazzo Civico. Al punto che negli ultimi mesi i due hanno cominciato ad evitarsi: dove c’è l’uno trovi difficilmente l’altro, come è accaduto in diversi casi di inaugurazioni e di iniziative istituzionale, e se proprio entrambi devono partecipare allo stesso eventi si dispongono comunque a distanza di sicurezza.

Il primo focolaio di quella che è diventata una battaglia si ha nel febbraio 2015, quando il vescovo Giusti puntò il dito contro la scelta della giunta Nogarin di tagliare in bilancio la spesa sociale (e di snobbare il lavoro nel segno della solidarietà che fanno quotidianamente realtà come Caritas e parrocchie): lo disse nelle celebrazioni per il Mercoledì delle Ceneri per poi ripeterlo in una sede altrettanto ufficiale come la conferenza stampa sull’accordo Caritas-Procura. Infine, com’è poi capitato successivamente, affidò al giornale-web della diocesi la parte più dura del proprio attacco: «Ci sono persone che riducono le risorse destinate ai poveri senza vedere chi siano questi poveri». E ancora: «Vogliono garantire un pasto con un euro e mezzo, ci provino loro a dare da mangiare con questi numeri». Il più pesante però fu forse il terzo schiaffo: «Ma se anche non ci daranno le risorse, noi le troveremo attraverso la Provvidenza, loro però ne risponderanno davanti a Dio».



EPPURE SUI BACINI...

In realtà, ad esempio le posizioni di Giusti e Nogarin non sono poi così distanti, ad esempio sui bacini nel nome del tentativo di far ripartire l’occupazione. Sul futuro dell’ospedale invece no: il sindaco tiene duro sul no a qualsiasi localizzazione che non sia l’attuale collocazione in viale Alfieri e la formula della ristrutturazione, Giusti invece ha fatto da apripista all’ipotesi che una mediazione accettabile per uscire dall’impasse potesse essere data dall’utilizzo dei terreni ex Pirelli a nord dell’ospedale già esistente.

Non è un segreto che il numero uno della Chiesa punti a un rapporto saldo con la dirigenza ospedaliera: se ne è avuta la riprova quando al conclave in vescovado con l’assessore regionale Stefania Saccardi si è presentata la nomenklatura dell’Asl praticamente al completo: stufa di veder marcire la sistemazione dell’ospedale in un ping pong a somma zero fra Regione e Comune.

Ma fin qui è ancora niente rispetto a quel che accade quando a fine primavera 2016 esplode lo scontro fra il sindaco e il direttore generale Sandra Maltinti, che lui stesso aveva messo in posizione chiave al timone della “macchina” di Palazzo Civico. Figurarsi che Maltinti troverà poi nel giornale diocesano la tribuna dalla quale far partire un durissimo atto d’accusa contro lo stile di governo di Nogarin.

Intanto, prende a rimbalzare il tam tam per cui il sindaco M5s avrebbe cercato un contatto in conferenza episcopale per cercare di far trasferire il suo antagonista: difficile capire quanto ci sia di reale (perché le nomine seguono un percorso che s’infila in Vaticano e sale dentro San Pietro) e quanto ci si accontenti di far girare una voce.



ACCUSE WEB DALLA CURIA

Sta di fatto che basta scorrere l’uno dopo l’altro gli editoriali di Settimanalivorno.it, il giornale web della diocesi, per accorgersi che i toni prendono spesso di mira attività e dichiarazioni della “squadra” di Nogarin, altro che toni ovattati e curiali...

Il duello dialettico torna a farsi incandescente sul problema casa: soprattutto quando una delle tante occupazioni abusive finisce per riguardare la casa di una congregazione di suore. Il vescovo aveva perfino chiesto a Nogarin di avere il coraggio di requisire le case sfitte, da Palazzo Civico gli si risponde che la curia predica bene e razzola male, il monsignore-architetto contrattacca dicendo che la Chiesa farà la sua parte ma il diritto biblico dei senza casa va garantito dai poteri pubblici e non dalle opere caritative di organizzazioni religiose.

Inutile dire che il sindaco gongola e plaude ai dirigenti municipali quando la Cassazione dà ragione al Comune che aveva fatto pagare l’Ici anche alle scuole paritarie.

È però l’alluvione del 10 settembre a far trasformare in un colpo di bazooka il susseguirsi di punzecchiature. Non potrebbe essere più duro l’attacco del vescovo sia dal pulpito del duomo durante il funerale delle vittime («concreti per evitare nuove albe di morte») sia parlando con i giornalisti («chi doveva gridare alla gente di uscire? Si è fatta una riunione di giunta per cambiare le cose? altrimenti si fanno chiacchiere e la gente continua a morire...»). E Nogarin gliela rispedisce al mittente: meglio che si occupi delle anime anziché «metter bocca in cose che non sono di sua competenza».

Il sindaco farà poi ammenda di questo battibecco nella conferenza degli auguri di fine anno. Mano tesa al vescovo? Non fino al punto di rinunciare alla battuta: «Scriverò a Babbo Natale per far pace col vescovo» (pausa) «pisano».



CONCLAVE IN VESCOVADO

Del resto, pochi giorni prima agli “stati generali” su ospedale e porto per dar lavoro alla città nella locandina della diocesi c’erano tutti ma proprio tutti, salvo il rappresentante del Comune: poi si siederà fra i relatori l’assessore Ina Dhimgjini. Attaccata non solo da Saccardi ma anche da suor Costanza Galli e da suor Raffaella Spiezio.

L’elenco potrebbe continuare ancora chissà quanto a lungo. Ma non è questo il punto. È evidente che, ritenendo che in città manchi un “regista” in grado di far dialogare pezzi di una città in crisi, il vescovo abbia in testa il disegno di assumere questo ruolo. Ma è proprio quel che il sindaco non vuole: semmai è per sé che rivendica quello spazio politico e quel posizionamento strategico. Ma l’uno e l’altro devono fare i conti con elementi di debolezza nello stock di consenso sul quale possono contare. L’uno, il vescovo: è alla guida di una diocesi formato micro e con la più bassa pratica religiosa. L’altro, il sindaco: ha conquistato Palazzo Civico con una impresa storica ma il M5s da solo non ha più la maggioranza, il caso Ciampi ha mostrato tutte le fibrillazioni col gruppo consiliare e alla fin fine ha una dote propria del 19% di consensi al primo turno del voto 2014. Solo che finora la classe dirigente della città sembra esser stata alla finestra: ammesso che la finestra non sia chiusa.

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