Gioco
Teatro in lutto, addio a Luigi Carletti una vita per il palco
Se n’è andato a 84 anni una delle figure più amate e apprezzate «Ora starà a guardarci affacciato al grande loggione del cielo»
LIVORNO. In punta di piedi, a 84 anni, è scomparso Luigi Carletti – milanese di nascita, livornese d’adozione – un personaggio d’altri tempi, autentica incarnazione del teatro fatto persona: attore formidabile (e dotato di una memoria fuori del comune), regista appassionato, ma soprattutto spettatore instancabile, un pilastro del teatro cittadino nonché memoria storica del teatro italiano.
Una vita singolare quella di Carletti, vissuta fino all’ultimo giorno in lucidità e ironia, tanto discreta quanto densa di avvenimenti. Nato a Milano nel 1933, laureato in giurisprudenza, era riuscito pure a frequentare l’Accademia di Arte Drammatica, finendo per recitare da semiprofessionista con i grandi del teatro italiano dell’epoca. Una carriera sempre con i piedi per terra, immerso nel fuoco artistico ma con l’occhio rivolto alla famiglia e al lavoro, quello vero, quello che dà da mangiare e senza troppi grilli per la testa: era diventato bancario, alla Commerciale, fino ad arrivare al grado di vice-direttore.
Ricorda la figlia Elena con un sorriso tra le lacrime: «Mio padre, da giovane, di giorno lavorava, il pomeriggio andava a lezione di teatro, la sera recitava o andava a vedere spettacoli e la notte studiava per l’università».
Poi l’arrivo a Livorno, nel 1971, trasferito da Milano in via Cairoli, con la moglie Angela al seguito, e subito l’innamoramento per la nostra città e i suoi teatri. «La prima cosa che fece era cercare un posto dove poter recitare. Individuò subito il Centro Artistico il Grattacielo, in quegli anni in pieno fermento culturale – racconta ancora Elena – Poi con Rinaldo De Velo e Giorgio Fontanelli alla fine degli anni’70 fondò SpazioTeatro, la Compagnia teatrale guidata adesso da Simonetta Del Cittadino che festeggia quest’anno i 40 anni di attività» . E Luigi Carletti ha seguito sempre attivamente la Compagnia, la più illustre e più blasonata di Livorno, recitando e dirigendo un numero smisurato di commedie e tragedie, fino a pochi anni fa, che gli hanno portato un numero imprecisato di premi per le sue interpretazioni magistrali.
Quando SpazioTeatro o un’altra Compagnia livornese doveva mettere in scena un copione, Carletti veniva interpellato per sapere “quando, come e dove” era stata allestita quella commedia l’ultima volta e quale versione prendere a modello, perché lui “sapeva tutto”.
È la figlia maggiore Paola ad aggiungere una nota di colore: «Le ferie di mio padre? Andare a Roma o Milano, per una o due settimane e vedere tutti gli spettacoli in cartellone, anche due o tre al giorno: divorava il teatro, perché prima di un attore era un grande spettatore». Una passione che ha continuato a bruciare nel letto di ospedale dove era ricoverato: meno di una settimana fa ha spedito Paola al Goldoni a vedere “Medea” per poi farsi raccontare com’era. Struggenti le parole scritte dalla regista teatrale Del Cittadino: «Quando un amico se ne va, scompare con lui una gran parte di noi, ma quasi a colmare quel vuoto, restano di lui fili invisibili di memoria che si intrecciano indissolubilmente al cuore e all’anima di chi resta. Era un conforto per potersi confrontare con lui sulla scelta dei testi, degli attori, perché sapevamo che i suoi consigli erano pieni di saggezza. Ora certo saremo tutti più soli, non sarà più in platea ad applaudirci ad ogni nostra prima teatrale, ma io credo che basterà alzare lo sguardo per vederlo affacciato al grande loggione del cielo» . E chi lo ha conosciuto non può che unirsi, con un inchino, a questo pensiero. L'ultimo saluto a Carletti si è svolto venerdì 19 gennaio nella chiesa di San Sebastiano.
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