Il Tirreno

Livorno

«Sgravi ai proprietari per avere fondi aperti»

«Sgravi ai proprietari per avere fondi aperti»

L’esperienza dei “popuppers” della Riusofficina tra vintage, doposcuola e la futura tv di quartiere

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Una web Tv. Una web Tv per raccontare il quartiere. Raccontarlo da dentro. Le sue luci e le sue ombre. Soprattutto le sue luci. Si chiamerà Doropina Vt. «La metteremo in piedi grazie ai 3mila euro di finanziamento di un bando che abbiamo vinto». Ovvero il bando Forza X promosso a livello nazionale da Sinistra Italiana. L’idea è «cercare di rimediare a dieci anni di luci negative su questo quartiere. Ci sono luci e ci sono ombre. Vogliamo far vedere le luci». A parlare è Filippo Del Bubba. In via Terrazzini e in piazza Garibaldi non ha bisogno di grandi presentazioni, perché è stato uno dei primi a credere nel progetto Sicurezza in Garibaldi inventandosi la Riusofficina, che nella sua “prima vita” era un negozio di frutta e verdura, come si legge ancora nell’insegna che dà sulla strada. Il bazar, che è stato aperto in via della Pina d’Oro, non è solo un bazar: c’è un po’ di tutto, abiti usati, mobili reinventati, libri, schermo, poltroncine, spazi dove chiacchierare, dove ritrovarsi, fare comunità.

Del Bubba è insomma uno dei popuppers della prima ora. Che qualche amico chiama “il sindaco di Doropina street”. Anche se lui mette subito in chiaro che il progetto è da mesi sempre più donna e che accanto al “sindaco” ci sono le “co-sindache”: la sorella Martina Del Bubba e Veruska Barbini. È lei la presidente dell’associazione nata a fine anno intorno alla Riusofficina: si chiama “Mezclar 22”.

In questo contesto, sotto il cappello dell’associazione, sono nati alcuni progetti che stanno allargando le attività del fondo riaperto in via della Pina d’Oro.

Un esempio – accanto alla web Tv in cantiere – è il doposcuola per i bambini e le bambine di Garibaldi. Stranieri e italiani. Il progetto si chiama “T3llem Me”, lo cura la giovane operatrice e blogger Sveva Basirah Balzini.

Poi c’è il progetto di sartoria “Ubuntu”, gestito dal Cesdi per i richiedenti asilo, che si è spostato da via Pellegrini nei vicini locali della Riusofficina.

«Qui le cose stanno cambiando, dateci una mano a farlo vedere», ripete Del Bubba mentre da via Garibaldi si incammina verso via Terrazzini e via della Pina d’Oro.

Non gira tanto intorno alle parole quando dice che nel quartiere «la sera dopo cena c’è ancora la percezione dell’insicurezza» e che per le nuove attività di questa zona «non è facile far quadrare i conti», «ma in questi mesi, sotto le feste, un po’ di gente l’abbiamo vista da fuori rione, anche grazie al risalto che il progetto di Garibaldi ha avuto sul giornale. Sono venute anche persone da Banditella, per fare un esempio, a curiosare nel quartiere perché avevano letto delle nuove attività».

I punti da mettere sul tavolo, ora, sono però soprattutto due: far sì che piazza della Repubblica sia davvero «un ponte». Insomma fare in modo che i livornesi o i turisti che fanno avanti e indietro sotto i portici di via Grande non si fermino all’altezza del Cisternino ma, incuriositi, entrino nel cuore di Garibaldi. Nella piazza, tra le saracinesche che stanno provando a reinventarsi. «Negli anni non si è saputo gestire la trasformazione, ma ora questo, se ci si investe, può diventare un quartiere “bomba”». Con la consapevolezza che «da soli non si fa nulla», ripetono dalla Riusofficina riferendosi alle istituzioni.

Da quelle saracinesche che si affacciano su via Terrazzini, via della Pina d’Oro, piazza dei Mille, via Pellegrini e su piazza Garibaldi, e dalla necessità di darsi tutti da fare, istituzioni comprese, riparte il ragionamento di Del Bubba, che tocca un punto chiave: come fare andare avanti le attività dei popuppers dopo la fase di lancio del progetto “Sicurezza in Garibaldi”. Insomma, come far sì che le attività stiano in piedi al di là dei primi aiuti pubblici. «Bisogna che le persone – ripete – superino quella sorta di muro che sembra esserci tra piazza della Repubblica e piazza Garibaldi: bisognerebbe veramente che il Voltone facesse da ponte, come in realtà è».

Il primo modo è sicuramente portare clienti nella zona: garantire quello che si chiama “passaggio”. Ma non c’è solo questo: «Pop up ha funzionato perché ha dato il La. Ora ci vorrebbe che l’indirizzo politico fosse di fare un po’ di pressione sui proprietari dei fondi della zona», anche pensando «a degli sgravi fiscali». Per agevolare la riapertura dei fondi sfitti. E per permettere a chi ha scommesso sulla zona (anche grazie alla possibilità di non pagare l’affitto nella fase di startup coperta dai progetti e finanziamenti pubblici) di portare avanti ogni singolo progetto. In modo da non vanificare scommesse commerciali, culturali e di rilancio.

Juna Goti

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web