Sicurezza
Pepi: c’è il centenario di Modì e i falsari sono già all’opera
Sala strapiena in Provincia per la conferenza dell’esperto che ha il fiuto per scovare i capolavori fasulli. L’ultimo colpo: ha messo ko la mostra di Genova
LIVORNO. Basta l’accoppiata, Modì e il “cacciatore di falsi” Carlo Pepi per riempire il salone della Provincia in un pomeriggio freddo e uggioso di metà gennaio. «Abbiamo fatto Centro», ha detto in apertura giocando con le parole Enrico Dello Sbarba, che ha moderato l’incontro organizzato proprio dall’associazione culturale il Centro e introdotto dalla presidentessa Fidapa Angela Simini. E successo di pubblico è stato ieri pomeriggio alla conferenza del critico d’arte, uno dei maggiori esperti di Amedeo Modigliani, che è stato anche uno dei primi ad aver rilevato la presenza di falsi alla recente mostra a Genova, l’ultimo scandalo certificato. Un incontro a cui ha partecipato anche l’assessore alla cultura Francesco Belais («ni fa molto piacere vedere la sala piena e mi fa piacere che sia io che il sindaco abbiamo supportato la tesi di Pepi sulla mostra di Genova chiedendo subito la restituzione delle tre nostre opere originali che avevamo inviato»).
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L’incontro è caduto proprio in occasione del 98° anniversario della morte del grande artista livornese. Modì è unico, ha ricordato Pepi che prendendo a prestito le parole del suo ultimo mercante Leopold Zborowski lo ha definito «una meteora che è passata sul cielo di Parigi». La questione fondamentale per Pepi non è tanto la storia della povertà vera o presunta, o la difficoltà finanziaria dell’artista specie negli ultimi anni parigini, che spesso guadagna la scena quando si parla di lui, ma semplicemente quello che si deve mettere in evidenza è proprio la sua figura di grande artista, unico a livello planetario. «Ho sempre amato l’arte degli innovatori, – ha detto Pepi – rimasi scioccato dai Macchiaioli che furono i più innovativi. Uno dei miei maestri è stato Dario Durbé, ma come tutti gli storici dell’arte non sapeva distinguere un Carlo Pepi da un Michelangelo».
Già, perché la lotta ai falsi e ai falsari è alla base della sua personale battaglia di verità, sul cui mercato – dice – c’è un giro di denaro impressionante: ecco perché è un mercato che si riproduce in continuazione. «Sono l’unico a intervenire contro questo malaffare», ha rivendicato il critico. E il primo applauso non a caso lo raccoglie dalla sala quando pronuncia la fatidica frase: «Modigliani sta producendo più da morto, che quando era in vita. Ho cercato sempre di impedirlo, ma non mi ha mai aiutato nessuno, sono sempre stato sotto la minaccia di querele e della galera».
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Nella sua lunga carriera ha incrociato falsari anche bravissimi, che hanno messo in crisi quello che definisce il suo sesto senso, una specie di dono, il fiuto cioè di rintracciare i falsi, ma nel caso di Genova ci sono quadri che definisce indecorosi: «Chiunque ha un minimo di dimestichezza con l’arte non può non accorgersene». Tutto è partito da un tizio che gli mandò una mail dalla Liguria, mettendolo in guardia sul fatto che sarebbe stato esposto un certo quadro di dubbia attribuzione. Un altro dei suoi successi, fu impedire una mostra ad Arezzo anche qui con analogo problema, ma l’elenco è lungo (anche mostre a Pisa e Livorno rientrano nel novero) e poi la vicenda delle teste. «Mi ricordo qui a Livorno la battaglia che feci per non fargli attribuire quelle porcherie che avevano pescato: sono anti-Modigliani gli dissi. Come fa Modigliani ad aver fatto un padellone così schiacciato? Anche quando fa un semplice tratto è inconfondibile, è sempre tridimensionale e queste teste erano piatte e si vedeva erano fatte da mani diverse».
Nonostante il tocco di Modigliani che nella unicità delle sue opere riesce a catturare lo spirito di chi ritrae, cosa che mette in crisi i falsari, «nelle copie non c’è l’eleganza e la leggerezza delle opere originali», il pericolo per Pepi è sempre dietro l’angolo: «Tra due anni sarà il centenario della morte e tutti i falsari si stanno già organizzando».
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