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L’ANNIVERSARIO DELLA TRAGEDIA: PARLA LUCA BACCI (CINOFILO DEI VIGILI DEL FUOCO)
«Nell’apocalisse bianca di Rigopiano per salvare i bimbi con il mio cane»
LIVORNO. «Hanno lanciato l'allarme alle 23, quella notte ero di turno e sono partito. Mi sono unito alla squadra Usar della Toscana, eravamo in 34 e poi c'erano i cani delle unità cinofile di Livorno...
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LIVORNO. «Hanno lanciato l'allarme alle 23, quella notte ero di turno e sono partito. Mi sono unito alla squadra Usar della Toscana, eravamo in 34 e poi c'erano i cani delle unità cinofile di Livorno e Firenze». Un anno fa tutta l'Italia rimase sconvolta dalla tragedia di Rigopiano, dove una valanga di neve e detriti ha sommerso un intero albergo, spezzando 29 vite. A partire per l'Abruzzo, in una delle notti più fredde del 2017, è stato anche Luca Bacci, vigile del fuoco dell'unità cinofila che quel giorno era in servizio.
«In quei casi, si attivano le squadre Usar, in Toscana sono a Pisa e Firenze. Ma di quei plotoni fanno parte anche le unità cinofile, perciò mi sono unito anche io con il mio border colly di nome Buba. Poi c'erano anche un pastore tedesco e un labrador di Firenze. Siamo arrivati a Rigopiano quando avevano riaperto la strada da pochissimo. Quello che ci siamo trovati davanti è indescrivibile».
Ad accogliere i vigili del fuoco e le squadre di soccorso, infatti, è stato uno scenario a dir poco devastante. Chi ha visto le immagini alla televisione o sui giornali sicuramente non farà fatica a ripensare quella montagna crollata addosso all'hotel. Ricordi che mettono i brividi. E immaginiamoci chi, quelle scene, le ha viste con i propri occhi. «Freddo, buio e neve ovunque. L'albergo non si vedeva. Io sono da 35 anni nei vigili del fuoco, sono stato anche in Irpinia e in molti altri luoghi che hanno vissuto catastrofi. Ma una cosa del genere non mi era mai capitata. Davanti a noi c'erano soltanto mucchi di neve e macerie. L'hotel era sparito».
Nonostante questo scenario apocalittico, le squadre di soccorso non si sono date per vinte ma hanno iniziato a scavare per bonificare la zona. «Abbiamo bonificato la parte anteriore di quello che una volta era l'albergo. Ma nulla. Allora siamo andati nel retro e anche lì non c'era niente. Neanche i cani davano segnali. Loro sono addestrati per cercare persone vive e abbaiano solo quando ne sentono una. Lì nulla. Nonostante ciò, abbiamo continuato a scavare, ma non era facile perché l'hotel era stato spazzato via per chilometri».
Con trivelle e strumenti adeguati, poi, sono stati fatti dei fori nella neve, che hanno permesso alle squadre di soccorso di calarsi all'interno della struttura. Ed è così che sono stati messi in salvo i superstiti. «Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti possibili. Dentro l'hotel sono stati calati i penetratori e anche i cani per vedere se ci davano una mano. È così che abbiamo tratto in salvo i bambini che erano rimasti intrappolati lì dentro. L'unità cinofila è stata fondamentale, sono orgoglioso che uno dei primi tre cani a intervenire fosse di Livorno. E a proposito di cani, qualche giorno dopo, quando altre squadre erano venute a darci il cambio, dall'albergo sono stati estratti anche dei pastori maremmani».
Nicolò Cecioni
«In quei casi, si attivano le squadre Usar, in Toscana sono a Pisa e Firenze. Ma di quei plotoni fanno parte anche le unità cinofile, perciò mi sono unito anche io con il mio border colly di nome Buba. Poi c'erano anche un pastore tedesco e un labrador di Firenze. Siamo arrivati a Rigopiano quando avevano riaperto la strada da pochissimo. Quello che ci siamo trovati davanti è indescrivibile».
Ad accogliere i vigili del fuoco e le squadre di soccorso, infatti, è stato uno scenario a dir poco devastante. Chi ha visto le immagini alla televisione o sui giornali sicuramente non farà fatica a ripensare quella montagna crollata addosso all'hotel. Ricordi che mettono i brividi. E immaginiamoci chi, quelle scene, le ha viste con i propri occhi. «Freddo, buio e neve ovunque. L'albergo non si vedeva. Io sono da 35 anni nei vigili del fuoco, sono stato anche in Irpinia e in molti altri luoghi che hanno vissuto catastrofi. Ma una cosa del genere non mi era mai capitata. Davanti a noi c'erano soltanto mucchi di neve e macerie. L'hotel era sparito».
Nonostante questo scenario apocalittico, le squadre di soccorso non si sono date per vinte ma hanno iniziato a scavare per bonificare la zona. «Abbiamo bonificato la parte anteriore di quello che una volta era l'albergo. Ma nulla. Allora siamo andati nel retro e anche lì non c'era niente. Neanche i cani davano segnali. Loro sono addestrati per cercare persone vive e abbaiano solo quando ne sentono una. Lì nulla. Nonostante ciò, abbiamo continuato a scavare, ma non era facile perché l'hotel era stato spazzato via per chilometri».
Con trivelle e strumenti adeguati, poi, sono stati fatti dei fori nella neve, che hanno permesso alle squadre di soccorso di calarsi all'interno della struttura. Ed è così che sono stati messi in salvo i superstiti. «Abbiamo utilizzato tutti gli strumenti possibili. Dentro l'hotel sono stati calati i penetratori e anche i cani per vedere se ci davano una mano. È così che abbiamo tratto in salvo i bambini che erano rimasti intrappolati lì dentro. L'unità cinofila è stata fondamentale, sono orgoglioso che uno dei primi tre cani a intervenire fosse di Livorno. E a proposito di cani, qualche giorno dopo, quando altre squadre erano venute a darci il cambio, dall'albergo sono stati estratti anche dei pastori maremmani».
Nicolò Cecioni
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