Sicurezza
il dibattito in commissione
«La città non può perdere 100 posti»
Tonsa (Cisl) e Ghezzani (Cgil): le attività devono restare sul territorio
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LIVORNO. «70 lavoratori diretti e una trentina dell’indotto rischiano di trovarsi senza posto. Livorno non può permettersi altri cento disoccupati», ha detto Andrea Tonsa, Cisl, aprendo la terza commissione consiliare convocata dal presidente Daniele Galli per discutere delle ricadute occupazionali dell’inchiesta sui rifiuti d’oro, a cui hanno partecipato (oltre all’assessore Martini) solo 4 consiglieri: Galigani e Bastone (M5s), De Filicaia (Pd), Mazzacca (LL).
«Rari ha un capannone pieno di rifiuti sotto sequestro, Lonzi ha i rifiuti stanziati nelle baie. Entrambe le aziende rappresentano un rischio, una di emissioni gassose, l’altra di percolato. I lavoratori con senso di responsabilità stanno lavorando in modo volontario per evitare questo problema alla città».
L’obiettivo dei sindacati è quello di ottenere gli ammortizzatori sociali. «Ma non è un percorso semplice - ha spiegato Tonsa - perché le due aziende non essendo in crisi non hanno potuto fare neanche lo smaltimento delle ferie e permessi necessari».
Poi Tonsa ha chiarito un punto essenziale: «Stiamo cercando di fare il massimo per la tutela dei lavoratori. La magistratura farà il suo lavoro, è ovvio che se sono state commesse irregolarità i primi a rimetterci sono stati loro. Che dunque sono vittime due volte».
E Marco Ghezzani e Monica Cavallini (Cgil) hanno confermato la linea: «Ci interessa salvaguardare i livelli occupazionali. Dobbiamo mantenere l’occupazione su Livorno. Queste attività devono restare sul territorio».
Giovanni Ceraolo (Usb) è andato oltre chiamando direttamente in ballo Aamps sul futuro di Rari e Lonzi: «Abbiamo poca fiducia nella dirigenza delle due aziende, sono anni che vengono denunciate irregolarità - ha detto -. Quando ci sono stati gli arresti nessuno si è meravigliato. Livorno non può fare a meno però di aziende che gestiscano il ciclo rifiuti». Dunque? «Aamps si deve mettere in gioco da questo punto di vista, se ci fosse un reale rischio di chiusura delle due aziende».
Secondo Jari De Filicaia (Pd) questo momento va colto come uno spartiacque: «C’è da fare una riflessione sulla localizzazione - ha evidenziato -. Da tempo una parte della città chiede che quel sito non stia lì. Siamo in grado di affrontare questo tema dal punto di vista amministrativo?».
Alessandro Mazzacca (Ll) ha auspicato una ripartenza rapida ma con un cambio di dirigenza e con la delocalizzazione, ricordando poi come «nel 2016 quando ci fu il rischio di chiusura degli impianti di Lonzi e Rari che non accoglievano rifiuti perché Aamps aveva bloccato i pagamenti, Nogarin annunciò un patto fra gentiluomini grazie a cui il servizio non fu sospeso».
«Dopo due anni non siamo riusciti a sapere cosa prevedesse quel patto - ha detto Mazzacca -. Ci fu detto che Aamps avrebbe pagato solo il corrente. Ma dal 2016 abbiamo visto un sacco di esternalizzazioni in più, alcuni servizi assegnati a Lonzi che prima venivano fatti da Aamps. Va bene la gestione pubblica, ma deve esserci massima trasparenza che in questi due anni non c’è stata».
«Si sta tornando a un conflitto salute-lavoro-ambiente - è stata l’analisi di Marco Galigani (M5s) -. Dovremo fare una riflessione sulla gestione dei rifiuti. Lasciando al privato il meno possibile soprattutto per quei rifiuti che possono comportare rischio ambientale. Dobbiamo insistere sulla Regione per gli ammortizzatori, non è giusto che siano i lavoratori a pagare. Dunque prima di tutto il lavoro, poi in caso di ingresso di un nuovo soggetto dovremo pensare a una delocalizzazione, sennò non avremmo risolto niente. Ma sempre sul nostro territorio». (g.c.)
«Rari ha un capannone pieno di rifiuti sotto sequestro, Lonzi ha i rifiuti stanziati nelle baie. Entrambe le aziende rappresentano un rischio, una di emissioni gassose, l’altra di percolato. I lavoratori con senso di responsabilità stanno lavorando in modo volontario per evitare questo problema alla città».
L’obiettivo dei sindacati è quello di ottenere gli ammortizzatori sociali. «Ma non è un percorso semplice - ha spiegato Tonsa - perché le due aziende non essendo in crisi non hanno potuto fare neanche lo smaltimento delle ferie e permessi necessari».
Poi Tonsa ha chiarito un punto essenziale: «Stiamo cercando di fare il massimo per la tutela dei lavoratori. La magistratura farà il suo lavoro, è ovvio che se sono state commesse irregolarità i primi a rimetterci sono stati loro. Che dunque sono vittime due volte».
E Marco Ghezzani e Monica Cavallini (Cgil) hanno confermato la linea: «Ci interessa salvaguardare i livelli occupazionali. Dobbiamo mantenere l’occupazione su Livorno. Queste attività devono restare sul territorio».
Giovanni Ceraolo (Usb) è andato oltre chiamando direttamente in ballo Aamps sul futuro di Rari e Lonzi: «Abbiamo poca fiducia nella dirigenza delle due aziende, sono anni che vengono denunciate irregolarità - ha detto -. Quando ci sono stati gli arresti nessuno si è meravigliato. Livorno non può fare a meno però di aziende che gestiscano il ciclo rifiuti». Dunque? «Aamps si deve mettere in gioco da questo punto di vista, se ci fosse un reale rischio di chiusura delle due aziende».
Secondo Jari De Filicaia (Pd) questo momento va colto come uno spartiacque: «C’è da fare una riflessione sulla localizzazione - ha evidenziato -. Da tempo una parte della città chiede che quel sito non stia lì. Siamo in grado di affrontare questo tema dal punto di vista amministrativo?».
Alessandro Mazzacca (Ll) ha auspicato una ripartenza rapida ma con un cambio di dirigenza e con la delocalizzazione, ricordando poi come «nel 2016 quando ci fu il rischio di chiusura degli impianti di Lonzi e Rari che non accoglievano rifiuti perché Aamps aveva bloccato i pagamenti, Nogarin annunciò un patto fra gentiluomini grazie a cui il servizio non fu sospeso».
«Dopo due anni non siamo riusciti a sapere cosa prevedesse quel patto - ha detto Mazzacca -. Ci fu detto che Aamps avrebbe pagato solo il corrente. Ma dal 2016 abbiamo visto un sacco di esternalizzazioni in più, alcuni servizi assegnati a Lonzi che prima venivano fatti da Aamps. Va bene la gestione pubblica, ma deve esserci massima trasparenza che in questi due anni non c’è stata».
«Si sta tornando a un conflitto salute-lavoro-ambiente - è stata l’analisi di Marco Galigani (M5s) -. Dovremo fare una riflessione sulla gestione dei rifiuti. Lasciando al privato il meno possibile soprattutto per quei rifiuti che possono comportare rischio ambientale. Dobbiamo insistere sulla Regione per gli ammortizzatori, non è giusto che siano i lavoratori a pagare. Dunque prima di tutto il lavoro, poi in caso di ingresso di un nuovo soggetto dovremo pensare a una delocalizzazione, sennò non avremmo risolto niente. Ma sempre sul nostro territorio». (g.c.)
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