Gioco
Disabile in carrozzina scippato sotto casa
Livorno, parla la vittima: «Ho urlato, ma in quel momento non passava nessuno. Noi indifesi come gli anziani»
LIVORNO . Con la moglie si erano appena salutati. Lei che dopo aver parcheggiato l’auto si allunga a fare la spesa al supermercato, lui che spinge la carrozzina nella direzione opposta per raggiungere l’ascensore esterna al palazzo dove abitano e salire a casa.
«Mentre aspettavo – racconta Franco Perossini, 59 anni appena compiuti – ho avuto la sensazione di una presenza alle mie spalle. A quel punto mi sono voltato di scatto e ho visto una figura che si è girata a sua volta per non farsi vedere in faccia».
Lo scippo della vergogna si è consumato in pochi istanti, quelli che sono serviti al ladro per sfilare dalla carrozzina lo zaino che Franco aveva sistemato alle sue spalle e scappare. «Ho urlato – ricorda ripercorrendo il furto avvenuto alle 17 di mercoledì – ma in quel momento dal parcheggio lungo gli scali delle Cantine non passava nessuno. Mi sono sentito indifeso. Non sa quanto avrei desiderato potermi alzare, inseguirlo e agguantarlo. Invece sono dovuto restare lì, sulla carrozzina. E il ladro lo sapeva. Ecco, è questo che mi ha fatto più male, mi ha disarmato dentro perché si è approfittato di una persona più debole che non poteva reagire. La stessa cosa avviene quando truffano o derubano gli anziani».
Dentro allo zaino di Franco gli effetti personali e il borsello dove teneva documenti, carte di credito e un centinaio di euro in contanti. «Con mia moglie – prosegue ricordando l’incidente in moto che 15 anni fa gli ha cambiato la vita – abbiamo fatto il giro del quartiere, siamo arrivati fino a via della Torretta, ma dello zaino nessuna traccia».
Sullo scippo del Pontino ora indaga la polizia che ha raccolto la denuncia del cinquantanovenne. «Mi hanno chiesto se intorno ci fossero delle telecamere e l’identikit del ladro. In faccia non l’ho visto, ma il resto lo ricordo bene: alto un metro e settanta, magro, indossava un paio di jeans, un giacchetto celeste e una borsa a tracolla».
Per misurare la gravità di questo episodio basta ascoltare le parole di sdegno di Fabrizio Torsi, presidente dell’associazione paraplegici. «Che prima o poi saremmo arrivati a tanto era prevedibile. Si tratta della prova che servano più agenti in borghese sul territorio perché i nuovi scippatori sono diventati grandi e hanno messo su cervello, senza fatica attaccano prede indifese. Siamo passati dall’anziano al disabile, roba da veri signori». La riflessione successiva è di quelle che gela le coscienze. «Come nella Savana – va avanti – un leone attacca una gazzella zoppa, come leone – dice rivolgendosi allo scippatore – certamente non vale niente, nessun onore nel cacciare una preda storpia».
Difficile, insomma, digerire quanto accaduto perché «nel mio mondo i ladri hanno un codice d’onore ma a quanto pare oggi sono decaduti». L’ultima riflessione riguarda la situazione dei disabili. «Eravamo e siamo impegnati a gestire una vita difficile che risente dei tagli alla spesa sanitaria e sociale applicata dai burocrati, eravamo e siamo impegnati a non cadere a terra a causa di buche e a non sporcarsi le mani con lo sterco dei cani mentre spingiamo le ruote delle nostre sedie. Siamo impegnati a difendere la nostra dignità e a dimostrare che un evento prepotente come una lesione midollare non ferma un uomo determinato a vivere. Ma non possiamo vivere dimenticando di vivere...». Come successo a Franco.
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