Italia
La protezione civile spaccata in due metà
di Mauro Zucchelli
La scelta della giunta 32 giorni prima dell’apocalisse di fango
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LIVORNO. Da un lato, quel che è successo la notte maledetta dell’apocalisse di fango: 250 millimetri di pioggia concentrati in poche ore, è un diluvio d’acqua che a calcolarlo un po’a spanne vale poco meno di metà della metà del Vajont. Devasta tante zone della città, danneggia quasi 2mila abitanti e più di 300 imprese, uccide nove persone. Ci si poteva fare qualcosa? Comunque il sindaco Filippo Nogarin l’ha saputo solo appena prima delle 7 del mattino, quando la catastrofe era già passata (e idem il capo della protezione civile).
Dall’altro, quel che è accaduto nel corso dei decenni precedenti: gli edifici costruiti vicino agli argini, anzi sempre più vicino; la manutenzione quando càpita e se proprio avanza; l’illusione che una buona dose di cemento armato sia sufficiente per risolvere qualsiasi tipo di problema; un’idea di urbanistica che nella lunga stagione del centrosinistra si è concretizzata in Prg che fin dalla metà degli anni ’50 sono sempre stati riveduti e corretti a suon di variantone. Ci poteva fare qualcosa?
A TU PER TU CON I PM
Risulta però che, nelle cinque ore davanti al procuratore capo Ettore Squillace Greco, ai pm Antonella Tenerani, Giuseppe Rizzo, Sabrina Carmazzi e al comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, l’attenzione degli inquirenti si sia focalizzata anche su qualcosa che sta in mezzo fra le quattro ore di inferno atmosferico prima dell’alba del 10 settembre e la gestione dell’urbanistica dei decenni precedenti. Soprattutto due cose.
L’una riguarda il nuovo piano di protezione civile: va aggiornato ogni cinque anni e quando si scatena la furia dell’alluvione invece non è ancora stato approvato il piano che sostituisce quello varato alla metà di novembre di sette anni fa. Sia chiaro, la protezione civile non è una scatoletta di tonno da consumarsi “preferibilmente entro” la data stampigliata sull’etichetta. Però è quantomeno singolare che il piano non fosse in vigore benché l’avessero presentato addirittura tre volte: nel febbraio 2016, indicando una per una le 82 aree destinate ad accogliere i cittadini in caso di calamità naturale con la nuova cartellonistica già pronta; a distanza di un anno esatto, il bis con il sindaco Nogarin; infine, in una serie di incontri con la cittadinanza nei quartieri. Con una battuta di Nogarin che, col senno di poi, diventa paradossale: un piano «non serve a niente se viene lasciato in un cassetto». Già, peccato che sia accaduto proprio così: la giunta ne discute nel novembre 2016, il documento viene ufficializzato nel gennaio successivo, poi si aspetta l’ok della Regione…
LA RIORGANIZZAZIONE
E l’altra questione di questo tipo finita sotto i riflettori? È il drastico riassetto che cambia l’identikit, la catena di comando, i vertici e il modo di funzionamento della protezione civile: l’ha decisa la giunta M5s di Palazzo Civico all’interno della riorganizzazione della “macchina” burocratica municipale. Questo settore decisivo viene rivoluzionato appena 32 giorni prima che venga giù tutta quella pioggia e si trasformi in fango, devastazione e morte.
È una questione sulla quale hanno richiamato l’attenzione fin da ottobre anche le segreterie dei sindacati Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl del Comune di Livorno. Primo: la protezione civile è stata «profondamente modificata sia al suo interno che nella sua collocazione dentro la cosiddetta macchina comunale». Secondo: l’ufficio ha visto destinati ad altri incarichi «almeno due tecnici» e soprattutto «ha perso un dirigente geologo molto competente e appassionato della materia, che da 15 anni ne era responsabile» e almeno due tecnici» (il riferimento è a Leonardo Gonnelli, un geologo specializzato in protezione civile spedito a occuparsi di rotatorie e parcheggi). Terzo: questo settore è stato «inserito nell’organizzazione della polizia municipale, limitandone di fatto la sua vocazione alla prevenzione», per essere spostato in un settore che «privilegia altre tipologie d’intervento riguardanti anche la sicurezza».
In concreto, si è scelto di smontare la precedente organizzazione della protezione civile municipale: via i geologi (che sono stati destinati al settore ambiente affidato a un drigente non tecnico bensì con laurea in giurisprudenza), la parte operativa è stata messa in mano ai vertici dei vigili urbani.
Ce la metterà tutta il segretario generale di Palazzo Civico, Giuseppe Ascione, nell’audizione in commissione a dare una motivazione a quella scelta: tutta colpa della progressiva diminuzione del personale che il Comune poteva mettere a disposizione della protezione civile, non restava che affidarsi a «una struttura corposa con capacità di allertamento collaudata 24 ore su 24 e con una massa di manovra massiccia: insomma, il corpo di polizia municipale».
L’ESATTO OPPOSTO
Ma è proprio l’opposto di come erano stati combinati fino ad allora negli ingranaggi del municipio: rivendicato dallo stesso Nogarin con l’alleanza fra la squadra della difesa del suolo e gli operativi della protezione civile. Con un’idea che aveva accomunato tanto l’ultima fase delle giunte Pd che quella iniziale M5s: la protezione civile non si mette in moto a catastrofe avvenuta ma lavora in tandem con la programmazione. Non è forse vero che nell’organigramma del governo nazionale lavora per Palazzo Chigi così come qui era stata messa in staff con il sindaco?
Dall’altro, quel che è accaduto nel corso dei decenni precedenti: gli edifici costruiti vicino agli argini, anzi sempre più vicino; la manutenzione quando càpita e se proprio avanza; l’illusione che una buona dose di cemento armato sia sufficiente per risolvere qualsiasi tipo di problema; un’idea di urbanistica che nella lunga stagione del centrosinistra si è concretizzata in Prg che fin dalla metà degli anni ’50 sono sempre stati riveduti e corretti a suon di variantone. Ci poteva fare qualcosa?
A TU PER TU CON I PM
Risulta però che, nelle cinque ore davanti al procuratore capo Ettore Squillace Greco, ai pm Antonella Tenerani, Giuseppe Rizzo, Sabrina Carmazzi e al comandante del nucleo investigativo dei carabinieri, l’attenzione degli inquirenti si sia focalizzata anche su qualcosa che sta in mezzo fra le quattro ore di inferno atmosferico prima dell’alba del 10 settembre e la gestione dell’urbanistica dei decenni precedenti. Soprattutto due cose.
L’una riguarda il nuovo piano di protezione civile: va aggiornato ogni cinque anni e quando si scatena la furia dell’alluvione invece non è ancora stato approvato il piano che sostituisce quello varato alla metà di novembre di sette anni fa. Sia chiaro, la protezione civile non è una scatoletta di tonno da consumarsi “preferibilmente entro” la data stampigliata sull’etichetta. Però è quantomeno singolare che il piano non fosse in vigore benché l’avessero presentato addirittura tre volte: nel febbraio 2016, indicando una per una le 82 aree destinate ad accogliere i cittadini in caso di calamità naturale con la nuova cartellonistica già pronta; a distanza di un anno esatto, il bis con il sindaco Nogarin; infine, in una serie di incontri con la cittadinanza nei quartieri. Con una battuta di Nogarin che, col senno di poi, diventa paradossale: un piano «non serve a niente se viene lasciato in un cassetto». Già, peccato che sia accaduto proprio così: la giunta ne discute nel novembre 2016, il documento viene ufficializzato nel gennaio successivo, poi si aspetta l’ok della Regione…
LA RIORGANIZZAZIONE
E l’altra questione di questo tipo finita sotto i riflettori? È il drastico riassetto che cambia l’identikit, la catena di comando, i vertici e il modo di funzionamento della protezione civile: l’ha decisa la giunta M5s di Palazzo Civico all’interno della riorganizzazione della “macchina” burocratica municipale. Questo settore decisivo viene rivoluzionato appena 32 giorni prima che venga giù tutta quella pioggia e si trasformi in fango, devastazione e morte.
È una questione sulla quale hanno richiamato l’attenzione fin da ottobre anche le segreterie dei sindacati Cgil Fp, Cisl Fp e Uil Fpl del Comune di Livorno. Primo: la protezione civile è stata «profondamente modificata sia al suo interno che nella sua collocazione dentro la cosiddetta macchina comunale». Secondo: l’ufficio ha visto destinati ad altri incarichi «almeno due tecnici» e soprattutto «ha perso un dirigente geologo molto competente e appassionato della materia, che da 15 anni ne era responsabile» e almeno due tecnici» (il riferimento è a Leonardo Gonnelli, un geologo specializzato in protezione civile spedito a occuparsi di rotatorie e parcheggi). Terzo: questo settore è stato «inserito nell’organizzazione della polizia municipale, limitandone di fatto la sua vocazione alla prevenzione», per essere spostato in un settore che «privilegia altre tipologie d’intervento riguardanti anche la sicurezza».
In concreto, si è scelto di smontare la precedente organizzazione della protezione civile municipale: via i geologi (che sono stati destinati al settore ambiente affidato a un drigente non tecnico bensì con laurea in giurisprudenza), la parte operativa è stata messa in mano ai vertici dei vigili urbani.
Ce la metterà tutta il segretario generale di Palazzo Civico, Giuseppe Ascione, nell’audizione in commissione a dare una motivazione a quella scelta: tutta colpa della progressiva diminuzione del personale che il Comune poteva mettere a disposizione della protezione civile, non restava che affidarsi a «una struttura corposa con capacità di allertamento collaudata 24 ore su 24 e con una massa di manovra massiccia: insomma, il corpo di polizia municipale».
L’ESATTO OPPOSTO
Ma è proprio l’opposto di come erano stati combinati fino ad allora negli ingranaggi del municipio: rivendicato dallo stesso Nogarin con l’alleanza fra la squadra della difesa del suolo e gli operativi della protezione civile. Con un’idea che aveva accomunato tanto l’ultima fase delle giunte Pd che quella iniziale M5s: la protezione civile non si mette in moto a catastrofe avvenuta ma lavora in tandem con la programmazione. Non è forse vero che nell’organigramma del governo nazionale lavora per Palazzo Chigi così come qui era stata messa in staff con il sindaco?
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