Toscana
Il genocidio dimenticato L’Olocausto in anteprima
Film, incontro e mostra di foto per scoprire le radici degli orrori del Novecento È una comunità che ha avuto profonde radici nella storia della nostra città
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LIVORNO. La parola “genocidio” è entrata nel dizionario storico-politico per descrivere il massacro che ha visto l’eliminazione fisica di un milione e mezzo di armeni a cavallo fra il 1915 e l’anno successivo: quasi l’anteprima di quel che il Novecento avrebbe conosciuto con l’Olocausto ebraico per mano dei nazisti.
C’è un «filo rosso che lega il genocidio armeno alla Shoah» e quest’anno la Giornata del dialogo ebraico-cristiano, in agenda ieri (e istituita nel ’90 dalle Conferenze episcopali europee su proposta del vescovo livornese Alberto Ablondi) ha fissato lo sguardo su questa pagina di storia troppo spesso lontana dai riflettori.
Non dev’essere soltanto una coincidenza del calendario, insomma, se questa data anticipa di dieci giorni l’appuntamento con la “Giornata della memoria” nell’anniversario della liberazione di Auschwitz: «È importante che queste due date non diventino vuote celebrazioni ma recuperino le loro radici storiche come momenti di memoria condivisa», dicono dal quartier generale degli organizzatori.
I“Metz Yeghern” in armeno significa “Il Grande Male”: è l'appellativo con cui è definito lo sterminio programmato del quale fu vittima la popolazione armena. «Senza la conoscenza di quegli avvenimenti, su ciò che questo genocidio ha rappresentato nello svolgersi della storia del Novecento, il quadro storico generale risulta manchevole o falsato», scrive la prof. Antonia Arslan, che con il suo romanzo storico “La masseria delle allodole” ha riportato questo massacro all’attenzione del mondo.
L’evento è stato contrassegnato da una pluralità di fasi. Al mattino: la proiezione del film firmato dai fratelli Taviani tratto dal libro di Antonia Arslan, della quale era stata annunciata poi la presenza al dibattito con gli studenti. Nel pomeriggio: nella sala diocesana di via delle Galere l’incontro ufficiale della “Giornata del Dialogo Ebraico Cristiano” (preceduto dall’accensione della chanukkiah davanti alla sinagoga e da una riflessione del rabbino Yair Didi) mettendo in cartellone nomi, oltre a quello della prof. Arslan, come quello della filosofa e teologa cattolica Siobhan Nash Marshall, del professor Vittorio Robiati Bendaud e del presidente dell’Associazione Cassiodoro di Milano, Antonio Tarzia. Infine, poco più tardi, il via alla mostra fotografica nella settecentesca chiesa armena di San Gregorio Illuminatore in via della Madonna.
Quest’ultimo appuntamento è in agenda fino al 17 febbraio ed è visitabile gratis dalle scuole e dalla cittadinanza: viene messa in vetrina la presentazione del libro dei Salmi di suppliche del popolo ebraico tradotte da Cassiodoro il grande fondatore di scuole e monasteri nel sesto secolo dopo Cristo. A ciò si aggiungano i documenti dell’Archivio di Stato sugli armeni a Livorno e quelli della Camera di Commercio di Livorno che faranno conoscere come la comunità armena a Livorno sia stata una presenza significativa sia in ambito culturale che economico nel Settecento e nell’Ottocento nella nostra zona.
C’è un «filo rosso che lega il genocidio armeno alla Shoah» e quest’anno la Giornata del dialogo ebraico-cristiano, in agenda ieri (e istituita nel ’90 dalle Conferenze episcopali europee su proposta del vescovo livornese Alberto Ablondi) ha fissato lo sguardo su questa pagina di storia troppo spesso lontana dai riflettori.
Non dev’essere soltanto una coincidenza del calendario, insomma, se questa data anticipa di dieci giorni l’appuntamento con la “Giornata della memoria” nell’anniversario della liberazione di Auschwitz: «È importante che queste due date non diventino vuote celebrazioni ma recuperino le loro radici storiche come momenti di memoria condivisa», dicono dal quartier generale degli organizzatori.
I“Metz Yeghern” in armeno significa “Il Grande Male”: è l'appellativo con cui è definito lo sterminio programmato del quale fu vittima la popolazione armena. «Senza la conoscenza di quegli avvenimenti, su ciò che questo genocidio ha rappresentato nello svolgersi della storia del Novecento, il quadro storico generale risulta manchevole o falsato», scrive la prof. Antonia Arslan, che con il suo romanzo storico “La masseria delle allodole” ha riportato questo massacro all’attenzione del mondo.
L’evento è stato contrassegnato da una pluralità di fasi. Al mattino: la proiezione del film firmato dai fratelli Taviani tratto dal libro di Antonia Arslan, della quale era stata annunciata poi la presenza al dibattito con gli studenti. Nel pomeriggio: nella sala diocesana di via delle Galere l’incontro ufficiale della “Giornata del Dialogo Ebraico Cristiano” (preceduto dall’accensione della chanukkiah davanti alla sinagoga e da una riflessione del rabbino Yair Didi) mettendo in cartellone nomi, oltre a quello della prof. Arslan, come quello della filosofa e teologa cattolica Siobhan Nash Marshall, del professor Vittorio Robiati Bendaud e del presidente dell’Associazione Cassiodoro di Milano, Antonio Tarzia. Infine, poco più tardi, il via alla mostra fotografica nella settecentesca chiesa armena di San Gregorio Illuminatore in via della Madonna.
Quest’ultimo appuntamento è in agenda fino al 17 febbraio ed è visitabile gratis dalle scuole e dalla cittadinanza: viene messa in vetrina la presentazione del libro dei Salmi di suppliche del popolo ebraico tradotte da Cassiodoro il grande fondatore di scuole e monasteri nel sesto secolo dopo Cristo. A ciò si aggiungano i documenti dell’Archivio di Stato sugli armeni a Livorno e quelli della Camera di Commercio di Livorno che faranno conoscere come la comunità armena a Livorno sia stata una presenza significativa sia in ambito culturale che economico nel Settecento e nell’Ottocento nella nostra zona.
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