Il Tirreno

Livorno

A casa di Lonzi e Palandri sequestrate opere d'arte di Guttuso e Kostabi

di Federico Lazzotti
A casa di Lonzi e Palandri sequestrate opere d'arte di Guttuso e Kostabi

Livorno, in totale si tratta di sei tra dipinti e sculture per un valore complessivo di circa un milione. Secondo gli investigatori sono state acquistate con i soldi della Ra.Ri. e messe a bilancio

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LIVORNO . Con i soldi che incassavano dal trattamento dei rifiuti all’interno della Ra.Ri., l’azienda di smaltimento di via Fabbri, acquistavano quadri e sculture di grandi artisti internazionali – da Guttuso a Kostabi – che però, invece di tenere negli uffici, avevano trasferito e sistemato nelle loro residenze. È quello che hanno scoperto gli investigatori nell’ambito della maxi inchiesta della direzione distrettuale antimafia di Firenze sulla presunta associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti che il 14 dicembre scorso ha portato all’arresto di sei persone e al sequestro, oltre che della Ra.Ri., anche della Lonzi Metalli, in via Limone.

VIDEO. Le intercettazioni choc

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È proprio durante le perquisizioni nella tenuta di Fauglia dove da oltre un mese sono ai domiciliari Emiliano Lonzi, 62 anni, gestore di fatto delle due aziende, e la moglie Anna Mancini, 63, considerata il braccio amministrativo del marito nel creare la falsa documentazione, che i carabinieri hanno trovato tre dipinti e una scultura. Stesso risultato quando i militari si sono presentati alla Leccia, nell’abitazione di Mauro Paladri, 56 anni, responsabile operativo all’interno dell’impianto della Ra.Ri. Qui sono stati recuperate altre due opere d’arte, tra cui un quadro firmato Renato Guttuso.

In totale, oltre al dipinto del massimo esponente pittorico del neorealismo italiano, sono state sequestrate opere di Mark Kostabi, artista americano giudicato l’erede di Andy Warhol, del maestro Gianfranco Meggiato, scultore che crea complesse opere in bronzo fuso a cera persa e di Giorgio Celiberti, l’artista della sperimentazione. «In totale – spiegano gli investigatori – si tratta di opere la cui stima sfiora il milione di euro».

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È spulciando i bilanci degli ultimi anni della Ra.Ri che i carabinieri si sono accorti che quelle opere erano state acquistate – come investimento – spendendo i soldi dell’azienda. «È per questo – vanno avanti – che come disposto dal giudice per le indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare che è scattato, per tutte, il sequestro». Proprio il giudice, nel capitolo che riguardava i sequestri preventivi spiegava come – nel caso in esame – sussista il pericolo che la libera disponibilità dei beni aziendali possa determinare un aggravamento o una protrazione delle conseguenze dei reati ipotizzati di attività organizzate per il traffico di rifiuti e di associazione per delinquere.

Aggiungendo come, la circostanza che l’attuale legale rappresentante della società Lonzi Metalli e della società Ra.Ri. non sia destinatario della misura cautelare non porta a ritenere cessato il pericolo di ripetizione dei reati in questione. Dipinti e scultore non sono gli unici beni congelati dal Tribunale agli imprenditori arrestati a garanzia di una presunta truffa di quattro milione di euro ai danni della Regione per il mancato pagamento delle tasse attraverso l’alterazione dei codici dei rifiuti da trasferire in discarica.

Tra i beni sequestrati, infatti, spuntano anche due appartamenti a Livorno, alcuni garage, e il parco mezzi delle due aziende di cui fanno parte auto e camion. «Il totale dei beni bloccati – conclude chi indaga – si aggira intorno ai due milioni e mezzo di euro». Ovviamente anche per quello che concerne il sequestro di tutti questi beni la versione dei difensori, che in questo caso preferisce non commentare, è molto diversa da quella della Procura di Firenze che nel frattempo sta continuando a indagare. Ad oggi, oltre alle sei persone arrestate un mese fa, sarebbero una cinquantina in tutto gli indagati.

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