Gioco
Addio Andrea Vanni, stroncato a 43 anni da un infarto
Livorno, lavorava nell’azienda di famiglia “Labronica infissi”. Calcio a 5 e pesca le sue passioni: mercoledì 17 gennaio i funerali ai Lupi
LIVORNO. Un infarto di notte, improvviso e fatale. I soccorritori che arrivano nel giro di pochissimi minuti, i tentativi di rianimazione che purtroppo si rivelano inutili, le lacrime dei familiari che non si fermano. Se n’è andato così Andrea Vanni, 43 anni, livornese, titolare insieme al fratello Alessio dell’azienda di famiglia “Labronica infissi”, aperta quarant’anni fa dal padre Paolo e oggi in via dei Pelaghi. Era a casa insieme alla compagna Ilaria quando improvvisamente, tra le 3,30 e le 4 di notte, si è alzato dal letto per un dolore al petto, ha chiesto aiuto e si è accasciato sul pavimento: inutili i soccorsi dei volontari della pubblica assistenza, con il medico che ha tentato di rianimarlo per circa un’ora e alla fine non ha potuto far altro che constatare il decesso.
Andrea era solo un bambino quando suo padre, nel ’78, fondò l’azienda in via Piemonte, dopo aver lavorato come responsabile della produzione e installatore della ditta di serramenti in alluminio Orsolini. La moglie Laura diventò socia pochi anni dopo, quando la “Labronica infissi” iniziò a farsi conoscere prima nel quartiere di Coteto e poi in tutta la città. Un’espansione proseguita anche con i figli, che avevano preso in mano la società nel corso del 2008 acquistando subito un capannone in via dei Pelaghi per crescere a livello tecnologico. «Andrea era il nostro punto di riferimento e si occupava principalmente del montaggio - è il ricordo del fratello Alessio - era sempre sorridente e disponibile, sapeva risolvere qualsiasi problema sia al lavoro che nella vita di tutti i giorni. In che modo? Con il suo carattere tranquillo, spesso accondiscendente. Era impossibile non volergli bene».
La grande passione di Andrea Vanni era il calcetto, il calcio a 5 sui campi in erba sintetica della nostra città. Da anni seguiva e allenava una squadra protagonista sul verde delle Cinque Querce, l’Hellas Livorno, una seconda famiglia sia per lui che per tutti i ragazzi. E poi amava la pesca, l’altro suo hobby nel tempo libero. «Era una persona semplice, umile - ricordano gli amici di sempre - era il primo a salutare e il primo ad aiutarti se avevi bisogno di qualcosa. Morire così è assurdo, veramente assurdo». E sui social network, a partire da Facebook, non sono mancati messaggi da parte di ex compagni di squadra e avversari. Perché sì, in fondo era impossibile non restare colpiti dal sorriso e dalla disponibilità di Andrea. E stamani, mercoledì 17 gennaio, alle 10,30 al cimitero dei Lupi, ci saranno anche decine di compagni d’avventura sui campi di calcetto. Per l’ultimo saluto all’imprenditore-allenatore che sapeva entrare nel cuore di tutti.
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