Italia
Si è spento a 82 anni Federico Sgherri ex capo dei piloti
Livorno, da pensionato si era dedicato con generosità al volontariato per aiutare i marittimi ad avere «una casa lontano da casa»
LIVORNO. La vita l’ha spesa a fare l’“angelo custode” sul mare: prima, come pilota del porto, conducendo le navi nel tratto più vicino a riva in entrata e in uscita dallo scalo; poi, come volontario della Stella Maris, stando al fianco dei tanti marittimi in cerca di una parola amica lontanissimo da casa, appena prima di tornare a imbarcarsi.
Ma adesso che si è fermato per sempre il cuore di Federico Sgherri, 82 anni da compiere a primavera, bisogna dire che lui non avrebbe gradito una definizione così roboante e un po’ troppo “giornalese”: lui che aveva avuto per lunghi anni la responsabilità di capo pilota; lui che aveva accompagnato il “Moby Prince” nei pochi minuti fra l’ultima partenza dalla banchina e l’uscita dal porto; lui che era una delle figure più note nell’arcipelago di figure che compongono la “comunità del mare” della nostra città, si tratti di mondo portuale, di istituzioni marittime, di circoli velici e di associazioni marinare.
Inutile dire che Sgherri era uno di quei tipi che non amano stare sotto i riflettori a fare la ruota del pavone. Al contrario, meglio spendersi nel “fare” in difesa degli altri. Il certificato di nascita dice Genova ma, dopo i primi passi nella Marina militare e in quella Mercantile, è a Livorno che arriva vincendo il concorso per pilota: ha appena spento 31 candeline sulla torta di compleanno. Vi resterà fino alla fine del ’97 (dal ’93 come capo pilota).
La passione per il mare l’aveva trasmessa ai figli: Gabriele, insegnante, e Ubaldo, che ha seguito le orme paterne diventando vicecapo-pilota. Per sé l’aveva declinata anche nella vela: era impegnato nel Propeller ed era stato nominato socio d’onore dello Yacht Club. Per conferirgli la nomina, il presidente Gian Luca Conti aveva messo nero su bianco un post così: «Non è facile spiegare il perché in poche parole: è chiaro a chiunque conosca il comandante Sgherri. Lo merita per il suo attaccamento al club, per il suo essere un velista attento e intelligente, ma soprattutto per avere il raro dono di insegnare senza parere».
Una volta andato in pensione, era diventato il punto di riferimento del volontariato che cerca di dare «una casa lontano da casa» ai tanti disperati che per lavoro viaggiano fra mari e oceani da una parte all’altra del mondo. Al loro fianco hanno trovato l’Authority, la Capitaneria e i Piloti, insieme all’ufficio diocesano dell'Apostolato del Mare, tant’è vero che a inaugurarlo fu monsignor Paolo Razzauti mentre Sgherri era stato il “regista” del progetto livornese. In silenzio, ovviamente.
«Era un vero e proprio pezzo di storia del porto di Livorno», racconta Massimiliano Lupi, attuale capo-pilota. «Era dotato di un’inarrivabile perizia ed istinto marinaresco: tutti i piloti, come me, che hanno avuto la fortuna di averlo come “maestro” riconoscono in lui anche una innata propensione all’insegnamento della professione. Dotato di una calma e serenità anche nelle situazioni più estreme e complicate veramente invidiabile: cosa ancora più importante, riusciva ad infondere calma anche ai comandanti e agli ufficiali delle navi che stava manovrando. Non ricordo di averlo mai visto scomposto di una virgola anche nelle situazioni più disperate e condizioni meteo più severe».
«Uno dei migliori piloti che il porto abbia avuto»: lo ricorda così Cino Milani, ex capo-pilota. «Era una persona buona e altruista, ha sempre pensato al prossimo. Mancherà a tutto il porto e mancherà a me: mi ha tenuto a lezione a lungo, se faccio il pilota lo devo a lui». «Era amico di mio marito Raimondo Pollastrini: un rapporto – racconta commossa Maria Gloria Giani, imprenditrice portuale – che era nato da ragioni professionali ed era poi cresciuto sulla stima reciproca: sentivano di avere la stessa riservatezza, la stessa serietà, la stessa generosità. Mio marito me ne parlava con grande affetto, aumentato dall’impegno in favore degli altri nel volontariato. Sì, Sgherri era un gran signore che si muoveva in punta di piedi».
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