Il Tirreno

Livorno

Piazza Garibaldi: «Incassi dimezzati, dateci soluzioni per poter lavorare»

di Francesca Suggi
Piazza Garibaldi: «Incassi dimezzati, dateci soluzioni per poter lavorare»

Livorno, tra rabbia e sconforto lo sfogo dei gestori delle baracchine: «Va modificata la nostra concessione, alt alla discriminazione»

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LIVORNO. Manola Martelli si è adeguata. Ha reso la sua boutique del vintage un “banco dei puffi”, come la chiama lei, per evitare sanzioni e problemi. «L’ho fatto con pessimi risultati: i miei incassi sono dimezzati e faccio fatica a pagare tutte le spese», ha il nodo alla gola e la rabbia che sgorga da ogni parola la commerciante di piazza Garibaldi. La sua è una delle baracchine secondo i parametri delle vecchie concessioni (in scadenza nel 2026). Lei, come gli altri colleghi nella sua stessa condizione, stanno vivendo una situazione lavorativa che ha del paradossale: secondo il regolamento non possono esporre la merce fuori dalla propria struttura, tutto deve essere concentrato in quella manciata di metri quadri. Pena sanzioni da 169 euro per “occupazione del suolo pubblico”. Questo non vale per le nuove concessioni.

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TROVATE UNA SOLUZIONE. Nei giorni scorsi l’ennesima diatriba con i vigili urbani. «Purtroppo siamo esasperati: non ci hanno fatto multe e li ringraziamo, ci hanno ricordato che dovevamo mettere tutti gli stendini e la nostra merce all’interno della baracchina, io a quel punto l’ho fatto, chiudendo il banco e andando a lamentarmi per l’ennesima volta in Comune», racconta Valter Carlesi che insieme alla moglie gestisce da 4 anni la baracchina di abbigliamento numero 10. «Noi siamo disponibili a tutto, lo abbiamo detto in tutte le lingue agli uffici e all’assessora Baldari: fateci pagare anche a noi il suolo pubblico come fanno per le nuove concessioni, rivedete il contratto, trovateci un altro posto - ripercorre le soluzioni proposte all’amministrazione - Così non possiamo lavorare in modo dignitoso: sono un banco di abbigliamento, ho bisogno di mettere fuori gli stendini per esporre la merce, altrimenti la gente non viene più come sta succedendo». Richard Minaya del banco di frutta e verdura: «Dicono che il nostro contratto non si può modificare, ma come è possibile?».

SIAMO DISCRIMINATI. Anche Sonia Deri de Ir Barroccino di una volta ha provato ad allestire il banco di scarpe e abbigliamento all’interno. «È stato impossibile - racconta - Abbiamo bisogno di esporre, altrimenti chi ci compra? E invece sembriamo degli abusivi che corrono ai ripari appena arrivano i vigili». «Tanto le chiavi non le riconsegneremo», va in scia il titolare Alessio Mulè.

«QUALE RILANCIO». L’atmosfera che si respira tra i titolari delle vecchie concessioni non è delle migliori. «Qui si parla tanto di progetti di rilancio di questa piazza, si fanno feste, benissimo ma noi? Ci hanno rovinato, questa è la verità: far morire il commercio non mi pare un gran modo di rilanciare», tuona Martelli. Si guarda al palco e ai giochini da poco inaugurati: «Mi chiedo come sia possibile aver piazzato giochi per bambini a due passi dalla strada: è molto pericoloso. Eppure hanno preferito metterli là e non nel prato sotto la statua», chiude Sonia Deri.
 

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