Il Tirreno

Livorno

Muore investita sulle strisce

Muore investita sulle strisce

Vada, la vittima aveva 85 anni: il conducente è un pensionato di Castiglioncello

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VADA. Gli sguardi dai marciapiedi sono smarriti in attesa di una conferma che non arriva. Il nome però è già nell’aria e qualcuno inizia a piangere. Tra questi c’è Barbara, figlia di un’amica, che l’aveva incontrata poco prima. «Le ho chiesto come stava e lei mi ha risposto “tiriamo avanti: la morte ha da trovarmi viva”, quasi se lo sentisse». In realtà l’espressione racconta una voglia di vivere che Ines Venanzoni ha tenuto ben stretta fino all’ultimo momento, balenato all’improvviso ieri mattina poco dopo le 11, quando un’auto l’ha travolta mentre attraversava la strada.

Le auto della polizia municipale bloccano un tratto di almeno cento metri della via Aurelia, nel cuore di Vada, all’incrocio con via Gobetti. È lì che si è consumata la tragedia. Venanzoni, 85 anni, non abita lontano. Stava tornando a casa quando una Ford l’ha investita sulle strisce pedonali o comunque poco distante: questo è un elemento d’indagine che dovranno sciogliere i rilievi fatti dai vigili arrivati sul posto. Fatto sta che l’impatto è stato abbastanza violento da farle fare un volo di qualche metro. Tra la piccola folla che si è riunita sui marciapiedi nessuna ha visto nulla, ma la posizione del lenzuolo bianco sull’asfalto e quella dell’auto ferma poco più avanti raccontano bene la dinamica dell’incidente.

Carlo Riccucci è vicino alla sua macchina e ripete di non averla vista. «Ero quasi fermo, non l’ho vista», continua a dire, forse più a se stesso che non al vigile che lo sta a sentire. Pensionato, residente a Castiglioncello, è lui il conducente che ha investito l’anziana. Suo fratello prova inutilmente a consolarlo mentre sta con la testa china sulla ringhiera di uno dei condomini che circondano la strada. In auto ha un cane, che verrà a prendere sua moglie poco dopo.

Sono loro, Ines e Carlo, i protagonisti di questo dramma di cui non ci sono testimoni: le uniche ricostruzioni raccolte dalla municipale partono dal rumore di una frenata, da un colpo secco, da una manciata di secondi dopo l’incidente. A chiamare i soccorsi sono stati proprio alcuni residenti che si sono affacciati per capire l’origine di quegli strani rumori: hanno visto la donna a terra, l’auto in mezzo alla strada e hanno telefonato al 118.

«Dicono che sia Ines, la moglie dell’Orlandini», dicono tra di loro delle signore accorse sulla strada. Il telo bianco steso sul cadavere nasconde l’identità della vittima, ma la conferma non tarda ad arrivare. Chi imbocca via Aurelia da via Gobetti sbircia e chiede cosa sia accaduto, mentre un nonno fa chiudere gli occhi al nipotino e lo fa attraversare prendendolo per mano. Ora tutti attendono Marcello, l’unico dei tre figli della donna che ancora viva a Vada. La municipale, invece, aspetta il magistrato per rimuovere il cadavere. «Questa strada è una trappola», dicono i residenti. Marcello Orlandini arriva intorno alle 12.30. Riccucci intanto è tornato a sedersi nella sua auto. Per almeno un’ora, i due non si rivolgono neanche uno sguardo, travolti, ognuno per proprio conto, dalla stessa tragedia.(al.f.)

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di Redazione web