Il Tirreno

Livorno

«La grande bellezza» Groppi racconta la nostra Costituzione

di Enrico Paradisi
«La grande bellezza» Groppi racconta la nostra Costituzione

La docente dell’università di Siena in consiglio comunale «Mi avrebbe fatto piacere vedere una sala più piena» 

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LIVORNO. La grande bellezza, della Costituzione. Con la lectio magistralis di Tania Groppi, costituzionalista, professoressa ordinaria all’università di Siena di diritto pubblico si è celebrato ieri in consiglio comunale, l’anniversario dell’entrata in vigore della nostra Carta fondamentale. Catia Sonetti, direttrice dell’Istoreco, ha introdotto l’intervento con un po’di rammarico.

«Mi avrebbe fatto piacere una sala più piena, perché quella di oggi è una giornata importante, una data spartiacque: il 70° anniversario della promulgazione della Costituzione italiana».

«Una Costituzione bella, importante, e significativa – ha aggiunto – non solo per la resistenza e per il biennio convulso che ne ha preceduto la stesura, ma perché i 556 costituenti sono riusciti a costruire una sintesi di grandissimo livello». Il punto di partenza per la docente universitaria è appunto il consenso ottenuto dall’assemblea costituente, un’ampia maggioranza la approvò: «Ma quello che dobbiamo celebrare sono i 70 anni di pace e prosperità del nostro paese, in cui si colloca la celebrazione di una costituzione che è vissuta in questa epoca e che ha dato un contributo ad un’epoca di pace e prosperità».

Costituzione che è ancora percepita perlomeno nei suoi principi fondamentali come casa comune condivisa. Siamo a Livorno e Groppi richiama la figura di Carlo Azeglio Ciampi «che tanto ha fatto per valorizzare i simboli della Repubblica», e quella costituzione che lui stesso definiva la sua “Bibbia civile” : «Mi sento di dire che questi principi e questi valori sono ancora percepiti in questo modo», ha detto ai consiglieri.

Parla di meno paure per il futuro, la docente universitaria, grazie proprio a celebrazioni come queste, e di un’epoca nuova del costituzionalismo quello inaugurato dalla nostra Costituzione (una tra le più longeve nel mondo): diverso da quello liberale ottocentesco, quello del secondo dopoguerra in cui le costituzioni diventano atti normativi supremi vincolanti per tutti i poteri che sono tenuti a rispettarle, ponendo principi diritti ponendosi alla base della convivenza civile e coesione sociale, riflettendo una dimensione di giustizia che si proietta nel futuro.

Quando si dice che la nostra costituzione è la più bella del mondo, che cosa si vuol dire? Si sottolinea il contributo importante a questa fase nuova del costituzionalismo moderno del nostro testo, insieme alla costituzione tedesca.

La forza della nostra costituzione sta nel fatto che ha le radici in un momento “unico e irripetibile” che si collega, usando le parole di Giuseppe Dossetti ad un evento di proporzioni immani con la sua scia di milioni di morti, deportazioni e orrore: «È nata ed è stata ispirata da un fatto globale enorme: i 6 anni di Seconda Guerra Mondiale, che nessun uomo potrà attenuarne le dimensioni, e porta con sé uno spirito universale trans temporale».

Proprio perché si radica in un’esperienza, è stato possibile trovare un punto di incontro e giungere a questo accordo, secondo Groppi, più che in quello delle tre ideologie del “compromesso” (marxisti, liberali e cattolici). Principi cardine fondamentali (con la centralità della persona umana e la sua difesa da regimi tirannici) e diritti di libertà e di uguaglianza che si ritrovano anche in documenti successivi, in altre costituzioni o come nel caso della dichiarazione universale dei diritti dell’uomo delle Nazioni Unite.

Ecco la grande bellezza. E poi il principio di solidarietà economica, politica e sociale, il fondamento sul lavoro dell’articolo uno e la sovranità appartiene al popolo, ma nei limiti della Costituzione e di quei principi e valori immodificabili, proprio per proteggere i diritti fondamentali. Una supremazia costituzionale, avverte Groppi, che oggi viene messa in discussione in molte carte del mondo anche in Europa, con il tentativo delle maggioranze politiche di scardinare i paletti che le costituzioni impongono. La Costituzione più bella del mondo anche a misurarne l’impatto sulla sua attuazione nella realtà. Molti di quei principi che sono al cuore della carta sono stati ampiamente realizzati, come ad esempio nel settore dell’istruzione: basti pensare che in Italia all’inizio degli anni 60, meno del 6% aveva il diploma di scuola media superiore e su 4 bambini, tre si fermavano alla licenza elementare, solo uno continuava a studiare. Principi cardine ancora validi oggi, e capaci di orientarci nel caos della modernità.

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