Il Tirreno

Livorno

TUTTI DAVANTI ALLA TELEVISIONE E INTANTO SI LITIGA SU FACEBOOK

Èsolo una fiction ma ai livornesi basta una fiction. Per dividersi, discutere, litigare, offendersi anche. E “Romanzo famigliare” diventa sui social, sui gruppi pubblici e sui profili personali, ma...

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Èsolo una fiction ma ai livornesi basta una fiction. Per dividersi, discutere, litigare, offendersi anche. E “Romanzo famigliare” diventa sui social, sui gruppi pubblici e sui profili personali, ma anche in ufficio e al bar, un terreno su cui darsi battaglia. Del resto il film tv di Francesca Archibugi è girato a Livorno e a Livorno ambientato, quanto basta per far sentire tutti coinvolti in una sfida tra il partito dell’I love Livorno sempre e comunque e quello del “fa’vaini”, tra chi apprezza e chi disprezza, e alla fine su tutto ci si accapiglia. Molto più che si trattasse di un film qualunque, di una serie qualunque perché questa storia comunque ci appartiene, va al di là della finzione cinematografica, è roba nostra e difenderla o offenderla è un fatto compulsivo, un dovere, una chiamata alle armi. Litigiosità labronica scatenata quindi in occasione del debutto della serie che racconta con intelligente regia e bella scrittura una storia di amore, famiglia, rancori e amicizia. Il livello è medio-alto rispetto alla media delle serie tv italiane, la recitazione ha alti e bassi, ma di mezzo c’è Livorno e allora gli animi dei telespettatori livornesi si accendono.

Fioccano i cuoricini sulle pagine Facebook, cuoricini per la città che appare continuamente e continuamente si prende la scena, cuoricini per l’attore o l’attrice che si conosce bene perché “è di qui”, per il bello della situazione, Guido Caprino, che non sarà livornese ma “boia com’è bòono”. Ma se l’esercito dei fan annuncia “la guarderò tutta”, si commuove ogni volta che sullo schermo appare un angolo di Livorno, si appassiona alla vicenda di Micol incinta a 16 anni i detrattori rispondono e ci vanno giù pesante. “Attori cani”, “Noioso fino alla morte”, “Fa ca’a come tutte le serie italiane”, “Ho cambiato canale dopo 5 minuti”. In genere è un dibattito vivace, anche costruttivo. Ma la veemenza, il bòtta e risposta continuo, rivelano qualcosa di più di un semplice desiderio di esprimere un opinione e “Romanzo famigliare” (anche quel “famigliare” con il “gl” fa discutere animatamente) diventa occasione di sfogo. “Voi guardate queste stronzate, io guardo Tarantino” e inevitabili seguono guerre di sputi virtuali. Perché bella Livorno in tv, ma più bello litigare. Intanto la Rai fa festa: si è messa al passo con i tempi, monitora anche il livello di attenzione riservato ai suoi prodotti sui social e i livornesi portano il livello alle stelle. Anche parlandone male di “Romanzo famigliare”. Perché l’importante, per chi fa i conti, è che se ne parli.

Cristiana Grasso

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