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marco sisi
Location collaudata ma i film non bastano a spiegare una città
Livorno ospitò il cinema fino dai primi giorni di vita della "Settima Arte", quando sul lungomare arrivavano ogni anno migliaia di turisti e, per farli divertire, a partire dal giugno 1896 tra i...
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Livorno ospitò il cinema fino dai primi giorni di vita della "Settima Arte", quando sul lungomare arrivavano ogni anno migliaia di turisti e, per farli divertire, a partire dal giugno 1896 tra i baracconi del parco di divertimenti "Eden -Montagne Russe" le immagini in movimento divennero una delle principali attrazioni. Con un prologo così, il rapporto fra la città e il mondo della celluloide non poteva che trasformarsi in qualcosa di ricco e fecondo. Le storie di finzione, girate o ambientate a Livorno, hanno raccontato di tutto, facendosi ispirare dagli angoli cittadini più pittoreschi come dagli altrettanto pittoreschi lati del carattere degli abitanti. Sbaglia però chi pensa che basti qualche film, telefilm per descrivere la natura di una città, raccontandone i problemi. Tutte le località fanno da sfondo a vicende inventate. “Romanzo famigliare” non si sottrae di certo a questa logica. Già dal titolo, denuncia l'intenzione della regista di raccontare una storia che si rifà a dei canoni narrativi antichi e che a Livorno ha potuto trovare gli spazi adatti allo sviluppo di una trama che, dichiaratamente, è degna di un fuilleton.
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