Toscana
Il Tirreno dai residenti di Lonzi e Rari
Giovedì alle 10 alla Cantina Fonte Medicea di via del Limone il Caffè con i giornalisti della cronaca
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LIVORNO. Giovedì mattina torna Caffè Tirreno. I giornalisti della cronaca incontreranno i cittadini di una delle zone più belle, ma anche più problematiche di Livorno: via del Limone, un tempo via dei Condotti Vecchi, ponte ideale tra la città e la splendida campagna della Puzzolente.
Qui, immersi nei campi, tra ruscelli e boschi ai piedi delle colline, chi ha fatto la scelta di vivere nella natura ha finito per pagare il prezzo più alto dell’inquinamento. Un contrappasso beffardo ben raccontato da un dato, raccolto in un report realizzato dai residenti stessi e presentato all’Asl nel 2012: su 63 abitanti in 12 erano ammalati di cancro. Il 20% contro una media del 5.5% nazionale.
Il basso numero del campione (ma d’altra parte i residenti erano 63) non permise l’avvio di un’analisi epidemiologica. E così gli abitanti di via del Limone incassarono l’ennesima beffa dopo 4 decenni di battaglie per difendere un diritto sacrosanto ed elementare: quello alla salute. Che ancora oggi - nonostante la chiusura dei cancelli della Lonzi decisa dal tribunale di Firenze - sentono in bilico: perché non è ancora detto che l’azienda, in caso di riapertura, verrà delocalizzata come già nel 1999 il dirigente del Comune Riccardo Butta aveva suggerito al sindaco Gianfranco Lamberti. E poi perché il sito, ad ora, è ancora pieno di tonnellate di rifiuti: «Chi lo controlla?», si chiedono ora i residenti. Che temono per nuovi sversamenti di percolato in caso di pioggia nei campi e nel rio Cignolo che scorre a pochi metri dal muro di cinta della Lonzi. Ma temono anche per un nuovo possibile incendio dopo che dal 2001 ne sono succeduti 11, il più grande dei quali, nel 2009, ci vollero quattro giorni per spegnerlo.
L’appuntamento è alle 10 alla Cantina Fonte Medicea di via del Limone 12.
Insieme agli abitanti di via del Limone, verranno a parlare con i giornalisti del Tirreno e a raccontare la loro odissea anche i residenti di via dei Fabbri, in zona Picchianti, dove da anni opera la Rari, l’altra azienda di proprietà della famiglia Lonzi, anch’essa sottoposta a sequestro da parte del tribunale. E anch’essa, da anni, nel mirino dei cittadini per i fumi, gli odori, le polveri, l’inquinamento emesso nell’aria.
Riuniti nel Comitato Nord i residenti di via dei Fabbri hanno combattuto fianco a fianco con quelli di via del Limone, con esposti, richieste all’Arpat, telefonate all’Asl, denunce al Comune, battaglie in consiglio comunale. Sono stati loro a far avviare l’indagine che nel 2006 portò la procura della Repubblica ad accusare la moglie di Emiliano Lonzi, Anna Mancini, e il socio Mauro Palandri di traffico illecito di rifiuti tramite giro-bolla (oltreché di emissione di gas, vapori, polveri e fumo molesti e maleodoranti), la stessa accusa che ora ha rivolto loro la procura antimafia. Il processo terminò con un’assoluzione, come abbiamo ricordato nei giorni scorsi.
«In questi anni nessuno ci ha mai ascoltato», raccontano. «Ma noi non molliamo e continuiamo la nostra lotta per poter aprire le finestre di casa senza essere avvelenati».
Giulio Corsi
Qui, immersi nei campi, tra ruscelli e boschi ai piedi delle colline, chi ha fatto la scelta di vivere nella natura ha finito per pagare il prezzo più alto dell’inquinamento. Un contrappasso beffardo ben raccontato da un dato, raccolto in un report realizzato dai residenti stessi e presentato all’Asl nel 2012: su 63 abitanti in 12 erano ammalati di cancro. Il 20% contro una media del 5.5% nazionale.
Il basso numero del campione (ma d’altra parte i residenti erano 63) non permise l’avvio di un’analisi epidemiologica. E così gli abitanti di via del Limone incassarono l’ennesima beffa dopo 4 decenni di battaglie per difendere un diritto sacrosanto ed elementare: quello alla salute. Che ancora oggi - nonostante la chiusura dei cancelli della Lonzi decisa dal tribunale di Firenze - sentono in bilico: perché non è ancora detto che l’azienda, in caso di riapertura, verrà delocalizzata come già nel 1999 il dirigente del Comune Riccardo Butta aveva suggerito al sindaco Gianfranco Lamberti. E poi perché il sito, ad ora, è ancora pieno di tonnellate di rifiuti: «Chi lo controlla?», si chiedono ora i residenti. Che temono per nuovi sversamenti di percolato in caso di pioggia nei campi e nel rio Cignolo che scorre a pochi metri dal muro di cinta della Lonzi. Ma temono anche per un nuovo possibile incendio dopo che dal 2001 ne sono succeduti 11, il più grande dei quali, nel 2009, ci vollero quattro giorni per spegnerlo.
L’appuntamento è alle 10 alla Cantina Fonte Medicea di via del Limone 12.
Insieme agli abitanti di via del Limone, verranno a parlare con i giornalisti del Tirreno e a raccontare la loro odissea anche i residenti di via dei Fabbri, in zona Picchianti, dove da anni opera la Rari, l’altra azienda di proprietà della famiglia Lonzi, anch’essa sottoposta a sequestro da parte del tribunale. E anch’essa, da anni, nel mirino dei cittadini per i fumi, gli odori, le polveri, l’inquinamento emesso nell’aria.
Riuniti nel Comitato Nord i residenti di via dei Fabbri hanno combattuto fianco a fianco con quelli di via del Limone, con esposti, richieste all’Arpat, telefonate all’Asl, denunce al Comune, battaglie in consiglio comunale. Sono stati loro a far avviare l’indagine che nel 2006 portò la procura della Repubblica ad accusare la moglie di Emiliano Lonzi, Anna Mancini, e il socio Mauro Palandri di traffico illecito di rifiuti tramite giro-bolla (oltreché di emissione di gas, vapori, polveri e fumo molesti e maleodoranti), la stessa accusa che ora ha rivolto loro la procura antimafia. Il processo terminò con un’assoluzione, come abbiamo ricordato nei giorni scorsi.
«In questi anni nessuno ci ha mai ascoltato», raccontano. «Ma noi non molliamo e continuiamo la nostra lotta per poter aprire le finestre di casa senza essere avvelenati».
Giulio Corsi
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