Il Tirreno

Livorno

Morto in porto, il retroscena: «Sul piazzale la sicurezza non era rispettata»

Federico Lazzotti
Morto in porto, il retroscena: «Sul piazzale la sicurezza non era rispettata»

Livorno, molti i punti oscuri nei meccanismi di controllo e prevenzione all’interno dell’azienda Scotto-Neri 

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LIVORNO. All’indomani della tragedia in cui perse la vita Mauro Filippi, un autotrasportatore raccontò al Tirreno la vitaccia di chi trascorre le giornate a bordo di un camion a caricare e scaricare merci. In quella occasione spiegò come la fretta potesse essere un elemento di rischio. A distanza di un anno e mezzo l’inchiesta della Procura ipotizza che sul piazzale della Scotto-Neri ci fosse anche altro: l’assoluta assenza delle regole basilari che devono essere rispettate su un luogo di lavoro. Ad esempio nel documento di valutazione rischi sottoscritto dai vertici dell’azienda si fa riferimento a tre elementi cardine che al contrario quel giorno (e gli altri?) non vennero rispettate.

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Ad esempio il divieto di accesso di estranei all’area di lavoro; l’individuazione e segnalazione delle vie di transito e delle aree di stoccaggio nei magazzini; la segnalazione delle aree di lavoro. Invece è stato accertato che durante le operazioni di carico e scarico della cellulosa, l’area interessata non era né efficientemente segnalata, essendo consentito l’accesso a chiunque nelle zone operative, non esistevano di fatto segnalazioni circa le vie di transito e le aree di stoccaggio e neanche circa le aree di lavoro.

Inoltre la vittima, contravvenendo all’obbligo indicato dal documento di valutazione dei rischi di rimanere in cabina, ha coadiuvato il carrrellista da terra, come da sua richiesta, nelle operazioni di carico, muovendosi a piedi in aree interdette e non delimitate dalla regolare segnaletica. Tra l’altro – come prevede la legge – avrebbero dovuto esserci dei dipendenti della Scotto a controllare che le regole fossero rispettate. Al contrario – sempre secondo le risultanze degli accertamenti – i lavoratori nominati fra i dipendenti, molti dei quali carrellisti, di fatto venivano impiegati con funzioni operative e comunque sono risultati non consapevoli delle procedure da seguire in materia di sicurezza. Tanto che il conducente del mezzo che ha poi investito il camionista lo manovrava non in retromarcia e a bassa velocità come avrebbe dovuto.

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