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Investito e ucciso in porto, indagati i vertici della Scotto-Neri
Livorno, per la morte di Mauro Filippi sono finiti nei guai in quattro: il principale, i vertici della ditta e il conducente del carrello. L’accusa è omicidio colposo
LIVORNO. Il pomeriggio del 21 luglio 2016 sul piazzale della ditta Scotto-Neri regnava l’anarchia nonostante le prescrizioni di legge in materia di sicurezza sul lavoro quando si tratta di carico e scarico merci. Ecco perché nessuno disse a Mauro Filippi, autotrasportatore sessantenne, di restare – come invece avrebbe dovuto – a bordo del suo camion mentre un addetto della società trasportava con un carrello elevatore balle di cellulosa a bordo del mezzo parcheggiato. Anzi, nonostante i divieti, il sessantenne era sceso dal camion proprio per coadiuvare il collega nelle operazioni di carico.
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Secondo la Procura, è per un misto di negligenza, imperizia e imprudenza che intorno alle 15,30 di quel giorno maledetto il carrello elevatore condotto da Ettore Chini, 57 anni residente a Collesalvetti, ha investito e ucciso l’autotrasportatore all’interno del piazzale dentro al porto di Livorno. Un incidente drammatico all’indomani del quale arrivò la solidarietà sia del mondo politico che di quello portuale, tanto che l’amministrazione nel giorno del funerale del sessantenne dichiarò il lutto cittadino e i lavoratori incrociarono le braccia lungo le banchine.
A distanza di un anno e mezzo dall’incidente le indagini sulla tragedia sono state chiuse. Quattro le persone indagate in concorso dalla pubblico ministero Fiorenza Marrara con l’accusa di omicidio colposo. Oltre al dipendente della Scotto & C srl che guidava il carrello, sono finiti nei guai tre imprenditori. A cominciare da Giovanni Arrigo, 42 anni, in qualità di presidente del consiglio di amministrazione della ditta Scotto. Con lui anche Giorgio Neri, 68, notissimo imprenditore portuale, nella sua veste di amministratore delegato della Scotto, nonché cogestore di fatto della società insieme al presidente Arrigo, poiché – come hanno ricostruito gli inquirenti – svolgeva le funzioni di responsabile dell’elaborazione e della firma del documento di valutazione rischi (datato 14 aprile 2016) nonché della nomina del responsabile di servizio di prevenzione e protezione dai rischi. Entrambi – secondo gli inquirenti – in qualità di datori di lavoro del carrellista che ha investito Filippi hanno omesso di controllare il rispetto delle procedure indicate nel documento di valutazione dei rischi.
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«Si tratta di un’inchiesta molto complicata – spiega Laura Formichini, l’avvocata che difende i due indagati – per il momento siamo ancora alla chiusura delle indagini. E queste risultanze investigative che derivano dalla consulenza chiesta dalla Procura dovranno essere approfondite e chiarite». Insomma, la strada processuale è appena stata imboccata. Insieme ai vertici della Scotto nel registro degli indagati è stato iscritto anche un altro imprenditore, Claudio Rovini, 63 anni, amministratore unico della Tcr srl, la ditta per la quale lavorava la vittima.
Dagli accertamenti effettuati nell’ultimo anno e mezzo Rovini non avrebbe provveduto a fornire ai propri dipendenti, tra i quali Filippi, una specifica formazione in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e in particolare per non aver fornito a Filippi una idonea formazione sui rischi che andava incontro mentre svolgeva il proprio lavoro, non indicando le specifiche misure di prevenzione e procedure da adottare. È da queste accuse che emerge un quadro sconcertate sulle condizioni nelle quali operava (si lavora ancora così?) la vittima, che da un lato non era stato formato dal datore di lavoro rispetto alle possibili conseguenze rispetto a un comportamento superficiale e dall’altro si è trovato in un piazzale dove non venivano rispettate le più elementari forme di prevenzione.
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