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Livorno

Montenero, la piazza ferita: «Dopo l'alluvione lavori a rilento, abbiamo paura»

di Juna Goti
Montenero, la piazza ferita: «Dopo l'alluvione lavori a rilento, abbiamo paura»

Livorno, protestano residenti e negozianti delle Carrozze: «Cantiere così da quattro mesi, vogliamo risposte»

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LIVORNO. «Ma questo cantiere...? Sono quattro mesi che è così, non va avanti. Vengono a fare le riunioni, cambiano qualche tubo, ma quando si decidono a partire davvero?». È tra i più arrabbiati Riccardo Barsacchi. Il suo bar – la caffetteria Montenero – a quasi quattro mesi dall’alluvione che ha ferito la città è l’unico superstite di piazza delle Carrozze. L’unico bar aperto: alcune attività (dall’edicola all’agenzia di viaggi) sono riuscite a ripartire quasi subito, ma altre (come il ristorante La Terrazza o il Caffè Bardi) sono state messe in ginocchio e sono ancora chiuse. Locali feriti, distrutti. Con i sacchi di sale ancora all’esterno e le macerie all’interno.

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Quella terribile notte tra il 9 e il 10 settembre l’area del sacro colle è stata una delle più colpite dalla furia dell’acqua e del fango. A tempo di record, l’8 dicembre, è ripartita la funicolare, che era stata gravemente danneggiata. Ma i lavori nel cuore della piazza, all’altezza del tombamento del rio Stringaio, vanno a rilento. Lo denunciano residenti e commercianti, che non hanno mai smesso di darsi da fare, anche con feste e iniziative di piazza per raccogliere fondi, e che oggi chiedono un incontro con il sindaco e il commissario «perché sia fatta chiarezza sui lavori».

«Non procedono», dice l’edicolante David Bernini: «Quel cantiere è competenza del Comune, si dia una mossa o il prossimo Natale saremo sempre in questa situazione. A quanto sappiamo hanno aperto la buca, hanno iniziato ma hanno trovato un sacco di tubi. Non credo dipenda dalle ditte, capisco che possano esserci degli intoppi tecnici, ma vediamo lavorare a singhiozzo, troppo a rilento, chiediamo che facciano presto».

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«E il nostro lavoro è calato in modo drastico», racconta Barsacchi dal bar che si affaccia proprio sulla maxi-buca del tombamento: «Vediamo lavorare sporadicamente, vengono, poi si fermano. I monteneresi dovrebbero sapere che tipo di intervento si va a fare, nessuno sa niente».

Fuori dal bar gesticola Francesco Luchini: «È una vergogna...l’ultima volta sono venuti a cambiare un tubo e se ne sono andati un’altra volta».

«Per questo ieri ho contattato anche il consiglio regionale», fa sapere uno dei residenti, Nicola Poggiolini. La sua è una delle case che sono state devastate dall’acqua in via di Montenero, davanti alla Misericordia. Ha perso mobili, auto, tutto. Mostra dove è arrivata l’acqua al piano terra, quasi al soffitto. Mentre il giardino sul retro ora si affaccia su una voragine proprio sopra il rio Stringaio, dopo la piazza, dove in questi mesi è partita la messa in sicurezza con alcune palizzate. «Sono quattro mesi – si arrabbia – che i lavori nella piazza non vanno avanti: iniziano, poi trovano i tubi e si fermano. Vogliamo chiarezza, vogliamo sentirci sicuri la notte quando piove e non stare affacciati alle finestre, non ne possiamo più, siamo disperati. Siamo pronti anche a bloccare le strade. Informino i cittadini sul perché i lavori vanno così piano e non si faccia come nel ’91 quando aprirono, videro che c’era il problema dei tubi e alla fine richiusero». Prima di Natale a molte famiglie di questa strada sono arrivati i 5mila euro (o 8mila, a seconda del reddito) del bando regionale. «E la Caritas (con AiutiamoLi) presentando le fatture ci coprirà fino a 2.500 euro di lavori». Ma è chiaro che la speranza è che il grosso dei rimborsi per consentire alle famiglie e ai commercianti di ripartire arrivi dallo Stato.

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Stefano Biagini è ancora in albergo, intanto per ristrutturare casa ha acceso un mutuo importante. «Ma se rimetto tutto in piedi e poi risuccede cosa faccio? Perché in questa piazza è tutto fermo. Abbiamo detto più volte che in questo punto di via di Montenero va rifatta anche la fognatura. Noi vogliamo dormire sereni». «Le fogne non sono pulite e qui la strada è in pendenza, va rifatto tutto in fretta», ripete anche Stefania Cuboni, che quella notte si è rifugiata con i suoi familiari alla Misericordia, nuotando in mezzo alla strada. Per ora ha visto i soldi del bando regionale, quelli raccolti con la festa in piazza e quelli delle raccolte gestite dalla Caritas.

Le voci si assomigliano tutte. «Ogni volta che piove abbiamo gli incubi», dice anche Grazia Somale: «Io sono già stata alluvionata nel ’90, il 10 settembre sappiamo tutti cosa è successo. Vogliamo un incontro con il sindaco e con il commissario per avere certezze in più sui lavori, che non vanno a grande ritmo, anzi spesso sono fermi, e stare tranquilli nelle nostre case».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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