Toscana
La storia del Caffè Bardi: «Chiusi da settembre, vogliamo ripartire»
La storica attività di piazza delle Carrozze è stata una delle più danneggiate dal nubifragio di Livorno. Il racconto dei gestori a quattro mesi di distanza
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LIVORNO. Non è uno che si dà per vinto Luca Bardi. È in via di Montenero in piedi su una scala, in mano ha una spatola: «Intanto sistemo le inferriate delle finestre, sono quattro mesi che non lavoriamo». Il bar tabacchi di famiglia, la storica attività che si affaccia su piazza delle Carrozze dagli anni Ottanta, è chiusa dalla mattina dell’alluvione. È una di quelle che hanno subito i danni maggiori, che si sono trovate lungo il percorso del botro diventato torrente. «Ha distrutto tutto, abbiamo avuto 80mila euro di danni». Considerando solo l’interno dei locali in affitto. «Nella tabaccheria – racconta Bardi – avevamo anche migliaia di euro di sigarette, gratta e vinci, lo Stato non ti aiuta mica in questo».
«Cosa vuol dire essere chiusi da quattro mesi? Un sacrificio enorme per tutta la famiglia. Per i figli, per i parenti che cercano di aiutarti. Sempre con la speranza di ripartire il prima possibile. Non vedo l’ora, il lavoro è importante, bisogna ritrovare la forza». Nel frattempo «abbiamo ottenuto il finanziamento regionale, ma quello andrà restituito: 16mila euro più 4mila quando inizieremo a pagare le fatture. Quello che ci vorrebbe ora è il finanziamento a fondo perduto». Quello dello Stato, dopo aver compilato i famosi moduli.
L’appello è doppio, anzi triplo: a fare presto con i rimborsi statali, alle banche perché proroghino i prestiti agevolati per gli alluvionati e a «finire i lavori nella piazza». «Vanno a rilento, la piazza non può stare così, se viene un acquazzone si rischia di vedere ridistruggere tutto. La garanzia maggiore è fare un bel lavoro lì, in fretta. Noi speriamo di iniziare con i nostri lavori entro fine mese, poi per riaprire ce ne vorranno altri due o tre...».(j.g.) .
«Cosa vuol dire essere chiusi da quattro mesi? Un sacrificio enorme per tutta la famiglia. Per i figli, per i parenti che cercano di aiutarti. Sempre con la speranza di ripartire il prima possibile. Non vedo l’ora, il lavoro è importante, bisogna ritrovare la forza». Nel frattempo «abbiamo ottenuto il finanziamento regionale, ma quello andrà restituito: 16mila euro più 4mila quando inizieremo a pagare le fatture. Quello che ci vorrebbe ora è il finanziamento a fondo perduto». Quello dello Stato, dopo aver compilato i famosi moduli.
L’appello è doppio, anzi triplo: a fare presto con i rimborsi statali, alle banche perché proroghino i prestiti agevolati per gli alluvionati e a «finire i lavori nella piazza». «Vanno a rilento, la piazza non può stare così, se viene un acquazzone si rischia di vedere ridistruggere tutto. La garanzia maggiore è fare un bel lavoro lì, in fretta. Noi speriamo di iniziare con i nostri lavori entro fine mese, poi per riaprire ce ne vorranno altri due o tre...».(j.g.) .
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