Gioco
Salvato dopo l'ustione: «Io, miracolato ora corro verso la serie A»
Livorno, Pietro Canepa, 20 anni, si ustionò a una “braciata” lo scorso anno a Pasquetta. Il ricovero, le cure e il rientro da protagonista sul campo di rugby
LIVORNO. Ad aprile era in terapia intensiva per le ustioni di secondo e terzo grado su tutto il corpo, oggi è la stella di una squadra che corre verso la serie A. In mezzo otto mesi tra ospedale, cure, medicazioni, day hospital, niente sole e mille sacrifici. Sempre con gli amici e i compagni di squadra al suo fianco, sempre con la voglia di non mollare, sempre con l’obiettivo di tornare in campo a tempo record. E Pietro Canepa, vent’anni appena compiuti, non solo è riuscito a rientrare per la prima giornata di campionato, a inizio ottobre, ma è anche partito sempre dal primo minuto, dimostrando tutto il suo valore nonostante i problemi legati alle ustioni. Subito protagonista, insomma, nello strepitoso cammino del Livorno Rugby in serie B, a -4 dalla capolista Pesaro. «Sì, quell’incidente è alle spalle - dice Canepa - mi sento un miracolato, nella sfortuna sono stato fortunato. In questi mesi è stato fondamentale il sostegno dei miei compagni: prima sono venuti a trovarmi all’ospedale, poi mi hanno aiutato a rientrare in campo. Il nostro è un gruppo forte, unito, e questo legame è anche il segreto dell’exploit».
LA BENZINA E LE USTIONI. Il rugbista si bruciò tutta la schiena, il braccio destro e la coscia destra a Pasquetta, mentre stava facendo una “braciata” con gli amici di sempre in una villa di Montenero, in via Castelli della Vinca. Un ragazzo tirò un po’ di benzina sul barbecue per alimentare la brace, innescando però il ritorno di fiamma che investì proprio Canepa. «Una leggerezza di un mio amico - racconta oggi - la mia fortuna, in un certo senso, è stata quella di rimanere lucido e cosciente nonostante il forte dolore: appena vidi le fiamme, mi girai e iniziai a rotolarmi per terra, levandomi subito i vestiti. Ecco, questa è stata la mia salvezza». Ma perché la benzina sulla brace? «Me lo chiedo anch’io. Di solito si usano altri prodotti per cuocere la carne, ma noi avevamo la benzina. Il mio amico mi ha chiesto scusa tutti i giorni per un mese intero: siamo cresciuti insieme, ci conosciamo da sempre. Era mortificato. Alla fine sono stato io a tranquillizzarlo, a dirgli che era tutto ok e che cose del genere possono capitare alla nostra età». Ma lo spavento, ovviamente, è stato enorme. «L’ho letto anche sulle facce delle persone che ho visto all’ospedale nei giorni successivi. È stato un miracolo, non ci sono altre parole. E oggi sono contentissimo di come sono andate le cose dopo l’incidente».
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IL RICOVERO E LE CURE. Dieci giorni in terapia intensiva e altri cinque in un reparto del Centro grandi ustionati dell’ospedale di Cisanello, poi tre mesi di medicazioni per ridurre le lesione dei tessuti. E ora controlli continui sulle bruciature, l’ultimo dei quali a metà dicembre. «Sono rimaste le cicatrici, i segni sulla pelle - spiega Canepa - alcuni sono più evidenti, per esempio al gomito, altri un po’ meno. Mi hanno consigliato di seguire una terapia fatta di radiofrequenze nei punti più critici, ma sinceramente non è la priorità: adesso sto bene, ci penserò nei prossimi mesi. In questo momento voglio godermi il rugby, gli amici, le mie passioni. Ho già perso tutta l’estate...». Sì, perché il rugbista è stato costretto a evitare i raggi di sole per curare le ustioni, mettendo creme particolari e portando jeans e maglie a manica lunga. «Niente di grave, sia chiaro, però certamente non è stata una grande estate. Ma va bene così: quel giorno potevo riportare ustioni più gravi anche al volto, o addirittura morire, e invece sono qui che preparo la prossima partita di campionato dopo la sosta. E non posso far altro che ringraziare i medici dell’ospedale di Cisanello e tutti quelli che sono stati al mio fianco in questi mesi».
IL RIENTRO E IL SOGNO. È stato un recupero incredibile, quello del jolly della trequarti biancoverde, che sta trascinando la sua squadra a suon di mete, piazzati e trasformazioni. «Pensavo di dover stare fuori almeno un anno - ammette Canepa, che lavora in porto allo studio tecnico navale Orsini - invece è stato tutto più veloce del previsto ed ero in campo già a ottobre, cinque mesi e mezzo dopo l’incidente. Il Livorno Rugby è la mia seconda famiglia: stiamo facendo un campionato strepitoso e adesso l’obiettivo è quello di chiudere il girone d’andata con due vittorie, cercando di fare bottino pieno per mettere pressione e magari sorpassare Pesaro. La serie A (la seconda divisione nazionale, ndr) è un sogno, ma noi vogliamo viverlo fino in fondo e lotteremo contro tutto e tutti per conquistare qualcosa di incredibile». Incredibile come la storia di Pietro, il ragazzo che ha rischiato la vita e che oggi corre verso la serie A.
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