Il Tirreno

Livorno

Lonzi, chiuso il tubo che sversava liquami nel rio Cignolo

di Giulio Corsi
Lonzi, chiuso il tubo che sversava liquami nel rio Cignolo

Dopo la denuncia del Tirreno e le analisi di Arpat  la condotta è stata saldata, restano dubbi sui permessi

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LIVORNO. Giovedì 28 dicembre il Tirreno aveva svelato la presenza di un grosso tubo interrato a meno di cinque metri dal muro di cinta della Lonzi Metalli, che sversava liquido nero, probabilmente percolato, in un fosso di campagna collegato al rio Cignolo e nei campi coltivati retrostanti ai piazzali dell’azienda.

Ventiquattro ore dopo, venerdì 29, quel tubo magicamente è stato chiuso. Un tappo di ferro è stato saldato sullo sbocco del diametro di 30 centimetri da cui per mesi – denunciano i residenti di via del Limone – sono fuoriusciti liquami dai colori e dagli odori fortemente sospetti.

Ora quel tubo è finalmente innocuo: nelle prossime ore sono attesi i risultati sui liquidi che i tecnici dell’Arpat hanno prelevato nel fossato dopo la denuncia del nostro giornale, come già avevano fatto il 27 dicembre per il materiale inquinante che a Santo Stefano aveva tinto di nero il rio Cignolo davanti alla Lonzi.

Anche per quello sversamento non sono ancora stati resi noti gli esiti dei rilievi, ma l’Arpat ha accertato invece che dai piazzali dell’azienda era in atto uno scarico di reflui non depurati nella fognatura delle acque nere ed una tracimazione degli stessi reflui nella conduttura delle acque bianche di via del Limone che finiscono nel rio Cignolo. Insomma il liquido nero usciva dalla Lonzi.

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Nel caso del tubone retrostante l’azienda invece restano molte le domande senza risposta: chi l’ha interrato? Con o senza l’autorizzazione dell’Autorità idrica? Con quale scopo? E che cosa in questo tempo è stato scaricato nei terreni agricoli della Puzzolente?

I residenti avevano scoperto la presenza del tubo a settembre, quando – raccontano – l’avevano segnalata al Comune. Ma solo dopo la foto pubblicata dal nostro giornale le autorità sono intervenute e hanno tappato l’uscita.

Temi sul tavolo dei vigili urbani e dei carabinieri forestali che il 28 dicembre hanno effettuato nuovi sopralluoghi anche dietro alla Lonzi, constatando che il liquido, almeno all’analisi visiva, era identico al percolato uscito dai piazzali dell’azienda che due giorni prima aveva tinto di nero il rio Cignolo.


 

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