Il Tirreno

Livorno

IL NOSTRO MONDO SALVATO DAI BIMBI MOTOSI

di MAURO ZUCCHELLI

Difficile immaginarsela un’apocalissecome quella del 10 settembre che ha mandato sott’acqua mezza città e un esercito di persone, di case, di storie e amarcord, di macchine e di divani. Ad assediare...

3 MINUTI DI LETTURA





Difficile immaginarsela un’apocalissecome quella del 10 settembre che ha mandato sott’acqua mezza città e un esercito di persone, di case, di storie e amarcord, di macchine e di divani. Ad assediare la città è stata la furia dei fiumi. Anzi, dei rii: così piccoli che sembravano invisibili nel paesaggio urbano (e nella mappa dei nostri rischi quotidiani).

Vale a poco dire se così tanta pioggia non era mai caduta negli ultimi 50, 500 o 5mila anni: il fatto che sia capitato è la prova provata che può accadere. Di più: basterebbe ricordarci che tanto i Tre Ponti quanto piazza delle Carrozze erano stati invasi da un oceano di fango già 27 anni fa e che almeno altre due volte avevamo avuto eventi atmosferici del tutto fuori dall’ordinario come il maxi-nubifragio del febbraio di pochi anni fa o come la neve rimasta per strada quasi due settimane. Dovrebbe farci capire che usiamo un metro fasullo per misurare la probabilità dei guai da maltempo: lo dicono le statistiche empiriche che sono molto più eloquenti di quelle plurisecolari.

Ma la città in ginocchio ha ritrovato l’orgoglio dei suoi giorni migliori. Nessuno l’ha detto meglio del regista-sceneggiatore Francesco Bruni: «Quello spirito meraviglioso del “siamo tutti uguali” lo avevo perso di vista da un po’, lo ritrovo in questo momento terribile. I livornesi prendono uno schiaffo in faccia e vanno in terra mentre sono soli, ma si rialzano che sono una moltitudine».

Questo rimettersi in piedi l’abbiamo preso come simbolo del 2017 col cuore amaranto. È stato un rialzarsi ma è stato anche qualcosa di più: lo spiritaccio ironico di noi livornesi non poteva rassegnarsi alla (bella) retorica degli “angeli del fango” e via Facebook ha inventato i “bimbi motosi”. L’ha fatto per descrivere la straordinaria mobilitazione che ha chiamato una generazione intera a prendere in mano il proprio destino. Anzi: il proprio destino a cominciare da quello altrui.

All’inizio le istituzioni avevano chiesto l’aiuto del volontariato per uscire dall’emergenza: avevamo creato un punto di coordinamento ma avevano chiesto che a partecipare fosse chi era già organizzato, magari strutturato in una delle benemerite associazioni che tutti conosciamo. Sacrosanto: c’era da evitare una babele.

Ma i ragazzi e le ragazze di Livorno – fino a ieri playstation, smartphone e poco altro – hanno fatto per conto proprio. Ciascuno aveva un amico, un cognato, una nonna, la vecchia zia, l’inquilino del piano di sotto, il mio ex compagno di classe: insomma, qualcuno da aiutare. E l’ha fatto, semplicemente perché era la cosa giusta.

È stata una esperienza che ha messo in circuito tante energie nascoste: ha detto a tanti ragazzi e ragazze che non c’è da stare alla finestra ad aspettare, c’è da prendere in mano il proprio destino. Qui e ora, ed è possibile.

Chissà se c’entra qualcosa che il Sessantotto – del quale inizieremo fra pochi giorni a ricordare il cinquantesimo anniversario – è arrivato in scia con l’incredibile mobilitazione di volontari per prestare aiuto alle popolazioni messe al tappeto dall’alluvione dell’inverno del ’66. Anche in quel caso c’era di mezzo un’alluvione, c’era di mezzo il fango, c’era di mezzo la voglia di tanti giovani e giovanissimi di non stare a guardare. Poi è successo quel che è successo. Non è detto che si ripeta, non è detto che c’entri qualcosa il fatto che a marzo andrà a votare per la prima volta la generazione nata nel 2000 e forse non è nemmeno così importante.

Non era detto nemmeno che prendessero la pala, non l’avevano mai fatto prima: ma ci hanno fatto sognare. Sì, un altro mondo è possibile.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web