Il Tirreno

Livorno

Le saracinesche ci parlano, così i negozi chiusi diventano street art

di Francesca Suggi
Le saracinesche ci parlano, così i negozi chiusi diventano street art

Livorno, viaggio tra disegni e poesie nel nuovo volto dei quartieri «Un modo per colorare e abbellire le strade e la città»

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LIVORNO. Serrande parlanti. Raccontano storie di culture lontane in piazza Garibaldi, piazza dei Mille, via della Pina d’Oro e piazza della Repubblica. Sprigionano colore, poesie e bellezza nella zona dell’Origine. Pubblicizzano prodotti e attività commerciali a colpi didisegni e opere. Livorno come in tanti paesi del Centro e Nord Europa. Come il quartiere San Berillo a Catania. Oppure come Pigneto e San Lorenzo a Roma: anche in città c’è voglia di saracinesche artistiche. D’autore.

«Siamo stati i primi in via Provinciale Pisana a decidere di dare un’anima e una bellezza alla nostra saracinesca, quando è chiusa: la gente ci fa i complimenti e dopo di noi altri nel quartiere hanno fatto lo stesso», Gionata Paolini è il titolare del negozio 4 Zampe di via provinciale Pisana che sulla serranda ha un maxi disegno di un cane, un gatto e una paperella che fanno il bagno. Al posto di grigie serrande metalliche è un’esplosione di colore. Pubblicità e arredo urbano. La combinazione piace.

«Ho investito nella saracinesca: è un abbellimento e ho dato un senso al mio negozio anche quando è chiuso - aggiunge Paolo Diotallevi della boutique Bici all’Origine di via Battisti - E poi se tutte le saracinesche fossero così diventerebbe motivo di attrattiva per tutto il quartiere». Un quartiere, quello dell’Origine, che ha nel cassetto un maxi progetto: quello delle “poesie in vetrina”. Dodici i negozi di tutti i tipi, dal verduraio al calzolaio, passando dal panificio alla pescheria che racconteranno poesie “in serranda”. «Per colpa del maltempo abbiamo rimandato la realizzazione del progetto a dopo Befana», spiega Andrea Migli dell’associazione Vivi Centro che ha ideato l’iniziativa. Da Caproni a Modigliani a Pasolini. E ancora tanti autori e personaggi livornesi come Carlo Azeglio Ciampi saranno sulle saracinesche artistiche con frasi accompagnate da decorazioni e disegni. «L’associazione Toscana Arte si rende disponibile a coordinare un gruppo di artisti, tutti volontari, pur di concorrere al decoro della nostra città», continua.

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I singoli negozi hanno messo anche a disposizione i fondi per realizzare il tutto. «È stato richiesto il patrocinio del Comune che si è dimostrato molto entusiasta del progetto tramite i settore del decoro urbano, del Commercio e della Cultura». Ad oggi sono stati realizzate le bozze dei lavori che verranno. «Speriamo sia il primo passo - chiude Migli - per altre iniziative simili di decoro urbano». E il contagio artistico è immediato. Qui piazza Garibaldi e dintorni: a pochi chilometri di distanza le fiabe e le storie di paesi lontani si raccontano. È una storia di “Pareti aperte”. Di saracinesche che parlano, anzi narrano. «Ogni storia raccontata sulle serrande proviene da un paese diverso: abbiamo il coreano, le russe, l’indiano, proprio per richiamare il mix culturale di questo quartiere», comincia così una delle artiste, Valeria Aretusi che fa parte del collettivo della galleria Uovo alla Pop, nato all'interno del progetto Pop Up Sicurezza in Garibaldi, di Confesercenti (finanziato dalla Regione), per la rigenerazione urbana e commerciale del quartiere. «Ogni saracinesca è una visione tra il fantastico e il realistico». Con lei le altre autrici sono Libera Capezzone, Viola Barbara (Progetto Artistico Libertà) Giulia Bernini e Valentina Restivo.

«Ci siamo ispirate al quartiere San Berillo a Catania e il mercato di Gerusalemme», continuano. I versi che accompagnano le creazioni visive portano con sé storie come quella delle “Sorelle Maramàzov” (in piazza della Repubblica, sotto i portici), sorelle russe che vivono insieme immerse in sottili differenze, affacciandosi dalla loro serranda. Poi c’è la storia di “Habibi, l'araba felice che voleva la luce” che rivive in via della Pina D’Oro. “Coriandolo, l'indiano a colori” racconta una storia di spezie al sapore cubista per poi arrivare a “Jiin l'orientale che aveva perso l'est”.
 

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