Gioco
Inquinamento rifiuti tossici, dietro a Lonzi c'è un tubo che sversa liquidi neri nel fosso
Livorno, è a cinque metri dal muro dell'azienda: la condotta è interrata e termina in mezzo ai campi
LIVORNO. Per tutta la giornata del 27 dicembre un liquido nero, denso, di un odore misto di idrocarburi e fogna, è colato dentro un fosso di campagna che scorre a meno di cinque metri dal retro della Lonzi Metalli.
Il liquido arrivava da un grosso tubo del diametro di 30 centimetri, interrato, il cui sbocco termina esattamente nel fossato. Il quale, pochi metri dopo, confluisce nel Rio Cignolo, che poi in zona stazione si unisce al Rio Cigna per poi finire nell’Ugione e da lì in mare, precisamente nel canale Industriale del porto.
Il percorso esatto che il tubo fa prima di uscire dal terreno e sputare i suoi liquami nel fossato non è noto. Secondo i residenti di via del Limone, che tre mesi fa avevano scoperto la sua presenza e l’avevano segnalata al Comune, l’estrema vicinanza al muro di cinta della Lonzi è più di un indizio.
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Una cosa è certa: da quel tubo fuoriesce materiale che non dovrebbe uscire. Forse percolato. Che va a inquinare il fossato e il Rio Cignolo, ma anche la distesa di campi dietro alla Lonzi, prati verdi, molti dei quali coltivati, che si estendono per chilometri a sud est della città.
Le domande, a cui finora non c’è stata risposta, ora davanti a queste foto mai pubblicate si ripropongono: chi ha interrato quel tubo? Quando? Con l’autorizzazione dell’Autorità idrica o senza? Con quale scopo? E che cosa in questo tempo è stato scaricato nei terreni agricoli retrostanti alla Lonzi e di conseguenza nel rio Cignolo?
UN EPISODIO NON ISOLATO. L’episodio di ieri infatti non è isolato: già nel giorno di Santo Stefano, quando un liquido nero identico era finito nel rio Cignolo, ma davanti alla Lonzi, alcuni residenti avevano immortalato anche il tubo retrostante all’azienda mentre sversava percolato nel fossato e nei campi (come ben si vede nella foto in alto a destra).
Il 26 dicembre la stessa scena si è ripetuta per tutta la giornata. Complice la pioggia insistente che dalla mattina ha continuato a cadere.
DAI PIAZZALI DELLA LONZI AI FOSSI. Il sospetto, su cui stanno facendo accertamenti carabinieri forestali e tecnici dell’Arpat, è che l’inquinamento sia nato dal piazzale della Lonzi Metalli che è stata chiusa due settimane fa con l’ordinanza del tribunale di Firenze su richiesta della procura antimafia.
L’ipotesi è che lo stop alle attività possa avere in qualche modo creato problemi all’impianto di intercettazione delle acque e che esse siano finite dal piazzale della Lonzi all’esterno dentro il Rio Cignolo dopo essersi contaminate con i rifiuti ancora accumulati dentro lo stabilimento. Ipotesi molto concreta, visto che il rischio, tra l’altro, era stato paventato dagli stessi lavoratori al custode giudiziario nei giorni prima di Natale. Anche se resta da capire come le acque contaminate dei piazzali possano esser finite negli scarichi della fogna bianca che finiscono nel Cignolo.
QUEL TUBO NASCOSTO. Ma se per quanto riguarda lo sversamento nel rio Cignolo di fronte alla Lonzi, negli anni ci sono stati precedenti importanti (nel 2014 il fiume era diventato blu) e il contenimento delle acque meteoriche contaminate sui piazzali è stato oggetto di diverse prescrizioni all’azienda, il tubo retrostante non risulta invece mai citato nelle varie conferenze dei servizi. Né esso, per come è tagliato, sembra allacciato ad alcuna condotta.
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