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L'appello per l'ex chiesina di Paolo Virzì: «Torni a vivere»
Livorno, la struttura in Borgo Cappuccini adesso è abbandonata, ma qui il regista di "Ovosodo" e "La prima cosa Bella" ad inzio carriera veniva a provare le scene
LIVORNO. «Qui ci veniva Paolo Virzì agli inizi della sua carriera per provare delle scene e la stanza era piena di luci per le riprese». A raccontare l'aneddoto è Luciano Galoppini, presidente del Centro sociale “Primetta Marrucci” che si trova in Borgo dei Cappuccini, parlando della chiesetta ormai sconsacrata da decenni e affacciata sull'area retrostante via degli Asili. L'edificio, dall'aspetto assai malconcio, ha il portone sbarrato da diversi anni e la facciata, coronata da un frontone in stile neoclassico, reca un cartello metallico arrugginito dove a malapena si legge ancora la scritta “Centro culturale”: difatti al suo interno, nel passato, prima ancora delle prove del famoso regista livornese, erano allestiti spettacoli teatrali e incontri aperti alla cittadinanza.
Purtroppo, però, quando il tetto ha mostrato qualche cedimento è stato necessario chiudere la struttura. «Il nostro desiderio – spiega Galoppini – sarebbe di rendere l'edificio nuovamente utilizzabile dalle associazioni, però sino ad oggi non abbiamo ottenuto risposte».
Ma quali sono le origini dell'edificio? All'impianto del Catasto Leopoldino, nel 1824, l'area, appartenente a Tommaso Della Vida, risulta coltivata ad orto per un totale di circa 2000 metri quadrati. Nei successivi passaggi di proprietà, durante l'800, sull'area fanno quindi la loro comparsa una casa, una stalla e una rimessa: con questo assetto si arriva al 28 agosto 1918, quando l'intero possedimento viene acquisito dalla Congregazione di Carità presieduta all'epoca dal conte Marco Tonci Ottieri della Ciaja, futuro podestà di Livorno.
In assenza di altre notizie documentate, è possibile che all'epoca uno degli edifici sia stato trasformato in chiesina per le funzioni religiose con l'apertura sul posto della Casa dei bambini, in precedenza ospitata a Villa Regina, sempre a cura della Congregazione della Carità, che era un ente statale operante nei comuni italiani con la Legge 753 del 1862 (Legge Rattazzi) per l'erogazione ai poveri di sussidi ed altri benefici: un'istituzione che a Livorno possiamo considerare erede del Magistrato di carità, qui attivo sin dai primi del '600 per venire in aiuto ai numerosi poveri che abitavano nella nostra città (all'epoca suddivisi in “questuanti” e “vergognosi”).
Sull'area subito adiacente, dove si trovava l'ormai abbandonata “Arena Garibaldi”, nel 1933 sarà quindi costruita la palazzina dell'Onmi (Opera nazionale maternità ed infanzia) in perfetto stile littorio, mentre il complesso appartenente alla Congregazione di Carità (compresa la chiesina) viene espropriato nel 1934 e tre anni dopo incamerato dal neonato Eca (Ente comunale di assistenza), istituito appunto nel 1937. L'Eca sarà soppresso nel 1978 col passaggio delle sue funzioni alle Regioni e il trasferimento dei suoi beni ai Comuni.
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