Inchiesta rifiuti tossici: Lonzi Metalli e RaRi, dissequestri a metà
Il sindacato: giusto evitare il blocco totale. «I lavoratori sono vittime ed è opportuno operare per mettere in sicurezza i rifiuti»
LIVORNO. È stata parzialmente dissequestrata la sede della Lonzi Metalli, l’azienda al centro dell’inchiesta sulle gravi irregolarità nella gestione dei rifiuti. La conferma arriva dall’organizzazione di categoria Cgil per bocca di Giovanni Golino, segretario provinciale del settore funzione pubblica. Analogo provvedimento, secondo quanto riferito dal dirigente sindacale, riguarda anche l’altra impresa coinvolta, la Ra.Ri.
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Un gruppo di addetti è stato accompagnato dai carabinieri a effettuare un sopralluogo per verificare con quale modo concreto è possibile liberare una parte delle aree (e delle “baie”) e riprendere alcune lavorazioni.
C’è da dire che, a quanto si è appreso, i sigilli restano ai rifiuti già presenti all’interno dei due impianti industriali perché considerati corpo di reato. Ma secondo le fonti sindacali nelle ultime settimane si era accumulata una rilevante quantità di rifiuti e dunque occorre capire come in concreto il dissequestro possa permettere di dar corso di nuovo ad almeno qualche settore dell’attività aziendale («probabilmente riprenderà a marciare il ciclo relativo a carta-cartone e quello del multimateriale»).
Se il dirigente sindacale insiste su quest’aspetto non è per diminuire la portata del ciclone giudiziario (qualora se le accuse trovino riscontro definitivo) ma perché vuol difendere i 70 lavoratori che si stanno veder crollare il terreno sotto i piedi: da un lato, «chiedono che le responsabilità vengano accertate fino in fondo e senza sconti»; dall’altro, sono «senza reddito e senza alcuna certezza del proprio futuro», come recita la nota di Fp Cgil e Filcams Cgil.
I lavoratori si sentono vittime due volte: l’una, perché è in gioco il proprio posto di lavoro; l’altra, perché prima ancora che la popolazione sono stati gli addetti a veder esposta la propria salute ai “veleni” dei rifiuti. La rappresentanza sindacale ha avuto un faccia a faccia con il custode giudiziario nominato dal giudice e con il capo di gabinetto della prefettura.
Ma il sindacato chiama in causa ora soprattutto Regione e Comune di Livorno. Alla prima bussa per ottenere «l’apertura del tavolo di crisi aziendale per garantire il sostegno al reddito». E a Palazzo Civico cosa chiede? «Un concreto impegno per la sicurezza ambientale», visti «i rischi relativi al percolato nell’impianto Lonzi Metalli e alle emissioni nocive nell’impianto Ra.Ri.». C’è bisogno – ripetono Filcams e Fp Cgil – di «immediata sorveglianza e manutenzione da parte dei lavoratori, impegnandoli in attività non coinvolte dalle indagini». Lo strumento per garantire la “continuità occupazionale” potrebbe essere l’applicazione del “patto di legalità” siglato da prefettura e Comune «con l’obbligo di applicare le clausole sociali in tutti gli appalti affidati alle due aziende».
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