Gioco
Il vescovo al sindaco «La porta è aperta ma cambi la musica»
È l’ennesimo scambio di bordate. Giusti: «Caro Nogarin, ben venga la dialettica: lei che idea ha della democrazia?»
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LIVORNO. «Non c’è bisogno di Babbo Natale: basta suonare un campanello o far squillare un telefono e la disponibilità alla collaborazione, come sempre, non mancherà». Il vescovo Simone Giusti usa l’arte della diplomazia curiale per rispondere per le rime al sindaco Filippo Nogarin e, al tempo stesso, sdrammatizzare con un filo d’ironia la tensione che mesi corre fra Palazzo Civico e la Chiesa livornese. Anzi, fra il monsignore-architetto e il primo cittadino. Anche se è proprio il vescovo ad aprire la lettera aperta pubblicata sul giornale on-line della diocesi dicendo al “signor sindaco”: «No, la questione non è personale, il problema non è l’essere “pisano”, o avere un dialogo “difficile”, ma sono le proposte, per dare lavoro e casa ai livornesi».
Giusti ribatte alle frecciate inviate da Nogarin nella conferenza di fine anno: 1) «scriverò a Babbo Natale per chiedere un miglior rapporto col vescovo»; 2) in trance agonistica, tiene poi a sottolineare il fatto che il vescovo è «pisano»; 3) invita mons. Giusti a pregare perché il 2018 sia l’«anno della pace» (fra loro due); 4) ribadisce che «col resto della diocesi il rapporto è ottimo», comunque creerà canali di dialogo con preti e parrocchie.
Quanto basta perché Giusti sottolinei che «non la rissa mediatica, ma un leale confronto di idee è necessario. Non accuse e giudizi, ma repliche di merito sulle tante problematiche cittadine: questo è il dialogo». Certo che neanche il vescovo lascia i “sassolini” dentro la scarpa: «Ma quale modello di democrazia ha in mente il sindaco? La dialettica tra i corpi sociali è costituiva delle democrazie. La discussione sulle idee, giammai gli attacchi personali». E poi: «Perché quindi ancora provocazioni e proprio alla vigilia di Natale?». Infine: «Il vescovo certamente prega per tutti e pregherà anche per il primo cittadino, ma affinché la città possa crescere in lavoro e casa per tutti».
I due non hanno mancato di scambiarsi bordate. Le più recenti? Il forfait incrociato: niente sindaco al decennale di Giusti in diocesi, niente vescovo all’inaugurazion e dei Bottini. Non solo: se il vescovo sale in cattedra per acquisire il ruolo di “regista” della discussione pubblica in una città spaccata fra tifoserie, ecco che non c’è il sindaco al dibattito in curia in cui l’assessore regionale Stefania Saccardi va all’attacco di Nogarin con tutta la verve possibile.
Ma basta tornare indietro di qualche mese per accorgersi della durezza di tanti editoriali del giornale web della diocesi: nel mirino ora l’immobilismo della giunta M5s, ora l’aumento della pressione fiscale. Fino all’atto d’accusa dell’ex direttora generale Sandra Maltinti, con cui il sindaco ha platealmente rotto a suon di denunce incrociate dopo averne fatto la guida della “macchina” municipale.
Di più: nei giorni dopo l’alluvione, le critiche più dure all’atteggiamento dell’amministrazione locale erano venute dal vescovo. Eppure nessuno dimentica che, all’indomani della conquista di Palazzo Civico da parte di Nogarin, era venuta dal vescovo una delle aperture di credito più rilevanti da parte della classe dirigente della città.
Nella lettera pubblicata ieri sulla “Settimana” monsignor Giusti assicura che «il vescovo dialoga con tutti e le sue porte sono sempre aperte: basta bussare, basta telefonare, basta parlare, invece di formulare accuse». Lo dice al sindaco: «Se non condivide le idee del vescovo si confronti con lui replicando con altre idee e nuove proposte non mettendola sul personale».
Mauro Zucchelli
Giusti ribatte alle frecciate inviate da Nogarin nella conferenza di fine anno: 1) «scriverò a Babbo Natale per chiedere un miglior rapporto col vescovo»; 2) in trance agonistica, tiene poi a sottolineare il fatto che il vescovo è «pisano»; 3) invita mons. Giusti a pregare perché il 2018 sia l’«anno della pace» (fra loro due); 4) ribadisce che «col resto della diocesi il rapporto è ottimo», comunque creerà canali di dialogo con preti e parrocchie.
Quanto basta perché Giusti sottolinei che «non la rissa mediatica, ma un leale confronto di idee è necessario. Non accuse e giudizi, ma repliche di merito sulle tante problematiche cittadine: questo è il dialogo». Certo che neanche il vescovo lascia i “sassolini” dentro la scarpa: «Ma quale modello di democrazia ha in mente il sindaco? La dialettica tra i corpi sociali è costituiva delle democrazie. La discussione sulle idee, giammai gli attacchi personali». E poi: «Perché quindi ancora provocazioni e proprio alla vigilia di Natale?». Infine: «Il vescovo certamente prega per tutti e pregherà anche per il primo cittadino, ma affinché la città possa crescere in lavoro e casa per tutti».
I due non hanno mancato di scambiarsi bordate. Le più recenti? Il forfait incrociato: niente sindaco al decennale di Giusti in diocesi, niente vescovo all’inaugurazion e dei Bottini. Non solo: se il vescovo sale in cattedra per acquisire il ruolo di “regista” della discussione pubblica in una città spaccata fra tifoserie, ecco che non c’è il sindaco al dibattito in curia in cui l’assessore regionale Stefania Saccardi va all’attacco di Nogarin con tutta la verve possibile.
Ma basta tornare indietro di qualche mese per accorgersi della durezza di tanti editoriali del giornale web della diocesi: nel mirino ora l’immobilismo della giunta M5s, ora l’aumento della pressione fiscale. Fino all’atto d’accusa dell’ex direttora generale Sandra Maltinti, con cui il sindaco ha platealmente rotto a suon di denunce incrociate dopo averne fatto la guida della “macchina” municipale.
Di più: nei giorni dopo l’alluvione, le critiche più dure all’atteggiamento dell’amministrazione locale erano venute dal vescovo. Eppure nessuno dimentica che, all’indomani della conquista di Palazzo Civico da parte di Nogarin, era venuta dal vescovo una delle aperture di credito più rilevanti da parte della classe dirigente della città.
Nella lettera pubblicata ieri sulla “Settimana” monsignor Giusti assicura che «il vescovo dialoga con tutti e le sue porte sono sempre aperte: basta bussare, basta telefonare, basta parlare, invece di formulare accuse». Lo dice al sindaco: «Se non condivide le idee del vescovo si confronti con lui replicando con altre idee e nuove proposte non mettendola sul personale».
Mauro Zucchelli
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