Gioco
Un polo amaranto fra lo stadio-bis e l’ex ippodromo
di Mauro Zucchelli
Il sindaco: sì, stiamo facendo il Prg ma niente colate di cemento «Le volumetrie dei fabbricati resteranno quelle già esistenti»
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LIVORNO. L’ippodromo è morto e sepolto: niente più cavalli a scalpitare sull’anello della pista, solo un enorme “nulla” grande «ettari 15, are 62 e centiare 55». Grossomodo otto volte l’area dell’ex deposito Atl che, in anni di vacche grasse, venne valutato qualcosa come 20 milioni di euro. Grossomodo quanto l’intero quartiere di Banditella.
Un mare di verde a un passo dal mare, ma è un buco nero di degrado e abbandono, quest’ultima grande zona libera del lungomare: qui dove il mattone si vende a poco meno di 3mila euro al metro quadro. E adesso la giunta M5s di Palazzo Civico ha in mano la matita del Prg in grado di mettere nero su bianco indici di edificabilità: c’è da aspettarsi che, in nome del salvataggio dall’incuria, arrivi la previsione di una bella “Banditella 2” là dove c’era il Caprilli?
Nella conferenza degli auguri di fine anno, rispondendo al cronista, il sindaco Filippo Nogarin dice che «non metteremo nel Prg nessuna colata di cemento». Niente aumento delle volumetrie esistenti? «No, nessuno aumento: lo garantisco io». E poi un susseguirsi: «Ah, se potessi rivelare il progetto». Poi: «Abbiamo un’idea ma la rivelerò a tempo debito». Ancora: «C’è ancora qualche tassello da mettere a posto, ma vedrete...».
Il tassello mancante dev’essere l’esito del braccio di ferro a suon di carte bollate con Alfea. Ma non c’è lo stop dato dai criteri indicati dalla famiglia Cave Bondi che ha vincolato ad attività ippiche la donazione dell’area al Comune? A Palazzo Civico sono convinti che sia un ostacolo superabile. Anzi, superato.
Né case né ippodromo, forse un aquapark o un mini-Gardaland? Il sindaco risponde che quei maxi-giochi non fanno volumetria e dunque sarebbero ammissibili, ma – aggiunge – «non è a quel genere di cose che stiamo guardando». Dunque?
Basta mettere in fila i sassolini come Pollicino per trovare la strada verso lo scenario prossimo venturo. A cominciare dal fatto che ormai da mesi attorno alla società Livorno Calcio gira un nuovo interesse: di imprenditori lombardi del mattone che si sono fatti avanti, di nuovi soci che hanno bussato all’uscio di Spinelli, di sponsor come Uappala che hanno un know how in campo turistico-alberghiero.
Sul fronte dell’ippodromo ormai ex, non è vero che non ci siano volumetrie riusabili: quelle delle scuderie, quelle degli uffici, quelle delle strutture a servizio del pubblico delle riunioni ippiche. Quanto basta per una infrastrutturazione meno invasiva di un nuovo quartiere in riva al mare eppure tutt’altro che zero: si scopre l’acqua calda a dire che il Livorno Calcio ha bisogno di un centro sportivo. Magari a un passo dal futuro stadio-bis. Magari in tandem con un polo ricettivo che faccia da punto di riferimento per il turismo sportivo o per i tanti atleti che ormai, ad esempio nel nuoto, hanno fatto di Livorno la loro “casa”.
Anche nel bilancio d’annata compiuto ieri mattina dalla giunta nella Casa della Cultura è rispuntato fuori il mantra del turismo come pietra angolare del nuovo modello di sviluppo per la Livorno post-operaia e post-portuale.
Il sindaco ce la mette tutta per tenere per sé l’identitkit di questa nuova “città dello sport” ma se si uniscono i punti il disegno salta fuori: l’idea viene da lontano, l’avevano cullata entrambi i due sindaci Pd precedenti, ma ora è sparito l’ippodromo. C’è però da infilare nel conto il fatto che parliamo di un polo sportivo con tante infrastrutture di proprietà pubblica già esistenti, patrimonio di decenni – anzi, più di un secolo – di localizzazioni di impianti sportivi. Resta da capire chi metterà cosa, insomma come si intrecceranno pubblico e privato: sognando che gli amaranto di mister Sottil continuino a far volare l’entusiasmo dei tifosi. Senza lilleri non si lallera, ma senza tifo nemmeno.
Un mare di verde a un passo dal mare, ma è un buco nero di degrado e abbandono, quest’ultima grande zona libera del lungomare: qui dove il mattone si vende a poco meno di 3mila euro al metro quadro. E adesso la giunta M5s di Palazzo Civico ha in mano la matita del Prg in grado di mettere nero su bianco indici di edificabilità: c’è da aspettarsi che, in nome del salvataggio dall’incuria, arrivi la previsione di una bella “Banditella 2” là dove c’era il Caprilli?
Nella conferenza degli auguri di fine anno, rispondendo al cronista, il sindaco Filippo Nogarin dice che «non metteremo nel Prg nessuna colata di cemento». Niente aumento delle volumetrie esistenti? «No, nessuno aumento: lo garantisco io». E poi un susseguirsi: «Ah, se potessi rivelare il progetto». Poi: «Abbiamo un’idea ma la rivelerò a tempo debito». Ancora: «C’è ancora qualche tassello da mettere a posto, ma vedrete...».
Il tassello mancante dev’essere l’esito del braccio di ferro a suon di carte bollate con Alfea. Ma non c’è lo stop dato dai criteri indicati dalla famiglia Cave Bondi che ha vincolato ad attività ippiche la donazione dell’area al Comune? A Palazzo Civico sono convinti che sia un ostacolo superabile. Anzi, superato.
Né case né ippodromo, forse un aquapark o un mini-Gardaland? Il sindaco risponde che quei maxi-giochi non fanno volumetria e dunque sarebbero ammissibili, ma – aggiunge – «non è a quel genere di cose che stiamo guardando». Dunque?
Basta mettere in fila i sassolini come Pollicino per trovare la strada verso lo scenario prossimo venturo. A cominciare dal fatto che ormai da mesi attorno alla società Livorno Calcio gira un nuovo interesse: di imprenditori lombardi del mattone che si sono fatti avanti, di nuovi soci che hanno bussato all’uscio di Spinelli, di sponsor come Uappala che hanno un know how in campo turistico-alberghiero.
Sul fronte dell’ippodromo ormai ex, non è vero che non ci siano volumetrie riusabili: quelle delle scuderie, quelle degli uffici, quelle delle strutture a servizio del pubblico delle riunioni ippiche. Quanto basta per una infrastrutturazione meno invasiva di un nuovo quartiere in riva al mare eppure tutt’altro che zero: si scopre l’acqua calda a dire che il Livorno Calcio ha bisogno di un centro sportivo. Magari a un passo dal futuro stadio-bis. Magari in tandem con un polo ricettivo che faccia da punto di riferimento per il turismo sportivo o per i tanti atleti che ormai, ad esempio nel nuoto, hanno fatto di Livorno la loro “casa”.
Anche nel bilancio d’annata compiuto ieri mattina dalla giunta nella Casa della Cultura è rispuntato fuori il mantra del turismo come pietra angolare del nuovo modello di sviluppo per la Livorno post-operaia e post-portuale.
Il sindaco ce la mette tutta per tenere per sé l’identitkit di questa nuova “città dello sport” ma se si uniscono i punti il disegno salta fuori: l’idea viene da lontano, l’avevano cullata entrambi i due sindaci Pd precedenti, ma ora è sparito l’ippodromo. C’è però da infilare nel conto il fatto che parliamo di un polo sportivo con tante infrastrutture di proprietà pubblica già esistenti, patrimonio di decenni – anzi, più di un secolo – di localizzazioni di impianti sportivi. Resta da capire chi metterà cosa, insomma come si intrecceranno pubblico e privato: sognando che gli amaranto di mister Sottil continuino a far volare l’entusiasmo dei tifosi. Senza lilleri non si lallera, ma senza tifo nemmeno.
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