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Livorno

Traffico di droga, spedizioniere assolto: «È finito un incubo»

Traffico di droga, spedizioniere assolto: «È finito un incubo»

Carlo Scotto era stato condannato a sei anni di reclusione. L’appello ha ribaltato la decisione: «È stata fatta giustizia»  

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LIVORNO. Due anni e cinque mesi. Tanto è durata l’odissea giudiziaria di Carlo Scotto, 74 anni, spedizioniere del porto di Livorno, ora in pensione, arrestato alla fine di luglio del 2015 nell’ambito di una maxi inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico internazionale di droga proveniente dalla Colombia.

Dopo la condanna in primo grado a sei anni di reclusione («un verdetto iniquo e diffamatorio»), nei giorni scorsi la Corte d’Appello di Firenze lo ha assolto con formula piena dal reato che gli veniva contestato: concorso in traffico di droga dopo che era decaduta l’accusa più grave.

«L’assoluzione con formula piena che ha emesso la Corte d’Appello di Firenze è la fine di un incubo e mi rende giustizia», spiega Scotto, difeso dagli avvocati Enrico Marzaduri e Annamaria Sbrighi.

Scotto era finito nei guai perché in qualità di spedizioniere era stato contattato da alcuni imprenditori affinché sdoganasse un container proveniente dal Sud America che avrebbe dovuto contenere merce varia e che al contrario era pieno di cocaina.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, al centro dell’organizzazione c’era un gruppo di imprenditori che per risollevarsi dalla crisi economica che aveva colpito le loro attività, aveva messo insieme gli ultimi risparmi, più o meno ognuno aveva investito 20mila euro. E si erano dati ad un nuovo commercio, quello delle banane. Ma in mezzo al carico i finanzieri avevano anche trovato la droga.

Ferdinando e Gianfranco Scremin, entrambi in semilibertà, legati alla Mala del Brenta, avevano fatto da tramite presentando loro alcuni colombiani. Ed erano riusciti a fare arrivare in Italia un carico di 54 chili e mezzo di cocaina pura al 66,7%. Inizialmente gli indagati erano dodici, alcune posizioni sono state definite con rito abbreviato in tribunale a Pisa.

Quattro indagati, che si sono sempre detti estranei alla vicenda, hanno scelto la strada del dibattimento, convinti di dimostrare la loro innocenza. Ma Marco Bigeschi, procacciatore di affari di Fucecchio; Leonardo Cresti, di Santa Croce, autotrasportatore (metteva a disposizione per le riunioni il magazzino della sua Cargo Service); Silvano Mossenta, di San Miniato, titolare di un import-export; e il colombiano Jorge Cardena Bermidez, in primo grado sono stati condannati a 13 anni di reclusione. La Corte di Appello, essendo caduta l’associazione a delinquere, ha ridotto la pena e li ha condannati a 8 anni di reclusione.

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