Il Tirreno

Livorno

«Sarà l’anno dei cantieri Ricandidarmi? Ci penso»

di Juna Goti
«Sarà l’anno dei cantieri Ricandidarmi? Ci penso»

In ballo piano strutturale, restyling della Terrazza e soste blu

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LIVORNO. Con gli occhi che se la ridono dietro le lenti degli occhiali sembra dire: ebbene sì, dovrete tenermi ancora qui. «Avete visto che non ho usato i trampolini e non sono candidato alle politiche? Lo avevo detto, non ho intenzione di abbandonare Livorno. La mia candidatura per Roma non c’era e non c’è, non vedrete il mio nome nelle liste…». Così Filippo Nogarin si prepara a mangiare il quarto panettone da sindaco. Ieri, con i suoi assessori, ha tracciato il tradizionale bilancio di fine anno, tra quello che è stato e i progetti futuri. Non lo ha fatto nel salone di Palazzo Civico, ma dentro il Cisternino di città, appena riaperto al pubblico dopo un lungo restauro partito e andato avanti in era Cosimi e arrivato al taglio del nastro con i 5 Stelle. Questa è la prima novità. La seconda è che dopo aver rotto il ghiaccio ha ceduto la parola, a uno a uno, ai suoi assessori. Perché il sindaco «è quello che si prende gli avvisi di garanzia», ma «la faccia ce la mettiamo tutti».

Niente corsa a Roma, quindi. Almeno non a questo giro. Ma ha intenzione di ricandidarsi a sindaco? La risposta non si allontana molto da quella data a giugno al Tirreno, a tre anni dall’elezione. La possibilità è sul piatto. Lo si capisce quando rimarca la differenza con Raggi e Appendino. «Virginia Raggi, alla quale abbiamo dato il nostro assessore prodigo di magliette (Gianni Lemmetti), ha già fatto un mandato da consigliera e (per le regole del M5s) non si può ricandidare, così come Chiara Appendino. Io non lo so, nel 2018 faremo questa riflessione come squadra. Rifletteremo sul meglio per la città e non certo per me».

Intanto c’è da amministrare. Mentre sindaco e giunta parlano, dietro scorrono in stile talent una serie di hashtag con le immagini di Livorno e le facce degli assessori in un Pentagono. #coraggio è la parola scelta da Nogarin. Che del 2018 dice: «Sarà un anno di cantieri». Che «significa per prima cosa lavoro, ma anche disagi per la viabilità». Così, rivolgendosi ai livornesi: «Abbiate pazienza, questi interventi serviranno a ridisegnare la Livorno di domani, una rivoluzione urbanistica coraggiosa e necessaria».

Cita tre operazioni, tra tutte, nell’ottica del “fare”: il nuovo piano strutturale che «vedrà la luce il prossimo anno», la nuova politica della sosta «che debutterà, nonostante i mille intoppi e ritardi, a gennaio», e in chiave turistica il «restauro complessivo della Terrazza Mascagni in primavera». Per poi (ri)annunciare, sempre per il 2018, la «riqualificazione di via Grande», con il rifacimento della pavimentazione dei portici (merito, dice, di un «lavoro magico di Aurigi» per trovare l’accordo con i privati).

Dei lavori pubblici parla come di «grande priorità»: «Abbiamo cercato di dare un’anima ai troppi non luoghi. Piazza Guerrazzi, piazza 2 Giugno, l’area di fronte al Cisternone presto cambieranno faccia, così come accaduto per piazza Garibaldi, che inauguriamo domani (oggi, ndr) e per piazza Attias, riaperta interamente solo poche ore fa».

Ma è prima di tutto dal 10 settembre, dal dramma dell’alluvione, che muove il discorso del sindaco: «L’anno che ci stiamo per lasciare alle spalle entrerà purtroppo nella storia: da quel colpo ci siamo rialzati grazie al grande cuore dei livornesi. La mole di donazioni arrivate da ogni angolo della penisola sono tra le poche risorse già pronte per essere utilizzate, garantisco che nemmeno un euro di questo tesoro solidale verrà sprecato».

Cosa fare per evitare che un dramma come quello si ripeta? «Le risposte sono due: prevenzione e riduzione del rischio». «Per decenni – attacca – si è costruito troppo e dove non si sarebbe dovuto». E qui tira una velata frecciata al commissario Enrico Rossi e al progetto del rio Maggiore bis: «Le casse di espansione devono essere ripensate e adeguate nel più breve tempo possibile, invece di stare a perdere tempo con progetti campati per aria e proposito di stombamenti difficilmente realizzabili». «Bisogna piuttosto – riprende – mettere dei paletti per impedire che sorgano nuove case nelle aree a rischio e che il cemento si mangi le colline: è quello che stiamo facendo con il nuovo piano strutturale che vedrà la luce il prossimo anno». La città, si limita a dire per ora, «si lascerà alle spalle la stagione delle varianti urbanistiche che hanno finito per violentarla».

Tra le cose fatte (i «germogli piantati») cita: il «regolamento del commercio, con i nuovi piani d’ambito e le regole sul decoro»; il «regolamento degli annessi agricoli, che ci permetterà di demolire le strutture abusive spuntate come funghi sulle colline ma anche di permettere a chi vuole mettersi in regola di creare piccoli manufatti in legno utili a sviluppare un’agricoltura amatoriale».

Accanto ci sono la scuola (con un appello «al futuro presidente del Consiglio, che sarà ovviamente 5 Stelle...», a fare un piano straordinario di investimenti sul fronte delle manutenzioni), il sociale («abbiamo aumentato del 2% la spesa e ampliato la platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza») e soprattutto il lavoro. Che manca. Lo dice lo stesso Nogarin: Livorno «registra ancora un tasso di disoccupazione del 10,8%, in linea con quello del 2014». Insomma, la situazione negli ultimi tre anni di governo non è migliorata.

Qui si rivolge all’Autorità portuale: «Sblocchi la partita dei bacini e riapra la gara».



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