Gioco
L’ex direttrice licenziata dal Comune chiede 450mila euro
Livorno, a gennaio 2018 la prima udienza del ricorso presentato da Maltinti al tribunale del lavoro contro la decisione presa dal sindaco dopo le liti
LIVORNO. L’udienza è fissata: 11 gennaio. Vuol dire che tra poche settimane, con l’inizio del 2018, partirà anche la resa dei conti in tribunale tra l’ex direttrice generale del Comune, Sandra Maltinti, e il sindaco Filippo Nogarin, che l’ha nominata a capo della macchina amministrativa nell’agosto del 2014 e che le ha tolto l’incarico, mandandola a casa, nel luglio dello scorso anno.
Una vicenda che tra i corridoi di Palazzo Civico (e non solo) ha tenuto banco per settimane, anzi mesi. Perché la rottura definitiva si è consumata dopo diffide, denunce reciproche, esposti in Procura e, soprattutto, dopo una commissione choc (andata in scena il 29 giugno del 2016) dove l’ex capa della macchina comunale parlò di «ingerenze» della politica sul lavoro dei tecnici e di «clima di terrore» nel palazzo. Una relazione di otto pagine, letta in diretta streaming, che fu portata in Procura dalla presidente della commissione e che scatenò la reazione del primo cittadino, che alla fine licenziò la sua non più dirigente di fiducia.
«Il comportamento tenuto dal direttore rappresenta un fatto di una gravità tanto rilevante da giustificare la revoca dell’incarico e il recesso dell’amministrazione dal contratto di lavoro», scrisse Nogarin dopo quella commissione, parlando di assessori e consiglieri «discreditati». Ma la storia è andata avanti. Fuori dal municipio. È andata avanti tanto che Sandra Maltinti, come aveva annunciato, dopo essere stata licenziata in tronco o quasi, ha presentato un ricorso davanti al tribunale del lavoro e oggi chiede al Comune un risarcimento da 450mila euro.
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Nella mattina di giovedì 21 dicembre è stata pubblicato sul sito del Comune la delibera (la numero 747) con cui la giunta ha dato il via libera alla costituzione in giudizio dell’amministrazione. «L’architetto Sandra Maltinti – si legge nell’atto – ha presentato ricorso innanzi al Tribunale di Livorno, sezione Lavoro, contro il Comune di Livorno, per chiedere l'accertamento e la dichiarazione della illegittimità della revoca dell'incarico, comunicatale dal sindaco il 15 luglio 2016», «nonché per il risarcimento dei danni che la medesima ritiene di avere subito in conseguenza del recesso anticipato dell'amministrazione dal rapporto di lavoro».
Il compito di «difendere la legittimità dell'operato dell'amministrazione comunale» è stato affidato direttamente all’avvocatura civica. Dall’altra parte l’ex direttrice generale ha affidato la sua difesa all’avvocato Paolo Bassano.
La prima udienza è stata fissata per l’11 gennaio alle 11 davanti alla giudice Raffaella Calò. Nel ricorso, che ha stato presentato nel marzo scorso, oltre a chiedere che il recesso anticipato del contratto venga dichiarato «illegittimo», l’ex numero uno della macchina comunale chiede quindi di essere risarcita «del danno subito».
Una danno economico, con la richiesta degli stipendi, i contributi e le retribuzioni di risultato che avrebbe percepito fino alla fine del suo incarico (che se non fosse scoppiato il patatrac sarebbe arrivato al maggio del 2019). E un danno all’immagine professionale. Per una controversia cui i legali della donna attribuiscono un valore complessivo di quasi mezzo milione (450mila euro). La parola, dallo streaming, passa al giudice.
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