Gioco
In fuga dalla Lonzi e dalla RaRi
Le società sportive alle prese con i guai dello sponsor, la pancia della città, le lettere dei lavoratori
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LIVORNO. I rifiuti e la salute pubblica. Le pesanti accuse di chi indaga. Quelle intercettazioni («...che muoiano i bambini...») che, al di là delle eventuali responsabilità penali, hanno fatto rabbrividire. L’inchiesta che ha portato agli arresti domiciliari sei persone, compresi i vertici della Lonzi e della Rari, e che vede una cinquantina di indagati, è solo all’inizio.
E intorno alle due aziende livornesi, sotto sequestro da una settimana, si è scatenata la reazione della città. Quanto è accaduto ha infatti avuto i primi effetti oltre le carte dell’inchiesta giudiziaria. Ad esempio nel mondo dello sport, tra quei gruppi di amatori o quelle società sportive che in città hanno o avevano tra i loro sponsor le due aziende di rifiuti. C’è chi, come il Picchi, dovrà fare i conti con i tagli.
O chi ha deciso di cambiare nome, per non essere associato alla vicenda e per non diventare un bersaglio sui social e per strada: è il caso di un gruppo di ciclisti che si è trovato in difficoltà perché aveva il logo di Lonzi e Rari sulle magliette. Ma soprattutto ci sono gli effetti sui dipendenti. «Avverto l'ostilità della città», ha scritto ieri uno di loro in una lettera inviata al Tirreno. Lettera in cui prende le distanze dalle frasi «disgustose svelate dalle intercettazioni». Ma chiede anche di tenere presenti le difficoltà di molti lavoratori.
(j.g.-g.t.)
E intorno alle due aziende livornesi, sotto sequestro da una settimana, si è scatenata la reazione della città. Quanto è accaduto ha infatti avuto i primi effetti oltre le carte dell’inchiesta giudiziaria. Ad esempio nel mondo dello sport, tra quei gruppi di amatori o quelle società sportive che in città hanno o avevano tra i loro sponsor le due aziende di rifiuti. C’è chi, come il Picchi, dovrà fare i conti con i tagli.
O chi ha deciso di cambiare nome, per non essere associato alla vicenda e per non diventare un bersaglio sui social e per strada: è il caso di un gruppo di ciclisti che si è trovato in difficoltà perché aveva il logo di Lonzi e Rari sulle magliette. Ma soprattutto ci sono gli effetti sui dipendenti. «Avverto l'ostilità della città», ha scritto ieri uno di loro in una lettera inviata al Tirreno. Lettera in cui prende le distanze dalle frasi «disgustose svelate dalle intercettazioni». Ma chiede anche di tenere presenti le difficoltà di molti lavoratori.
(j.g.-g.t.)
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