Sicurezza
È guerra tra le barchette e l’Authority
Niente rinnovo delle concessioni se non vengono pagati i conti con Aamps. Assemblea infuocata
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«LIVORNO. «L'Authority ci ricatta con le bollette di Aamps, facciamo fronte comune». Piero Mantellassi, presidente del Consorzio nautico di Livorno, arringa i soci dei circoli affiliati riuniti in assemblea straordinaria in vista della scadenza delle concessioni, e annuncia una battaglia legale (in cui compare anche la Lonzi metalli) per il 2018.
Il termine per il rinnovo è il 31 dicembre, ma l'Authority, soggetto erogatore, ha inviato una lettera indirizzata ai circoli che non lascia presagire nulla di buono.
«Senza mezzi termini ci negano il rinnovo della concessione a meno che non saldiamo i nostri conti in sospeso con Aamps, che al momento sono oggetto di un nostro ricorso al Tar», spiega Mantellassi.
Poi il numero uno del Consorzio precisa: «Qualcuno si è inventato che sulle barchette si producano rifiuti solidi urbani, che gli specchi d'acqua (di fosso o di mare) su cui insistono i circoli sia calpestabile, e che le passerelle e i grigliati si possano spazzare. Sono a tutti gli effetti servizi di pulizia inapplicabili – continua il presidente – e che infatti non riceviamo, ai quali corrispondono tariffe inventate che noi ci rifiutiamo di pagare».
Il braccio di ferro fra Consorzio e Autorità portuale è iniziato quando Palazzo Rosciano ha appaltato le funzioni di smaltimento dei rifiuti alle ditte Aamps (in massima parte), Labromare e Lonzi metalli (per la quale diversi consiglieri regionali hanno già chiesto la revoca dell’incarico), introducendo una nuova voce di pagamento per i concessionari dei Fossi e del Porto Mediceo, che hanno quindi chiuso i portafogli.
«Il regolamento è legittimo? La tariffa è congrua?», si domanda l'avvocato Federica Bucci, che segue il caso dal 2014.
A dirimere la questione sarà il Tar, che ha fissato la prossima udienza di merito per il prossimo 7 febbraio, ma è quasi certo che la decisione arriverà molto più avanti. Gli scenari plausibili secondo Bucci sono i seguenti: «Se vinciamo noi loro fanno ricorso presso il Consiglio di Stato, oppure correggono in corsa l'attuale regolamento (se ammesso dalla Corte). Se invece vincono loro facciamo noi il ricorso, ma anche se ci viene data ragione non è detto che un'Aamps in crisi possa restituire i soldi che avremo pagato».
Mantellassi conclude: «Presenteremo tutte le documentazioni richieste, comprese quelle relative allo spacchettamento delle fidejussioni (altra novità), entro i termini previsti. Quando il Tar avrà deciso valuteremo il da farsi, l'importante è che il nostro schieramento sia compatto».
L'eventuale contromossa dell'Autorità di Sistema è ormai rimandata ad anno nuovo, ma fra i soci è opinione diffusa che ci sarà una rimodulazione al rialzo. E nel dubbio qualcuno ha già versato l'obolo.
Matteo Scardigli
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il termine per il rinnovo è il 31 dicembre, ma l'Authority, soggetto erogatore, ha inviato una lettera indirizzata ai circoli che non lascia presagire nulla di buono.
«Senza mezzi termini ci negano il rinnovo della concessione a meno che non saldiamo i nostri conti in sospeso con Aamps, che al momento sono oggetto di un nostro ricorso al Tar», spiega Mantellassi.
Poi il numero uno del Consorzio precisa: «Qualcuno si è inventato che sulle barchette si producano rifiuti solidi urbani, che gli specchi d'acqua (di fosso o di mare) su cui insistono i circoli sia calpestabile, e che le passerelle e i grigliati si possano spazzare. Sono a tutti gli effetti servizi di pulizia inapplicabili – continua il presidente – e che infatti non riceviamo, ai quali corrispondono tariffe inventate che noi ci rifiutiamo di pagare».
Il braccio di ferro fra Consorzio e Autorità portuale è iniziato quando Palazzo Rosciano ha appaltato le funzioni di smaltimento dei rifiuti alle ditte Aamps (in massima parte), Labromare e Lonzi metalli (per la quale diversi consiglieri regionali hanno già chiesto la revoca dell’incarico), introducendo una nuova voce di pagamento per i concessionari dei Fossi e del Porto Mediceo, che hanno quindi chiuso i portafogli.
«Il regolamento è legittimo? La tariffa è congrua?», si domanda l'avvocato Federica Bucci, che segue il caso dal 2014.
A dirimere la questione sarà il Tar, che ha fissato la prossima udienza di merito per il prossimo 7 febbraio, ma è quasi certo che la decisione arriverà molto più avanti. Gli scenari plausibili secondo Bucci sono i seguenti: «Se vinciamo noi loro fanno ricorso presso il Consiglio di Stato, oppure correggono in corsa l'attuale regolamento (se ammesso dalla Corte). Se invece vincono loro facciamo noi il ricorso, ma anche se ci viene data ragione non è detto che un'Aamps in crisi possa restituire i soldi che avremo pagato».
Mantellassi conclude: «Presenteremo tutte le documentazioni richieste, comprese quelle relative allo spacchettamento delle fidejussioni (altra novità), entro i termini previsti. Quando il Tar avrà deciso valuteremo il da farsi, l'importante è che il nostro schieramento sia compatto».
L'eventuale contromossa dell'Autorità di Sistema è ormai rimandata ad anno nuovo, ma fra i soci è opinione diffusa che ci sarà una rimodulazione al rialzo. E nel dubbio qualcuno ha già versato l'obolo.
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