Gioco
Le farmacie tornano nelle mani di Palazzo civico
Il consiglio comunale ha dato il via libera all’acquisto delle quote di FarmaLi (che erano già della Liri)
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LIVORNO. Il consiglio comunale ha dato il via libera definitivo all’acquisto delle quote di FarmaLi da parte del Comune, riportando così in house il servizio di gestione delle farmacie. Lo ha fatto con la delibera che è stata approvata ieri mattina (ma senza l’immediata esecutività): favorevoli M5S, Livorno libera e Città diversa, astenuti i consiglieri del Pd e di Forza Italia.
Per stabilire il valore delle quote è stata fatta fare una perizia (redatta da Daniele Veratti il 6 dicembre dello scorso anno, asseverata dal tribunale, poi aggiornata una volta trascorsi sei mesi dalla prima valutazione): il valore, quindi la spesa complessiva per il Comune, risulta di 695mila euro.
Nell’atto approvato ieri si ricorda che FarmaLi è stata fino a oggi posseduta al cento per cento dalla Liri, la società comunale che è stata messa in liquidazione volontaria il 6 agosto del 2016. E che già tra il 2015 e il 2016, con il piano operativo di razionalizzazione delle società e il Dup (il Documento unico di programmazione), il consiglio comunale aveva espresso la volontà di riacquisire la gestione diretta delle farmacie comunali.
Un servizio che rientra tra quelli di «interesse generale, con rilevanza economica», come ha ripetuto l’assessora al bilancio, Valentina Montanelli. Che ha sottolineato che la «semestrale al 30 giugno 2017, approvata dall’assemblea dei soci del 13 ottobre, ha fatto registrare un risultato di periodo positivo pari a circa 80mila euro». E che quest’anno si va verso «un utile di circa 116mila euro». «Dopo anni di perdita – ha detto – FarmaLi è in utile per il terzo anno consecutivo».
Prima di iniziare si sono allontanati dall’aula in tre. In sequenza: la consigliera M5S Barbara Lenzi (per evitare il conflitto di interessi, ha sottolineato, perché lavora in farmacia), l’ex capogruppo M5S Daniele Ceselli («ho un familiare in FamaLi»), Alessandro Mazzacca di Ll («la mia dolce metà è all’interno delle farmacie, non parteciperò alla discussione e alla votazione»).
Nel corso del dibattito Sandra Pecoretti (Livorno libera) ha evidenziato con un’interpellanza che «FarmaLi, all’atto della costituzione, ha ricevuto, tra i debiti, l’intero fondo Tfr maturato dai dipendenti e non accantonato, di oltre un milione di euro» e ha detto che «nel periodo 2014-2021 il fabbisogno di cassa legato alle erogazioni Tfr relative ai 17-18 dipendenti non potrà certamente essere finanziato con i flussi di cassa». «Dove sono finiti – ha scritto – i soldi che dovevano essere accantonati per la liquidazione dei dipendenti?».
«Non mi risulta alcun tipo di problema rispetto al Tfr – ha replicato Montanelli – salvo un diverso modo di accantonamento legato a una modifica normativa, come è stato spiegato anche in commissione. Non risultano quindi irregolarità al riguardo».
Il botta e risposta tra opposizioni e maggioranza, con l’approvazione del nuovo schema di convenzione di affidamento della gestione delle farmacie, si è poi concentrato sul canone concessorio. Ha chiuso Filippo Nogarin rivendicando, dal canto suo, che «le farmacie hanno cambiato la loro politica per nostra volontà»: «Con le farmacie abbiamo iniziato un percorso 2.0: abbattere i conti passivi, ottimizzare il rapporto con i dipendenti, aumentare l’erogazione dei servizi. Abbiamo dimostrato concretamente un cambio di passo rispetto al passato».
Juna Goti
Per stabilire il valore delle quote è stata fatta fare una perizia (redatta da Daniele Veratti il 6 dicembre dello scorso anno, asseverata dal tribunale, poi aggiornata una volta trascorsi sei mesi dalla prima valutazione): il valore, quindi la spesa complessiva per il Comune, risulta di 695mila euro.
Nell’atto approvato ieri si ricorda che FarmaLi è stata fino a oggi posseduta al cento per cento dalla Liri, la società comunale che è stata messa in liquidazione volontaria il 6 agosto del 2016. E che già tra il 2015 e il 2016, con il piano operativo di razionalizzazione delle società e il Dup (il Documento unico di programmazione), il consiglio comunale aveva espresso la volontà di riacquisire la gestione diretta delle farmacie comunali.
Un servizio che rientra tra quelli di «interesse generale, con rilevanza economica», come ha ripetuto l’assessora al bilancio, Valentina Montanelli. Che ha sottolineato che la «semestrale al 30 giugno 2017, approvata dall’assemblea dei soci del 13 ottobre, ha fatto registrare un risultato di periodo positivo pari a circa 80mila euro». E che quest’anno si va verso «un utile di circa 116mila euro». «Dopo anni di perdita – ha detto – FarmaLi è in utile per il terzo anno consecutivo».
Prima di iniziare si sono allontanati dall’aula in tre. In sequenza: la consigliera M5S Barbara Lenzi (per evitare il conflitto di interessi, ha sottolineato, perché lavora in farmacia), l’ex capogruppo M5S Daniele Ceselli («ho un familiare in FamaLi»), Alessandro Mazzacca di Ll («la mia dolce metà è all’interno delle farmacie, non parteciperò alla discussione e alla votazione»).
Nel corso del dibattito Sandra Pecoretti (Livorno libera) ha evidenziato con un’interpellanza che «FarmaLi, all’atto della costituzione, ha ricevuto, tra i debiti, l’intero fondo Tfr maturato dai dipendenti e non accantonato, di oltre un milione di euro» e ha detto che «nel periodo 2014-2021 il fabbisogno di cassa legato alle erogazioni Tfr relative ai 17-18 dipendenti non potrà certamente essere finanziato con i flussi di cassa». «Dove sono finiti – ha scritto – i soldi che dovevano essere accantonati per la liquidazione dei dipendenti?».
«Non mi risulta alcun tipo di problema rispetto al Tfr – ha replicato Montanelli – salvo un diverso modo di accantonamento legato a una modifica normativa, come è stato spiegato anche in commissione. Non risultano quindi irregolarità al riguardo».
Il botta e risposta tra opposizioni e maggioranza, con l’approvazione del nuovo schema di convenzione di affidamento della gestione delle farmacie, si è poi concentrato sul canone concessorio. Ha chiuso Filippo Nogarin rivendicando, dal canto suo, che «le farmacie hanno cambiato la loro politica per nostra volontà»: «Con le farmacie abbiamo iniziato un percorso 2.0: abbattere i conti passivi, ottimizzare il rapporto con i dipendenti, aumentare l’erogazione dei servizi. Abbiamo dimostrato concretamente un cambio di passo rispetto al passato».
Juna Goti
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