Il Tirreno

Livorno

Antica Farmacia di Santa Maria Novella: un profumo che abbraccia Firenze da otto secoli

di Lucia Aterini
Antica Farmacia di Santa Maria Novella: un profumo che abbraccia Firenze da otto secoli

L’Antica farmacia fu aperta dai frati nel 1221 Il negozio-museo, 1.700 metri quadrati, è ancora nell’antico convento  

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FIRENZE. I profumi si avvertono già sulla strada. E all’ingresso diventano avvolgenti e intensi. Appena, poi, si muovono i primi passi all’interno, le fragranze conquistano facilmente l’olfatto e poi le emozioni. Da qui si parte per un viaggio che unisce antichi preparati, essenze, distillati, sali, profumi e creme a una storia iniziata nel 1221. In quell’anno i frati domenicani, arrivati a Firenze, costruirono il loro convento tra l’attuale via della Scala e piazza Santa Maria Novella. E qui, nel cuore della città, ha ancora sede l’Officina profumo farmaceutica di Santa Maria Novella. Ecco dove siamo: in negozio-museo che si estende su 1.700 metri quadrati che ha sale decorate con arredi seicenteschi, con stucchi lavorati a foglia d’oro, affreschi trecenteschi, ma anche ottocenteschi. E numerosi attrezzi del mestiere in mostra: dai vasi di ceramica, ai distillatori, ai forni, alle presse per decorare i saponi.

L’antica farmacia ha conservato il sapore e l’energia con cui era stata fondata. Dopo un paio di secoli in cui i frati studiarono le proprietà delle erbe officinali coltivate negli orti del convento, nel 1612 fra Angiolo Marchissi aprì al pubblico la farmacia. All’epoca solo una stanza era adibita alla vendita, quella che ora viene chiamata “Antica spezieria” su cui si affaccia, nella parte superiore, una vetrata ovale, a forma di grande occhio, da cui i vari direttori che si avvicendarono nel tempo seguivano l’andamento delle vendite dei loro prodotti “curativi ed effimeri”. Tra questi ultimi, ebbe successo l’essenza creata per Caterina de’ Medici che dopo il matrimonio della nobildonna con il re di Francia, Enrico II, divenne (e lo è ancora) l’Acqua della regina. La fama dei prodotti e delle formule studiate dai frati conquistò vari paesi. Nel 1866, però, dopo le confische dei beni della chiesa, i frati lasciarono la direzione dell’Officina.

L’immenso complesso del convento fiorentino finì allo Stato e così anche la direzione della Farmacia passò ad un laico, Cesare Augusto Stefani , nipote dell’ultimo direttore dell’Officina, fra Damiano Beni. La sua famiglia ha portato avanti l’attività e oggi l’azienda è una società per azioni in cui figurano Diana Stefani ed Eugenio Alphandery che è entrato negli anni Novanta e che ha innovato l’azienda. Se , infatti, fino alla soglia del Duemila, la produzione era ancora nel complesso a ridosso della chiesa di Santa Maria Novella, ora la produzione è stata portata in periferia, in un nuovo stabilimento dove lavorano circa 130 persone. Mentre nel centro di Firenze è rimasto solo il negozio storico (a cui poi negli anni si sono affiancati un centinaio di punti vendita in varie parti del mondo).

Anche qui, comunque, gli investimenti non sono mancati. Nel 2012, in occasione dei 400 anni dalla fondazione, sono stati fatti restauri consistenti per riportare le sale della Farmacia alla loro veste originale. E così è stato valorizzato l’aspetto del negozio-museo con una Sala grande che un tempo era una chiesa testimone tra l’altro, nel 1378, della rivolta dei Ciompi, i lavoratori della lana che vennero ospitati dai frati. E che nel 1848 venne trasformata in sala vendita con una maestosa volta gotica affrescata da Paolino Sarti con 4 donne che rappresentano i 4 continenti a simboleggiare, già all’epoca, la fama della Farmacia nel mondo. La sala tuttora è arredata con otto armadi noce dove, tra l’altro, si trova anche l’Aceto dei sette ladri che avrebbe avuto origine appunto da sette ladri che, all’epoca della peste del 1300, spogliavano i cadaveri degli appestati senza rimanere contagiati grazie a questo rimedio miracoloso. Si passa poi alla Sala verde dove un tempo i frati servivano l’alkermes o la china. Ma anche la cioccolata che nel 1700 era in grande voga.

Di recente è stata restaurata anche la sacrestia di S. Niccolò, usata come aromateria. Ora alle pareti si ammirano gli affreschi della passione di Gesù di Mariotto di Nardo. E qui siamo alla fine del Trecento. Ñel sotterraneo è stata, infine, allestita una mostra di ceramiche seicentesche di Montelupo. E qui si conclude il viaggio sensoriale- artistico. Che, però, per la bellezza provata da cuore, occhi e naso non avrà mai fine.

 

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